La bruttissima certificazione di «sc****a occasionale» pubblicata su Twitter da Filippo Facci

di Redazione | 26/10/2017

Filippo Facci scopata occasionale

Sarebbe anche ora di smettere di scherzare sul tema degli stupri. Specialmente se a farlo, attraverso battute e scherzi di dubbio gusto, è un giornalista. Filippo Facci, firma di Libero, ha pubblicato questa mattina su Twitter una sorta di modello da compilare per certificare una «scopata occasionale» nel pieno possesso delle facoltà mentali e fisiche della donna. Un modo per ironizzare, con ogni probabilità, sulle donne che denunciano le violenze sessuali subite.

LEGGI ANCHE > Filippo Facci sospeso dall’Ordine dei giornalisti per un articolo che offende l’Islam

FILIPPO FACCI SCOPATA OCCASIONALE: IL MODULO

La fotografia twittata da Facci mostra un certificato in piena regola, in cui vengono indicati gli spazi per le generalità della donna (non c’è possibilità di fraintendere a proposito del genere: il modello prevede un’unica alternativa, quella de «La sottoscritta») e quello – molto meno dettagliato – riservato alla persona di sesso maschile «destinatario» del rapporto.

La dichiarazione continua come segue: «Dichiara di darla (Vagina) al signor ___________ A titolo gratuito come ‘vista e piaciuta’. Di comune accordo, con la presente scrittura, si rinuncia a denunce per stupro, reclami per merce non corrispondente e quant’altro non contemplato di ‘vista e piaciuta’». In calce, c’è anche lo spazio per indicare luogo e data.

FILIPPO FACCI SCOPATA OCCASIONALE, I PRECEDENTI CON L’ORDINE DEI GIORNALISTI

Un’uscita che senz’altro riflette un documento che, in queste ore, sta circolando sui social network, ma che – allo stesso tempo – riflette la natura sessista di un certo tipo d’umorismo. Se a postare questa sorta di scherzo di pessimo gusto, poi, è un giornalista che ha (o dovrebbe avere) una funzione pubblica, ecco che l’effetto risulta essere ulteriormente amplificato.

Filippo Facci, del resto, non è nuovo a uscite piuttosto provocatorie. Nello scorso mese di giugno è stato sospeso dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia a causa di un articolo pubblicato nel 2016 dal titolo «Perché l’Islam mi sta sul gozzo». In quella circostanza, un’ampia rappresentanza del mondo del giornalismo si mobilitò per difendere la libertà d’espressione. Ma questa scivolata social – tra l’altro spontanea e non richiesta – sembra davvero imperdonabile.