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Il riconoscimento della maternità surrogata di due gay fa sperare Nichi Vendola

La Corte di appello di Trento ha riconosciuto la paternità di due gay che hanno avuto un figlio tramite la cosiddetta maternità surrogata. L’ordinanza ha disposto

il riconoscimento di efficacia giuridica al provvedimento straniero che stabiliva la sussistenza di un legame genitoriale tra due minori nati grazie alla gestazione per altri – nel quadro di un progetto di genitorialità in coppia omosessuale – ed il loro padre non genetico.

La decisione della corte di appello di Trento ha fatto esultare l’ex presidente della Puglia Nichi Vendola, che in un’intervista al Corriere della Sera evidenzia il limbo giuridico in cui è costretto a vivere dallo Stato italiano. Tobia, il figlio avuto col compagno Ed grazie alla gravidanza di una donna americana, non può esser adottato da Vendola, che però valuta un’azione legale dopo la storica ordinanza, la prima che ha riconosciuto la paternità a due genitori gay. Al Corriere della Sera Nichi Vendola rimarca come

Questa ordinanza è una finestra sulla vita. Un anno fa era difficile immaginare di imbarcarsi con la richiesta a un tribunale per il riconoscimento della paternità. Valuterò con i legali, ma so di essere catalizzatore di attenzione morbosa e quindi seguirò il percorso più sicuro, quello dell’unione civili e delle pratiche per l’adozione. È un anno che vivo con lui. Non è passato un giorno senza che gli dessi il biberon, che gli cambiassi il pannolino. Ci gioco come un matto, lo nutro, lo curo, lo amo alla follia. Eppure, vivo ancora in un limbo giuridico. Mentre vedo lo sguardo di mio figlio che mi cerca in ogni momento, l’idea che io per lo Stato non sia nulla per lui, che non abbia alcuna parentela, è un’idea drammatica. Che può avere conseguenze catastrofiche: io sono privo di diritti nei suoi confronti e lui nei miei…I giudici rimediano alla spaventosa ipocrisia in cui è vissuta un’Italia ostaggio del moralismo elettorale e dell’immoralismo esistenziale

ANSA/FAMIGLIA CRISTIANA

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