Pietro Grasso
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Pietro Grasso attacca il PD: «Non posso stare in un partito che mina le istituzioni»

Pietro Grasso ha lasciato il Partito Democratico perché la formazione di Matteo Renzi sta minando le istituzioni. Il presidente del Senato, la seconda carica dello Stato, ha rotto in modo clamoroso con il partito con cui si era candidato per la prima volta nel 2012. Magistrato, a lungo a capo della direzione nazionale antimafia, Grasso era stato candidato dall’allora segretario del PD Bersani per un probabile ruolo nel suo governo, come ministro della Giustizia o degli Interni.

PIETRO GRASSO SPIEGA L’ADDIO AL PARTITO DEMOCRATICO

La parziale vittoria del Partito Democratico alle elezioni 2013, incapace di formare un governo senza un’alleanza con il centrodestra, ha però favorito un nuovo ruolo per Pietro Grasso, più prestigioso. L’ex magistrato è diventato infatti, al primo mandato parlamentare, presidente del Senato, la seconda carica più importante della Repubblica. Proprio la tensione tra il suo ruolo di presidente del Senato e le ultime scelte del Partito Democratico hanno provocato la rottura. Grasso non ha condiviso né la mozione contro Banca d’Italia, né, sopratutto, la fiducia messa cinque volte alla camera alta sulla legge elettorale. Il presidente del Senato ha affidato a un colloquio con Repubblica con Liana Millela le sue motivazioni per l’addio al PD. Grasso non avrebbe votato né la legge elettorale e neppure la fiducia se fosse stato un semplice senatore del PD, partito in cui non può più stare per atteggiamenti e azioni che minano la credibilità e l’indipendenza delle istituzioni, Una deriva che impedisce all’ex magistrato di poter rimanere nella formazione politica che l’ha portato in Parlamento, seppure in un altro quadro politico. Pietro Grasso, che in precedenza aveva rifiutato l’offerta di candidarsi alla presidenza della Sicilia, aveva espresso dubbi e scetticismo anche sull’ipotesi di nuova candidatura col PD, propostagli dal capogruppo Zanda nelle settimane passate. Il presidente del Senato si era impegnato nei giorni scorsi per evitare che il governo mettesse la fiducia sulla legge elettorale approvata ieri. Un dissidio che era noto, tanto che il senatore Crimi del M5S gli aveva detto di palesare la sua opposizione. Il presidente della camera alta gli aveva risposto, in modo sorprendente, su come il suo rispetto per le istituzioni prevalesse sempre sugli orientamenti personali.  Secondo diversi osservatori è possibile che Grasso si candidi come nuovo leader di Movimento democratico progressista, la formazione degli scissionisti PD guidata da D’Alema e Bersani,  alle elezioni politiche del 2018, anche se a Repubblica il presidente del Senato rimarca come ogni valutazione sul suo futuro impegno politico sia prematura.

Foto copertina: ANSA/ ANGELO CARCONI