La difesa di Libero in prima pagina: «Non vogliamo uccidere Renzi, che invece è il sogno dei Dem»

di Redazione | 09/11/2017

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«Nel linguaggio corrente si usano termini corrente si usano termini metaforici per esaltare un concetto e nessuna persona normale e di cultura media se ne stupisce». Si difende così il quotidiano Libero dopo il polverone sollevato ieri dal titolo in prima pagina «Per stendere Renzi bisogna sparargli». L’apertura del giornale sulla leadership del Parito Democratico e del centrosinistra ha scatenato ieri l’indignazione di decine di esponenti politici. «Quel titolo è agghiacciante. Ed è solo l’ultimo di una serie di incitamenti deliberati all’odio», ha detto la presidente della Camera Laura Boldrini. «Quel titolo non è una metafora. Non è una provocazione. È solo intollerabile spazzatura», è stato il commento del presidente del Senato Pietro Grasso.

 

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LIBERO: «SPARARE A RENZI? LINGUAGGIO METAFORICO. E DICIAMO LA VERITÀ»

Il direttore editoriale Vittorio Feltri parla oggi di «polverone di stipidità incredibile che ci ha travolti quasi avessimo assassinati il povero Matteo». di «rimproveri infondati di gente che ignora le figure retoriche del linguaggio», un «caso di patologica incapacità di uscire dalla malafede, parente stretta del pregiudizio». «Noi non abbiamo nulla da rimproverarci. Il nostro lessico è spontaneo e genuino, quello dei lettori che ci leggono», scrive ancora Feltri nel suo commento. Che poi lancia qualche nuova frecciata: «Da notare che ogni giorno i compagni avversari di Renzi lo feriscono alle spalle per farlo secco, e sono gli stessi che ora ci pugnalano nel modo ignobile riferito. Non soddisfatti della loto vigliaccheria, se la prendono con noi perché diciamo la verità. Peggio di Renzi ci sono soltanto i suoi nemici e i suoi finti amici». Il titolo e il sommario in prima pagina sono più espliciti. «Pure Boldrini e Grasso sparano: stupidaggini», fa sapere Libero. Subito dopo: «Ma anche un decerebrato capirebbe che noi non vogliamo uccidere Matteo, che invece è il sogno dei Dem». Insomma, nessun passo indietro.

(Immagine: prima pagina di Libero)

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