Ispra, ricercatori in bilico. Occupata la sede

di Gianmichele Laino | 22/05/2017

Ispra

Ci risiamo. I ricercatori dell’Ispra, l’Istituto superiore di protezione e ricerca ambientale, stanno vivendo un nuovo periodo difficile. In vista ci sono una serie di scadenze che impediranno ad almeno 60 persone di continuare a svolgere il delicato ruolo che l’ente ha in materia di tutela dell’ambiente. Loro non ci stanno e oggi hanno deciso di occupare la sede di via Vitaliano Brancati.

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I PRECARI DELL’ISPRA, IL PRECEDENTE DEL 2010

Una nuova azione clamorosa, insomma, dopo quella del 2010. A soli due anni dalla fondazione dell’ente vigilato dal ministero dell’Ambiente, nato dalla fusione di tre organismi (l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici, l’Istituto per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare e l’Istituto nazionale per la fauna selvatica), i ricercatori in scadenza di contratto furono costretti a trascorrere oltre due mesi sul tetto della struttura (festività natalizie comprese) per ottenere lo sblocco della vertenza e il prolungamento dei contratti.

Oggi alcuni di loro sono ancora qui, in una condizione di cronica precarietà. Eppure, basterebbe poco alla dirigenza per stabilizzare i suoi dipendenti. L’Ispra ha solo un 10% di precari che, con un investimento mirato, potrebbero essere assunti in via definitiva. Tanto più che il testo unico del ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia va proprio verso la stabilizzazione dei precari (ma senza prevedere nuovi finanziamenti all’ente).

Sarebbe un toccasana per la ricerca e la tutela dell’ambiente: i ricercatori dell’Ispra, infatti, sono gli unici in grado di svolgere questo compito sul territorio, sono stati coinvolti per monitorare situazioni particolarmente complesse come l’affondamento della Costa Concordia all’Isola del Giglio e le sue conseguenze dal punto di vista ambientale, svolgono una funzione di coordinamento e di formazione per le ARPA, le agenzie regionali per la protezione ambientale.

«Abbiamo comunicato la nostra azione al direttore dell’Ispra Stefano Laporta – ha detto Claudio Argentini, segretario nazionale USB ricerca – e vediamo come procederanno le trattative. Noi abbiamo chiesto una proroga per i contratti in scadenza e una riorganizzazione dell’ente». Questo per scongiurare un vero e proprio licenziamento di massa che comporterebbe un vero e proprio ostacolo alla ricerca e alla prevenzione ambientale.

Come nel caso di Pier Paolo Giordano, ad esempio. Si tratta di un tecnico impegnato nella bonifica dei fondali marini e in un progetto sul poligono di capo Teulada, uno dei più grandi d’Europa. Qui, andrebbero rimossi gli ordigni bellici che hanno un forte impatto sul territorio: «Il mio contratto scade il 30 giugno – ha detto – se non verrà rinnovato, rischio di non poter partecipare al progetto».

Ma anche chi ha un contratto a tempo indeterminato combatte accanto ai propri colleghi, memore del successo del 2010. La ricercatrice Monica Targusi sottolinea la necessità di un cambiamento dell’ente: «Dalla protesta sui tetti in poi è cambiato ben poco. I progetti vengono proposti dai ricercatori, di loro iniziativa, nonostante le difficoltà. Questo perché non ci arrendiamo e vogliamo che questo ente possa essere davvero funzionale: una sua riorganizzazione è necessaria».

Qualche spiraglio si è già aperto in giornata. Intanto, i lavoratori dell’Ispra continueranno con le loro azioni a oltranza. Stanotte, dormiranno in una sala al pianterreno del palazzo che ospita gli uffici dell’ente. In attesa di un segnale dalla dirigenza.