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Il padre di Carolina Picchio: mia figlia uccisa da 2600 like dopo esser stata violentata

Il padre di Carolina Picchio, Paolo, ha scritto una toccante lettera al Corriere della Sera in cui ha ricordato la tragica scomparsa di sua figlia. Il suicidio della sua bambina, solo 14enne, ha spinto Paolo Picchio a impegnarsi contro il cyberbullismo. Il padre però chiede che la nuova legge tuteli solo i minorenni, per non farla naufragare in Parlamento.

IL RICORDO DI CAROLINA PICCHIO

Paolo Picchio da più di tre anni vive senza sua figlia Carolina. L’adolescente di Novara si è tolta la vita dopo che aveva scoperto che su Facebook era stato pubblicato il video che ritraeva la molestia sessuale subita a una festa. I ragazzi che l’avevano violentata avevano condiviso il filmato, con le tristemente abituali denigrazioni di accompagnamento. Carolina Picchio, dopo aver visto i 2600 like collezionati dal video e letto i commenti volgari e feroci contro di lei, ha preferito buttarsi da un balcone piuttosto che affrontare ancora gli sguardi delle persone. Il padre ha scritto, sulla scia del caso di Tiziana Cantone, una lettera al Corriere in cui ricorda con commozione e trasporto la figlia, e chiede un impegno in favore del Ddl sul cyberbullismo.

Me la ricordo bene la notte in cui tornò da quella festa, andai a prenderla io stesso e la mattina dopo mi disse: papà non ricordo niente di quello che ho fatto ieri sera. Non sapeva nulla, povera stella. L’ha saputo giorni dopo, quando ha trovato il coraggio di buttarsi dal balcone dopo aver letto i 2.600 like, insulti e volgarità vomitati dal mondo anonimo della rete. Se hai perduto tua figlia in modo così tragico hai bisogno di un motivo per alzarti ogni mattina. Io ho passato tre mesi senza avere nemmeno la voglia di aprire gli occhi. Poi mi sono detto che Carolina non poteva essere una riga in cronaca che si legge e si dimentica. Così oggi vivo per le Caroline che non conosco e che purtroppo, lo so, sono da qualche parte nella rete anche adesso mentre scrivo.

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L’IMPEGNO PER CATERINA PICCHIO

Paolo Picchio rimarca di vivere per creare anticorpi che impediscano ciò che è successo a sua figlia, attraverso strumenti come il disegno di legge sul cyberbullismo di cui chiede di conservare lo spirito originario.

Il nostro disegno di legge riguarda soltanto i minori e abbiamo avuto la disponibilità di Twitter, Facebook, Google, dei garanti e di tanti altri per agevolare la rimozione dei contenuti che danneggiano, appunto, i minorenni. Ma qualcuno vuole modificare il nostro testo originario ed estendere la legge ai maggiorenni, e temo che la disponibilità dei social e degli altri in questo caso andrà a ramengo. Abbiamo previsto anche un protocollo per trattare casi di cyberbullismo e un centro di prevenzione, ideato dal professor Luca Bernardo, che coinvolga le scuole: è già tutto pronto ma non decolla nulla perché mancano fondi.

L’impegno di Paolo Picchio si compie in nome di sua figlia. Il suo pensiero riesce ancora a farlo alzare ogni mattina.