Attentato Berlino, il racconto di Giuseppe: «Ho visto il tir venirmi addosso, sono vivo per un metro»

di Redazione | 22/12/2016

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A salvare la mia vita è stato «quel secondo in più per raggiungere i tavolini». Il tir «era già affianco a me», mentre «le persone volavano come birilli o rimanevano sotto le ruote del camion». Una ragazza è stata travolta «a meno di un metro da me». È il terribile ricordo di Giuseppe La Grassa, uno dei sopravvissuti all’attentato ai mercatini di Natale di Berlino di lunedì scorso in cui hanno perso la vita 12 persone.

 

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ATTENTATO BERLINO, IL RACCONTO DI UN SOPRAVVISSUTO

Intervistato da Francesco Patanè per Repubblica il turista italiano ha raccontato di essere andato nella capitale tedesca con la moglie Elisabetta per festeggiare il primo anniversario di matrimonio. Ora ha 25 punti di sutura in testa e uno zigomo fratturato. Ma è ovviamente felice di non aver subito danni fisici più gravi, di essere scampato alla morte:

«Avevo appena preso un panino di quelli tipici tedeschi in una casetta del mercatino e stavo andando a sedermi sui tavolini per mangiarlo. Mia moglie era dietro di me e stava sistemando nella borsa i soldi ricevuti come resto. Mi sono girato verso di lei e nello stesso istante ho sentito il rumore fortissimo di un motore che accelera. Con la coda dell’occhio ho visto quell’enorme camion piombarmi addosso e non sono riuscito a spostarmi. Poi ho sentito un colpo fortissimo alla spalla sinistra, un altro alla testa e mi sono ritrovato a terra. Sentivo il sangue scendermi sul viso, avevo il giubbotto e i pantaloni pieni di sangue, sentivo dolore dappertutto».

 

Lei a terra sanguinante a fianco al tir e sua moglie Elisabetta dov’era?

 

«A un metro di distanza. Si era attardata per sistemare i soldi nella borsa e questo l’ha salvata. Fortunatamente è illesa, non ha nemmeno un graffio. Quando mi ha visto cadere a terra ha cominciato a cercarmi, sono stati secondi interminabili, non mi trovava. Io ero a terra con tante altre persone. Quando finalmente mi ha visto è corsa verso di me, disperata. Urlava, era terrorizzata, ma è riuscita a prendermi per un braccio e mi ha aiutato ad alzarmi. Riuscivo a stare in piedi e in quel momento era già una vittoria. Ero vivo in mezzo a tanti morti e questo mi bastava. Mi sono guardato attorno e quelle immagini me le porterò per tutta la vita».

(Foto da archivio Ansa. Credit: Michael Kappeler / dpa)