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Italexit: il ritorno della paura per l’addio dell’Italia all’euro

Secondo gli investitori l’Italia è il Paese che ha le maggiori probabilità di dire addio all’euro. La perdurante stagnazione, le difficoltà delle banche e la possibile crisi successiva a un’eventuale vittoria del No il 4 dicembre hanno rinfocolato i timori sui destini italiani.

L’ITALEXIT DOPO IL REFERENDUM COSTITUZIONALE

Dopo Grexit e Brexit, sarà il turno dell’Italexit? A questo tema dedica un approfondimento il giornale tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, che parla dei rischi politici ed economici legati al referendum costituzionale del 4 dicembre.

Il socialdemocratico Renzi ha legato il suo destino politico all’esito del referendum. Questo potrebbe avere forti conseguenze economiche, e non solo sull’Italia. Se al potere arrivasse il Movimento 5 Stelle cadrebbe uno dei pochi Governi europeisti e sarebbe probabilmente sostituito con uno euroscettico. Anche un stallo politico, una situazione non rara in Italia, potrebbe essere una minaccia.

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ITALEXIT, L’ADDIO DELL’ITALIA ALL’EURO

L’articolo di FAZ cita come esempio delle tensioni crescenti avvertite in merito all’Italia un sondaggio di Sentix fatto su un campione di investitori istituzionali. Secondo l’indice di rottura dell’euro elaborato da questa società di consulenza l’Italia ha il 10% di lasciare la moneta unica, un valore più alto della Grecia, ora scesa all’8,5%. 10% rimane un valore basso – nel momento più aspro della crisi Sentix rilevava l’addio ellenico all’euro al 70% – però questo dato conferma come dopo anni di relativa tranquillità l’immagine del nostro Paese si sia appannata per gli investitori istituzionali. I problemi non sono solo politici: l’economia rimane stagnante, la crisi delle banche è lontana dall’essere risolta, come dimostrano i problemi della ricapitalizzazione di Mps, e un’eventuale riduzione degli acquisti della Bce potrebbe mettere in difficoltà il servizio del debito.