Massimo Bossetti è stato condannato all’ergastolo. Arriva la sentenza su caso di Yara Gambirasio

di Stefania Carboni | 01/07/2016

Massimo Bossetti

Massimo Bossetti è stato condannato all’ergastolo. L’uomo è rimasto impassibile dopo la condanna all’ergastolo. Oggi è il giorno della verità sulla morte di Yara Gambirasio o perlomeno quella stabilita al primo grado di giudizio. Nelle sue dichiarazioni spontanee prima della camera di consiglio Bossetti ha ribadito la sua innocenza: «Sarò uno stupido, sarò un cretino, sarò un ignorantone ma non sono un assassino: questo deve essere chiaro a tutti». «Sarei felice – ha aggiunto – di incontrare i genitori della piccola Yara, di guadarli negli occhi perché conoscendomi saprebbero che l’assassino è ancora in libertà, poiché anche loro sono vittime di chi non ha saputo trovare il colpevole è vergognoso, molto vergognoso».

SENTENZA MASSIMO BOSSETTI: LE OPZIONI DI PENA

Dopo le dichiarazioni spontanee di Massimo Bossetti i giudici della corte d’assise di Bergamo si sono riuniti in camera di consiglio per emettere il verdetto. La sentenza è attesa dopo le ore 20. Tre le ipotesi per l’imputato: ergastolo con isolamento diurno per sei mesi come chiesto dal pm Letizia Ruggeri, una condanna ‘ammorbidita’ da possibili attenuanti per il muratore incensurato o la libertà immediata dopo due anni in carcere.

SENTENZA MASSIMO BOSSETTI: IL DNA

Gli elementi cardine del processo durato 45 udienze sono incentrati tutti sul dna. Nel fascicolo processuale è la 31G20 e fu trovata sugli slip e sui leggings di Yara. Attraverso questo Dna si è risalito prima a Ignoto 1,in seguito all’autista di autobus scomparso nel 1999, Giuseppe Guerinoni e alla madre di Bossetti, Ester Arzuffi (che ha sempre negato relazioni extraconiugali). La difesa contestava la mancata corrispondenza tra il Dna nucleare, attribuito a Bossetti, e quello mitocondriale nella traccia la cui appartenenza non è stato possibile stabilire.  Secondo l’accusa il Dna che conta è quello  nucleare, che, stando agli esami scientifici, è del muratore. I difensori sono di tutt’altro parere sottolineando come la prova sia una mezza traccia, probabilmente contaminata durante i procedimenti di conservazione e di analisi.

MASSIMO BOSSETTI E LE CELLE TELEFONICHE

Il 26 novembre 2010, giorno della scomparsa di Yara, l’ultima telefonata del muratore di Mapello è alle 17.45, orario compatibile con la sparizione della ragazza.L’uomo si trovava nella zona della palestra di Brembate di Sopra in cui Yara si era recata per portare un impianto stereo. Il suo telefono – sottolinea l’accusa – non genera traffico fino alle 7.34 del giorno dopo. Per la difesa, Bossetti era solito fare quella strada tornando dal lavoro.

BOSSETTI E IL FURGONE BIANCO

Secondo gli accertamenti del Ris e del Ros il furgone che viene immortalato sette volte nelle immagini delle telecamere di sorveglianza della zona è di Bossetti. La difesa parla di video tarocco confezionato per la stampa. Noi ne parlammo qui.

LE FIBRE TESSILI E LE SFERE METALLICHE RITROVATE

Sul corpo di Yara sono state trovate delle fibre “compatibili” con la tappezzeria dei sedili del furgone del muratore di Mapello e delle sferette metalliche che portano a qualcuno che lavora nel settore dell’edilizia.

IL RACCONTO DI BOSSETTI (E IL MATERIALE NEI COMPUTER)

Il muratore ha ipotizzato che quel 26 novembre dl 2010, dopo essere stato al lavoro, poteva essere andato dalla commercialista, poi da un meccanico, e infine a comperare le figurine per i figli, Nessuno lo ricorda quel giorno. Il pm ha sottolineato durante le udienze le ricerche a sfondo pornografico, anche su giovani donne, trovate nei computer di casa del muratore. Immagini delle quali la moglie di Bossetti, Marita Comi, si è in parte assunta la responsabilità.

(in copertina foto ANSA)