Come capire (senza allarmismi) cosa è A63, il nuovo ceppo di HIV, diffuso in Russia

di Stefania Carboni | 29/12/2016

Hiv A63

In Russia è stato scoperto un nuovo ceppo del virus Hiv. La notizia, che sta rimbalzando tra i vari media italiani, parla di ceppo mutante. Ceppo mutante? In realtà, senza cadere in allarmismi, proviamo a scoprire questa variante, tutta caucasica, individuata dall’Istituto Ivanonski.

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IL NUOVO VIRUS HIV DIFFUSO IN RUSSIA

A riportare la news è l’agenzia TASS che riporta le parole di Eduard Karimov, capo del dipartimento di Immunochimica del celebre Istituto di virologia Ivanonski. Karimov ha parlato a margine di un intervento al Russian Academy of Sciences questo martedì.

“Una situazione unica si è sviluppata in Russia. La nostra varietà di virus da immunodeficienza è diversa da quella diffusa in Europa occidentale, Stati Uniti, Africa e Cina. Ma la situazione sta cambiando radicalmente e rapidamente. Lavoratori migranti, molti dei quali provenienti dall’Asia centrale, hanno portato un nuovo tipo di virus, chiamato AG, in Russia. Dopo aver infettato un numero enorme di persone in varie parti della Russia, tra cui Mosca, il virus si è mescolato con il noto ceppo A1, creando così un A63, molto più pericoloso dei ceppi originali “

Ora per pericolosità è intesa non con la modalità di contagio ma l’aggressività del virus e la sua resistenza ai farmaci. Secondo quanto riporta Tass Karimov, nel suo lungo intervento, ha parlato dell’importanza della ricerca scientifica in Russia e ha suggerito una commissione interdipartimentale per gli studi di HIV. Diciamo anche che in Russia è panico Aids. A Mosca ci sono campagne che invitano a fare esami di controllo sulle metropolitane e sui mezzi pubblici. La Russia è anche uno dei maggiori paesi al mondo dove il virus si diffonde di più.

LA RUSSIA E L’HIV

L’Accademia Russa delle Scienze, nella quale è intervenuto Karimov questa settimana, si sta attivando sul piano della prevenzione e del monitoraggio.
Il suo presidente Vladimir Fortov ha esortato il capo del Centro scientifico federale per la Lotta e prevenzione delle infezioni da HIV ad accogliere le proposte della comunità scientifica russa per tradurle in azioni sul territorio.
Nel suo intervento alla Accademia Russa delle Scienze Pokrovskij ha affermato che il 6 per cento dei ceppi di HIV presenti in Russia sono farmaco-resistenti. Ma gli scienziati ritengono che un metodo chiamato immunizzazione intracellulare, che aiuta a inibire il virus, sta facendo grandi passi.

(in copertina foto repertorio ANSA/EPA/LYNN BO BO)

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