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Mafia Capitale, Panecaldo (Pd) in aula scortato dai carabinieri

Ancora una figuraccia per il Pd Roma. Dopo la deposizione piena di “non ricordo” di Micaela Campana qualche giorno fa, continuano le scene imbarazzanti dei Dem al Processo Mafia Capitale. L’ex consigliere del Pd in Campidoglio, nonché coordinatore della maggioranza di Ignazio Marino, Fabrizio Panecaldo si contraddice sulle raccomandazioni. Incalzato dai pm sulle persone indicate alla cooperativa ’29 giugno’ di Salvatore Buzz scortato in aula dai carabinieri, si è difeso affermando che le segnalazioni venivano fatte senza chiedere nulla in cambio.

Ma torniamo all’accompagnamento da parte dei Carabinieri; leggiamo dal Messaggero di oggi in edicola

Dopo una assenza giustificata («sindrome parainfluenzale con disturbi gastrointestinali») e una ingiustificata (non si è presentato) l’ex consigliere Pd, tirato in ballo da Salvatore Buzzi con la metafora della «mucca da mungere», ieri, è stato scortato in aula dai carabinieri su disposizione della presidente della Corte, Rosanna Ianniello. Panecaldo era testimone della difesa, chiamato in aula bunker dagli avvocati dell’imputato Giordano Tredicine, ex consigliere comunale Pdl.

 

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MAFIA CAPITALE, FABRIZIO PANECALDO SI CONTRADDICE SULLE RACCOMANDAZIONI

Panecaldo (che non risulta indagato) ha esordito sostenendo di non aver chiesto nulla al ras delle cooperative Buzzi. Ma la sua verità è stata smentita a colpi di intercettazioni e sms. Le raccomandazioni sono state al centro dell’udienza. Scrive Adelaide Pierucci sul Messaggero:

Panecaldo (che non è indagato) ne ammette una: «Segnalai a Buzzi un cinquantasettenne con tre figli che aveva perso il lavoro, poi basta». Invece no. La difesa del patron della «29 Giugno», tira fuori una raffica di messaggini con nome cognome, numeri di telefono e attitudini dei candidati segnalati. Per uno si specifica pure: «Ha la patente C e BK. Grazie, Panecaldo». L’ex capogruppo comunale del Pd, all’evidenza dei fatti, allora ha corretto il tiro: «Di disperazione ce ne è tanta. Per me Buzzi rappresentava il centro che aiutava i disperati. È possibile che abbia cercato di aiutare più di qualcuno». «Rivendico le mie segnalazioni, non me ne vergogno, non ritengo che siano motivo di biasimo o di reato. Segnalavo soprattutto gente che a cinquanta o più anni si ritrovava senza futuro. E non ho mai chiesto nulla in cambio».
La presidente Ianniello allora l’ha spronato: «Prima aveva detto un solo segnalato, ora siamo già a tre. Come mai?» La risposta laconico di Panecaldo: «Sempre senza risultato».

(Foto di copertina: ANSA / GIUSEPPE LAMI)