Attentato aeroporto Istanbul
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Attentato Istanbul, il testimone: «Gli spari, una pozza di sangue… sono vivo per 5 minuti»

Gli spari. Una pozza di sangue. La fuga di centinaia di persone. È la scena vissuta ieri all’aeroporto internazionale Ataturk di Istanbul da un giornalista del Corriere Fiorentino, Edoardo Semmola, che l’ha raccontata oggi in un articolo per il suo giornale. Semmola ripercorre gli istanti dell’attentato terroristico nello scalo turco precisando di non essere stato coinvolto nell’attacco solo per una casualità:

«Se il mio aereo fosse atterrato in orario (l’aereo portava dieci minuti di ritardo) probabilmente mi sarei ritrovato nel mezzo agli spari e alle esplosioni. Sono vivo per 5 minuti».

Il giornalista racconta di non aver visto gli attentatori, di non aver percepito il pericolo nel momento in cui l’attentato si compiva, di aver sentito forti rumori e di aver pensato all’inizio solo ad un incidente. Poco dopo tutto è diventato chiaro:

«Vedo una pozza di sangue lungo il corridoio. Odore di bruciato misto a quel che rimaneva dei corpi che avevano appena portato via. Attraversiamo quella che fino a poco prima era l’ingresso del terminal con i suoi negozi e servizi e che adesso è un cumulo di macerie: metal detector dıstruttı, negozı sventratı, pezzı dı muro. Uscendo all’aperto, spıntı dalla polızıa, quası ıncıampo ın una scarpa da gınnastıca. Chı la ındossava sı trovava esattamente nel punto dove sı è verıfıcata una delle esplosıonı. Appena fuorı le ambulanze portavano vıa ı corpı avvoltı da coperte. La polızıa cı ıncolonna e cı ıntıma con durezza dı proseguıre velocı. Vaghıamo per ıl parcheggıo dell’aeroporto per un’altra ora abbondante. Polızıa ed esercıto bloccano la strada: taxı e bus non possono entrare, noı dentro l’area antıstante l’ıngresso prıncıpale non possiamo uscıre. Nessuno cı spıegava coşa dovevamo fare né dove andare. Sıamo rıuscıtı a raggıungere ıl centro dı Istanbul nella notte».

(Foto da archivio Ansa. Credit: EPA / SEDAT SUNA)

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