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Macello Martelli: eccellenza italiana a ritmi cinesi. E gli operai si ammalano

E’ di poco più di una settimana fa la corsa in ambulanza per un operaio del macello Martelli, che si è ferito all’avambraccio con una lama mentre lavorava nel reparto sezionamento carcasse. Ha perso moltissimo sangue e le indagini sono ancora in corso per capire come sia potuto succedere. Quel che è certo, però, è che al macello Martelli, dove si lavorano i prosciutti destinati al consorzio del San Daniele e di Parma, i ritmi sono troppo veloci. Anzi, praticamente insostenibili. Tanto da aver fatto ammalare molti operai addetti alla macellazione e allo “smontaggio”, che hanno quindi intrapreso le vie legali e chiesto un risarcimento danni all’azienda.

L’INCIDENTE DELL’OPERAIO DEL MACELLO MARTELLI ORA IN PROGNOSI RISERVATA

Ha perso tanto sangue l’operaio che si è ferito nel macello Martelli nella mattina del 29 maggio. “Perdeva sangue come un rubinetto”, ricorda chi era lì presente. Si sarebbe infatti ferito a un’arteria, e tamponato poi con una garza. “Per fermare l’emorragia gli hanno messo anche un laccio emostatico, che si usa invece per fare i prelievi. Non c’era neanche un lettino per farlo sdraiare, l’hanno lasciato per terra fino all’arrivo dell’ambulanza”. Che sarebbe arrivata a oltre trenta minuti dall’incidente. Un ritardo che si sarebbe potuto rivelare fatale, e anche su questo dovranno indagare gli inquirenti, visto che l’ospedale più vicino è a soli sei chilometri dallo stabilimento. L’operaio è ora ricoverato al Poma di Mantova. Ha 38 anni ed è del Ghana. Era al macello da poco più di un mese, ed era uno dei tanti delle agenzie interinali. “A loro possono chiedere di fare più ore e gli vengono assegnate le mansioni più dure. Tanto dopo poco vengono trasferiti”, fanno sapere gli operai fissi. In gergo si chiama “esportazione del rischio”, e cioè il rischio di ammalarsi viene venduto a ditte terze, con personale spesso soggetto al turn-over. Una prassi adottata ormai da molte aziende del settore. Ma sono tanti gli operai che negli anni si sono ammalati e che hanno dovuto subire operazioni chirurgiche per poter ricominciare a lavorare.

GLI OPERAI SI SONO AMMALATI. MA SI CONTINUA A MACELLARE 6 MAIALI AL MINUTO

L’eccellenza del made in Italy prodotta a ritmi cinesi. Sembra essere questa la pratica utilizzata alla Martelli, dove vengono macellati fino a 6 maiali al minuto, 365 maiali all’ora. “Non abbiamo neanche il tempo di bere l’acqua. Se ho sete devo chiedere al collega di fare il mio pezzo”, racconta uno degli operai che si è ammalato. “E’ difficile spiegare a tuo figlio di tre anni che non lo puoi più prendere in braccio”. Perché è proprio questo che è successo. Gli operai che hanno fatto causa alla Martelli si sono ammalati di sindrome del tunnel carpale, rottura della cuffia dei rotatori, tendinopatia cronica calcificata, e la lista purtroppo continua ed è lunga. A fronte delle malattie professionali e della richiesta di risarcimento da parte degli operai, l’Asl di Mantova ha chiesto all’azienda di ridurre i ritmi di lavoro, “almeno fino a un 30-40%” rispetto alla produzione attuale, che si attesta sui 350 maiali all’ora. Facendo due calcoli, significa quindi che al macello Martelli andrebbero macellati circa 210/245 maiali all’ora. E invece, come dimostra la fotografia sotto, la produzione è persino aumentata.

 

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Questa fotografia è stata scattata pochi giorni dopo il ferimento dell’operaio ghanese. E’ il conta maiali che si trova nei pressi del banco sezionatura e mostra il numero di maiali macellati in un’intera giornata: 2796. Considerato che il turno è di 8 ore e che la pausa è di 25 minuti, il calcolo è presto fatto: oggi alla Martelli si macellano 365 maiali all’ora, 6 al minuto. Quindi persino oltre le rilevazioni dell’Asl di Mantova. Com’è possibile che tutto ciò sia permesso? Il medico dell’azienda Vincenzo Madeo, che è anche il sindaco del comune di Dosolo dove si trova lo stabilimento Martelli, è imputato nel processo insieme al proprietario del macello per “negligenza, imprudenza e imperizia e violazione delle norme a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori”. Alla Gazzetta di Mantova, però, semina i suoi dubbi su “quel boom di malattie”, e addirittura parla della “regia di qualcuno”. Un complotto, quindi. Quando fu sentito dalla giornalista Giulia Innocenzi, che praticamente piantò le tende fuori dal macello Martelli per ben tre giorni in attesa di risposte, sia lui che i proprietari dello stabilimento si trincerarono dietro il silenzio.

“PERCHE’ NON DIMINUITE LA PRODUZIONE?” LA INNOCENZI AL MACELLO MARTELLI:

Secondo Umberto Franciosi “gli operai dei macelli sono i nuovi schiavi”, Lui è il segretario della Flai-Cgil dell’Emilia-Romagna, che da anni si batte contro l’iper sfruttamento degli operai nelle cooperative. Gli operai vanno avanti con la loro battaglia: “Siamo esseri umani anche noi, e vogliamo essere trattati come tali”. Speriamo che il loro appello non rimanga inascoltato.

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