GastroBrexit – Vegetable Arrabbiata

di Alessandro De Simone | 27/10/2016

Vivo a Londra da due anni. E ho visto brutte cose sugli scaffali dei supermercati. E delle più famose catene di ristorazione. Tutte esperienze che mi sarei voluto portare nella tomba, ma a un certo punto ho capito che non potevo. Dovevo mettervi in guardia. Avvertirvi di quello che stava succedendo. Allora ho deciso di sacrificarmi per voi, assaggiando tutta la pornografia alimentari che questi essere senza ritegno si ostinano a definire “cibo italiano”. Solo per questo dovrebbero essere condannati senza processo per crimini contro l’umanità.

Apriamola, quindi, questa galleria degli orrori, e partiamo da qualcosa su cui I miei occhi sono caduti alcuni giorni fa. E dopo averla vista, anche la mascella ha fatto seguito, per l’incredulità, o meglio, lo sgomento. L’orrore.

Cosa
Vegetable Arrabbiata. Staccato: Pasta. Ecco, bravi: meglio specificare.

Dove
Nel banco frigo (pasta-banco frigo: non vi sembra ci sia qualcosa di strano?) di un punto vendita di una famosa catena di caffetterie londinesi.

Descrizione
Partiamo dal packaging. La finestra trasparente della confezione è una mossa di marketing giusta quanto la messa in produzione della FIAT Duna. Una preview sull’Inferno praticamente. Intravedere quei fusilloni, formato sconosciuto alla civiltà di grano duro, che annaspano in un sugo all’arrabbiata (see, magari…) in cui sono stati gettati a caso dei vegetali privi di sapore e vagamente rassomiglianti a peperoni e zucchine, è più o meno come svegliarsi di botto e trovare Donatella Versace al tuo fianco.

Faccio notare due elementi fondamentali dell’insieme. Il primo: questo secchiello di scarti viene considerato una pietanza Vegan. Evito facile ironia. Il secondo: il prezzo. 4,95£. Circa 5 euro e 50. In alcuni civili osterie dei Castelli Romani per lo stesso prezzo ti arrivano al tavolo due etti e mezzo di bucatini all’amatriciana cotti alla perfezione e con un sugo fatto andare a fuoco lento dalla mattina presto.

Bene, e adesso arriva l’ultima tappa del martirio.

L’assaggio.
Prima di tutto, la procedura. Pensate forse che questo Vaso di Pandora possa essere svuotato in una padella e magari ripassato un attimo per renderlo almeno commestibile?

Eh, troppo facile così, furbetti!

C’è solo un modo per gustare al meglio questa meraviglia. Si chiama… microonde.

Esatto: basta metterlo qualche secondo nel forno che tutto fa diventare molliccia poltiglia e il gioco è fatto. Si gira il tutto per bene e si fa affondare la forchetta nelle sabbie mobili dell’ignoranza alimentare, tirandone fuori un fusillo trafilato al plexigas, pallido come un islandese albino, ricoperto di un sugo che ha la stessa consistenza dell’acqua distillata e con tracce di OGM spacciati per verdure. Il percorso dal secchiello al palato sembra non avere mai fine.

In compenso, quello dalla tavola alla pattumiera è velocissimo.

Voto: 0,1 della scala Cacio & Pepe