Rosatellum al Senato salvato da Roberto Calderoli e Denis Verdini

di Andrea Mollica | 26/10/2017

Rosatellum

Il Rosatellum diventerà quasi sicuramente la nuova legge elettorale di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica (in vigore alle Elezioni Politiche 2018) grazie a Roberto Calderoli e Denis Verdini. Il Governo Gentiloni ha posto per cinque volte la questione di fiducia alla Camera Alta, ed è riuscito a ottenerla, così portando sostanzialmente a casa la riforma del sistema di elezione del Parlamento.

IL ROSATELLUM PASSA GRAZIE A CALDEROLI E VERDINI

La fiducia al Senato è stata però particolarmente difficile: il numero legale necessario per poter votare è sempre stato in bilico. Sui cinque articoli del Rosatellum su cui l’esecutivo ha posto la fiducia, così impedendo una revisione dell’aula al testo uscito dalla commissione, i Sì hanno oscillato sempre di poco sopra il numero minimo per garantire la prosecuzione dei lavori. Otto senatori del PD che hanno dichiarato il loro voto contrario hanno comunque garantito la loro presenza, ma senza il soccorso di Ala di Denis Verdini, che ha votato in tutte e cinque le occasioni, il numero legale non ci sarebbe stato. Forza Italia e Lega Nord, d’accordo col provvedimento, hanno infatti deciso di non partecipare al voto visto che non potevano votare a favore del governo. Nell’ultima votazione di fiducia alcuni senatori di FI e del Carroccio sono però rimasti in aula per garantire il numero legale, visto che era sceso pericolosamente verso la soglia dei 143 presenti. L’aiuto di Calderoli, che ha votato No alla fiducia insieme ad altri senatori leghisti e forzisti, è stato essenziale per superare il tentato ostruzionismo di M5S e Mdp, che ha ormai rotto definitivamente con la maggioranza che sostiene il Governo Gentiloni. Oggi il Senato della Repubblica voterà l’articolato finale del Rosatellum. Prevista un’ampia maggioranza, visto che oltre a PD e centristi arriveranno anche i Sì di Forza Italia e Lega Nord. La prossima legislatura sarà così disclipinata da un sistema misto, composto da un 36% di seggi assegnati in collegi uninominali, e il rimanente in liste bloccate con ripartizione proporzionale. La particolarità del Rosaluttem, oltre alla mancanza di preferenze, è che l’elettore avrà un’unica scheda sia per maggioritario e proporzionale, un unicum nei sistemi misti.