tutto molto interessante
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Fabio Rovazzi, Tutto molto interessante? Mica tanto

FABIO ROVAZZI TUTTO MOLTO INTERESSANTE –

“Aspetta che ti mostro il ca… che me ne frega”. Ecco, lo dico subito, questa frase dell’ultima canzone del De André dei nostri tempi rappresenta molto bene l’importanza di Fabio Rovazzi nella mia vita. L’uomo che si fa “i selfie storti con Gué Pequeno” è entrato nella mia vita quando con Andiamo a comandare i miei colleghi erano già su varie spiaggie dell’Adriatico a ballarlo fortissimo. Però non faccio testo. Gangnam Style l’ho sentita per la prima volta cinque settimane fa e del Pulcino Pio ho ascoltato solo la versione spagnola, in Messico, durante un finto sequestro.

Però siccome sono a ridosso dei 40 anni e ho già la crisi di mezza età e dell’altezza mezza bellezza, volevo sentirmi giovane e mi sono attaccato a Spotify – ovvio, prima ho dovuto imparare ad usarlo, ci ho messo solo 16 ore e mezza – per sentirla per primo. Ne scrivo solo ora perché la Sindrome di Stendhal mi ha annichilito per quasi un giorno, tanto è bella la nuova hit del nostro geniale cialtrone.

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Parliamo intanto della prima accusa che gli è stata rivolta dal Sistema corrotto che non sopporta questo irriverente giullare: è uguale ad Andiamo a comandare. Vergogna, siete dei servi del Potere, gli stessi che non vogliono i 5stelle al governo, la Roma scudettata e il ritorno di Alessandro Greco sul servizio pubblico. Ho controllato, la parola tangenziale non c’è da nessuna parte, per non parlare del trattore. Anche perché il nostro si sarà comprato un Suv, con tutte le royalties incassate negli ultimi mesi. Andiamo a comandare sì, c’è, ma un vero storyteller sa come gestire la continuity meglio di George Lucas e Stephen King messi insieme.

FABIO ROVAZZI TUTTO MOLTO INTERESSANTE TESTO –

Certo, il ritmo appare lo stesso, ma è la vostra superficialità che non vi fa notare la deriva sperimentale del sound rovazziano, quei controtempi soavi che solo un vero artista può immaginare e realizzare. Anche l’essenzialità di non cercare più rime o strofe – sono cose dello scorso millennio, diamine, che ce frega della metrica? – ma di reiterare un mantra imprevedibile come “Tutto molto interessante” ha una potenza filosofica e maieutica (sognavo da sempre di poterlo scrivere) dirompente.
E vogliamo parlare del testo? Dal disimpegno provocatorio di “Andiamo a comandare”, chiaramente una critica ontologica ed esistenziale all’ossessione dell’Io nella civiltà moderna, passiamo alla destrutturazione delle ideologie e degli ideali di “Tutto molto interessante”. Con un’aspra critica al mondo dei social, che peraltro l’hanno aiutato poco al nostro eroe, che per comodità d’ora in poi chiameremo Maestro.

Il tuo profilo Instagram è molto interessante
Selfie in casa, selfie al mare, selfie al ristorante.
Mi parli dei problemi e della tua vita stressante
Vai in palestra, l’estetista, giornata pesante.
Mi mostri nuovi filtri dove cambiano le facce
Lingua fuori, in testa fiori e bocca gigante.
E della tua foto dove sbocci in discoteca
Attenta che ti mostro il ca*, che me ne frega

E’ chiaro, che nell’attaccare Instagram c’è la volontà di mettersi contro l’unica vera superpotenza odierna, Zuckerberg e il suo Stato virtuale, attraverso l’etica e l’estetica dei Selfie, della caducità della bellezza e di una gioventù bruciata dell’indolenza, che il Nostro finge di blandire facendola ballare ma che orwellianamente vuole demolire nelle sue certezze. Sulla discoteca e la censura della parola cazzo devo ancora pensarci, mi sono addormentato a metà della canzone. Ma forse per la seconda posso arguire che fosse solo una scusa per tirare fuori dalla naftalina l’uomo che ha cambiato le nostre vite e il nostro immaginario: Enrico Papi. Per farvi capire come Umberto Eco abbia fatto meno di lui per noi e per la nostra crescita emotiva e intellettuale, vi agevolo un momento clou della sua produzione artistica e creativa (anche grazie ai fidi alleati Fragolone, Cipollina e Carotino):

Ma non ci fermiamo qui. Al di là dell’unica cosa veramente bella – non scherziamo -, ovvero l’utilizzare nel scritturare per il teaser sua maestà Fabio De Luigi, il Peter Sellers italiano, per rappresentare il Potere delle major musicali, non possiamo non continuare a analizzare in una esegesi degna di questo capolavoro, le altre sue parole. Che sembrano messe a caso, ma solo a voi plebe malfidata.

Faccio cose, vedo gente, sembra molto divertente
Tutto bene siamo amici
Fino a quando tu mi dici
“Andiamo a comandare”
A fai il balletto con le spalle
Molto bello, divertente
Si ma.. ha rotto le p*lle.

Qui va sottolineata la citazione di Nanni Moretti, e agli “amici” (degli amici”). Rovazzi vuole farci sapere che è contro ogni Caimano e odia il mondo dei raccomandati e dell’assenza della meritocrazia. Citando poi la sua hit ci mostra il suo disprezzo per noi, che lo rendiamo milionario senza meriti, appunto, magari ballandolo ipocritamente e snobisticamente solo con le spalle.

Voi penserete che volesse solo una comoda rima con palle, vero? E invece no, questo genio utilizza quella parte del corpo per dirci che siamo nani sulle (s)palle di altri nani e ballerine. Praticamente cantautorato al quadrato: Guccini, Pippo Franco, De André, Piotta e Righeira in un sol uomo.

L’oroscopo di oggi dice “sfiga devastante”
Vecchio rotto gatto nero leggimi le carte
L’offerta che proponi è così piena di vantaggi
Due minuti, mezzo giga, tremila messaggi
E con l’aereo scrivo in cielo perché tu lo veda
Attenta che ti mostro il ca* che me ne frega

Questo oggettivamente non significa un ca*. Geniale, neanche Debord sarebbe così criptico.

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Non prendere le cose che ho detto come un’offesa
Smettila di fare la vittima ed incompresa
Per farti felice ho preparato una sorpresa
Con la bomboletta ho scritto sulla luna piena
Aspetta che ti mostro il ca* che me ne frega

E qui c’è il Che Guevara della canzone. Il combattente che non perde la tenerezza, l’uomo che vuole buttarsi anche nelle guerre già perse. Un attacco al vittimismo dell’italiano frustrato, un inno ai writers, unico vero movimento di ribellione davvero indipendente. O forse solo l’esigenza di chiudere la canzone, che sennò durava troppo poco.

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In una parola, mandiamolo a comandare. Rovazzi premier e al referendum voto quello che mi dice lui. Basta che me lo scriva con una bomboletta sul ca*.