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Soffri di osteoporosi? C’è un test on line che ti dice quanto sei a rischio

Dopo la Giornata mondiale dell’osteoporosi 2017 promossa dall’International Osteoporosis Foundation-Iof, celebratasi il 20 ottobre si torna a parlare della fragilità ossea.

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TESTA IL TUO SCHELETRO

Per smascherare il ladro silenzioso che ruba densità alle ossa frantumandole come fossero di cristallo, in esclusiva sul sito www.stopallefratture.it è disponibile l’autovalutazione amica dello scheletro. Si tratta di uno strumento di ‘autodiagnosi’ rivisto alla luce della nuova Nota 79 dell’Agenzia italiana del farmaco-Aifa, che stabilisce i criteri di appropriatezza dei trattamenti anti-osteoporosi in base al rapporto costi-benefici, tenendo conto di fattori di rischio aggiuntivi come fratture pregresse in ogni sede, terapie farmacologiche anche diverse dal cortisone (anticancro contro tumori di seno e prostata) e malattie concomitanti non solo reumatiche (diabete, patologie infettive, respiratorie, neurologiche, infiammatorie intestinali croniche, disabilità). Rispondendo a poche domande, con il test si può scoprire se nei 10 anni successivi la probabilità di fratture è bassa, media, alta o molto alta.

Risultato alla mano, spiega ad Adnkronos Giuseppina Resmini, responsabile del Centro per lo studio dell’osteoporosi e delle malattie metaboliche dell’osso dell’ospedale di Treviglio-Caravaggio (Bergamo), «il paziente potrà consultare uno specialista per l’osteoporosi severa che può trovare in uno dei tanti centri distribuiti sul territorio nazionale, così da ottenere una diagnosi accurata e una terapia adeguata per ridurre il rischio fratturativo futuro». Un’informazione corretta e completa migliora anche l’aderenza alle cure. «Studi internazionali recenti – osserva Maurizio Rossini, direttore della Scuola di specializzazione in reumatologia dell’università di Verona e dell’Unità operativa complessa di reumatologia dell’azienda ospedaliera universitaria integrata della città veneta – hanno dimostrato che, se il paziente non ha una corretta percezione del proprio rischio di frattura, l’avvio della terapia e la compliance sono compromesse, aumentando il pericolo di incorrere in un evento infausto qual è spesso una frattura».

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«Informazione corretta, tempestiva ed efficace» è la parola d’ordine della campagna Stop alle fratture, che si rivolge in particolare agli ‘over 50’ sotto l’egida di Siommms (Società italiana dell’osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro), Siot (Società italiana di ortopedia e traumatologia), Sir (Società italiana di reumatologia), Ortomed (Società italiana di ortopedia e medicina), Gisoos (Gruppo italiano di studio in ortopedia dell’osteoporosi severa) e Gism (Gruppo italiano di studio delle malattie del metabolismo osseo). Oltre al portale, l’iniziativa viaggia su Facebook (https://www.facebook.com/StopalleFratture/) con una fan base di oltre 25 mila utenti.

«L’osteoporosi nella sua forma severa, chiamata fragilità ossea, è una patologia dalle conseguenze anche molto gravi – sottolinea all’agenzia Claudio Marcocci, presidente Siommms e direttore dell’Unità operativa di endocrinologia II dell’azienda ospedaliero-universitaria pisana – Di positivo c’è che abbiamo diversi strumenti a nostra disposizione per combatterla, attraverso una diagnosi tempestiva e un trattamento adeguato. E’ necessario tuttavia che specialista e paziente abbiano una cultura maggiore rispetto all’importanza di questi aspetti. Lo specialista garantendo che venga messo in atto un corretto Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta), la paziente impegnandosi sia ad aderire alla terapia prescritta sia a seguire uno stile di vita adeguato alla propria condizione».

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OSTEOPOROSI: TUTTI I NUMERI

Nelle donne le fratture da osteoporosi sono più comuni dell’infarto, dell’icuts e del cancro al seno valutati globalmente. Mentre negli uomini, dai 50 anni in su il rischio di frattura da fragilità ossea è superiore a quello del cancro alla prostata. Considerando l’intera popolazione italiana over 50, si calcola che il 50% delle donne e il 30% degli uomini andrà incontro a una frattura da fragilità. Per gestire questa condizione, i costi diretti e indiretti nel nostro Paese ammontano a circa 7 miliardi di euro all’anno. A far lievitare la spesa, contribuisce il fatto che troppo spesso la malattia viene diagnosticata solo dopo una frattura di femore. Anche in questo caso, appena il 15% riceve una terapia farmacologica che fra l’altro dopo un anno ha abbandonato un paziente su 2, pur con una possibilità da 2 a 5 volte maggiore di rifratturarsi.

(foto ADNKRONOS)