Pasticcini e lacrime di gioia, la grande festa del CNEL

di Redazione | 06/12/2016

CNEL

Grande gioia al CNEL. Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, che sarebbe stato cancellato se fosse passata la revisione costituzionale sottoposta a referendum il 4 dicembre, ha celebrato la sua sopravvivenza, in un lunedì 5 dicembre indimenticabile per tutti i suoi dirigenti e dipendenti.

CNEL CELEBRA LA VITTORIA

Sui social media si è ironizzato molto sul successo referendario del CNEL. L’organismo consultivo di Governo e Parlamento ha rango costituzionale, visto che è inserito nell’articolo 99 della Carta. La revisione del Ddl Boschi propone la cancellazione di questa istituzione, e la vittoria del No ne garantisce la sopravvivenza. Un divertente pezzo di Tommaso Ciriaco su La Repubblica di oggi racconta la gioia vissuta da tutti coloro che lavorano nel CNEL.

Il corridoio d’ingresso del Cnel come una pista da ballo. «Siamo qui a festeggiare – si sgola al cellulare un dipendente – Abbiamo portato pure i pasticcini ». Gli va incontro un collega, pattinando sul marmo di villa Lubin con una leggerezza imprevedibile: «Vieni qui – esulta, come neanche allo stadio – fatti abbracciare!». Hanno vinto loro, indiscutibilmente.

UN NUOVO CNEL

Il vicepresidente del CNEL ironizza sulla batosta di Renzi.

Sì, certo, per tutti c’è una Waterloo – sorride il vicepresidente Gian Paolo Gualaccini – È Renzi che ha condotto alla sconfitta il suo esercito. E poi, perché questo accanimento contro un organo costituzionale? Di quale colpa ci siamo macchiati?

Dopo la gioia, e le lacrime, confessate dal dipendente dalla maggior anzianità di servizio, ora si apre la strada per nuovo CNEL

«Io stanotte ho pianto di commozione – confida Giorgio – Sono il dipendente con maggiore anzianità, ventinove anni spesi qua dentro. Oggi è davvero un bel giorno». Adesso l’obiettivo diventa rilanciare il Consiglio, riconquistando anche i fondi tagliati per riuscire a ripartire. «E nessuno dica che se i quesiti fossero stati spacchettati ci avrebbero abolito – ragiona il presidente – Anzi, io penso che ha vinto il No perché ha prevalso nel merito».