Migranti, espulsioni più rapide e nuovi centri di accoglienza: ecco cosa cambia

11/02/2017 di Redazione

Il decreto legge che ha ottenuto ieri il via libera in Consiglio dei Ministri contiene misure anche per affrontare l’emergenza migranti, per accelerare le richieste d’asilo, per creare nuovi centri permanenti per il rimpatrio. Ecco cosa prevede il testo, indicati dal comunicato stampa di Palazzo Chigi:

    • 1. Riduzione dei tempi per ottenere lo status di rifugiato. Attualmente per il riconoscimento del diritto d’asilo servono due anni. È previsto un taglio di 4/6 mesi con l’assunzione straordinaria di 250 specialisti per rafforzare le commissioni territoriali.
    • 2. Accelerazione del rimpatrio dei migranti non in regola. L’istituzione di 14 tribunali, allo scopo di snellire il procedimento di richiesta di asilo, di sezioni specializzate in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Ue servirà anche a rendere più veloci le pratiche di rimpatrio.
    • 3. Raddoppio dei fondi per i rimpatri volontari. Precisamente si parla di uno stanziamento a favore del Ministero dell’Interno di 19,1 milioni di euro nel 2017 per «garantire l’esecuzione delle procedure di espulsione, respingimento o allontanamento degli stranieri irregolari del territorio italiano».
    • 4. Sostituzione dei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) con i Cpr (Centri permanenti per il rimpatrio) che dovranno essere non più di uno per regione e non potranno accogliere più di 1.600 persone. I nuovi centri saranno presenti in tutte le regioni, escluse Molise e Valle d’Aosta. Il garante dei diritti dei detenuti avrà potere di inchiesta per evitare violazione dei diritti.

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  • 5. Introduzione di lavori socialmente utili non retribuiti per favorire l’integrazione. I prefetti d’intesa con i Comuni favoriranno l’impiego dei richiedenti asilo, su base volontaria e gratuita, per svolgere attività con finalità sociali.

Il secondo punto è così spiegato da Valentina Errante su Messaggero e Mattino di Napoli:

In caso di respingimento, il provvedimento potrà essere impugnato dagli interessati davanti alle nuove sezioni specializzate, che saranno istituite in quattordici tribunali ordinari (Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Catanzaro, Firenze, Lecce, Milano, Palermo, Roma, Napoli, Torino e Venezia) dove magistrati, preparati con corsi specifici presso la scuola superiore di magistratura, in collaborazione con l’alto commissariato per i rifugiati, saranno chiamati a decidere. Non sarà un vero e proprio appello, l’udienza camerale prevede l’esame degli atti e della vide registrazione della richiesta. Dopo la seconda bocciatura gli aspiranti rifugiati potranno rivolgersi alla Cassazione.

Foto di copertina: ANSA / Federica Mameli/ US SOS MEDITERRANEE

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