Labadessa: «Le mie vignette e l’ansia di un’intera generazione»

di Giordano Giusti | 16/06/2016

Labadessa

Labadessa, tutto attaccato. Segnatevi questo nome, che poi è un cognome – si chiama Mattia – che sembra un nick. Giovanissimo, napoletano, racconta le angosce del popolo più indagato dai sondaggisti e più assistito dagli psicologi – quei Millennials che dondolano sfibrati tra gli anni fuori corso all’università, i coinquilini cafoni e dalla dubbia igiene personale, i primi contratti precari, la voglia di scappare, Spotify, Snapchat, l’alcool, la droga e gli amori andati a male – attraverso le spassose storie di un uomo uccello, perso nel quotidiano. Le vignette, inconfondibili per stile e colore, fanno ridere sempre senza mai essere banali, superficiali. C’è dentro di tutto: il pop, l’indie, il rock, il trash. Labadessa è uno spartito policromo, una tavolozza polifonica. Se non vi ritrovate nella striscia in cui il tuo compagno di stanza si vanta di aver comprato la sostenibilissima Nocciolandia quando tu invece gli avevi chiesto un barattolo di sporca Nutella, possiamo pure salutarci qua: questa intervista non fa per voi.

guarda la gallery con le vignette più belle:

LEGGI ANCHE > Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore: il libro di Susanna Casciani. Recensione e intervista

Mattia Labadessa si è raccontato a Giornalettismo.com. Ecco la nostra intervista:

Vignettista, illustratore, graphic designer: in quale definizione ti riconosci maggiormente?

Dico con certezza illustratore: amo l’illustrazione, studio Graphic Design, e sono capitato per caso nel mondo delle “vignette” (o del fumetto). Direi che questo è il modo migliore per descrivermi.

Sulla tua seguitissima pagina Facebook il commento più ricorrente è “Sei un genio”. Ti sei sentito tale almeno una volta?

Sì e no. Insomma, ho una grande autostima, credo molto in me stesso, ma al contempo sono decisamente “critico” se si parla del mio lavoro: riesco ad analizzarmi lucidamente e riconosco quando una vignetta è “geniale” o meno, però si, a volte dopo aver finito un lavoro mi sono detto “cazzo, è geniale!”, ma è la classica sensazione che dura per pochi minuti, basta distrarsi un attimo, uscire da quel mood, tornare con gli occhi sul foglio e addio entusiasmo.

Ti devi davvero laureare come racconti?

“Purtroppo, sì. Sette esami mi separano dalla laurea triennale in Graphic Design, sono un anno fuori corso, ed ora con il progetto Labadessa le distrazioni sono aumentate vertiginosamente e lo studio non sta andando alla grande, anzi, lo studio non sta andando per niente. Papà, nel caso stessi leggendo questa intervista, tranquillo, è tutta scena”.

Perché proprio un uomo uccello come protagonista delle tue vignette?

“Non c’è un grande significato dietro la scelta dell’uomo uccello, è semplicemente un personaggio nato disegnando per caso, che graficamente mi ha colpito moltissimo, e che ho deciso di sviluppare e portare avanti. Per un paio d’anni è stato protagonista di numerose illustrazioni, ora è a tutti gli effetti l’icona della mia pagina, e sarebbe strano vederlo senza uno sfondo giallo”.

Dico che se non hai visto Birdman, il film di Iñàrritu Oscar 2015, dovresti.

“Ho visto Birdman, ed è un film che mi ha colpito moltissimo. Metaforicamente forse mi sta accadendo la stessa cosa: ora sono strettamente legato all’uomo uccello e a Labadessa, disegno anche altro ma ho intrapreso questa strada che non voglio e non posso abbandonare, un percorso piacevole, che mi sta dando tantissima soddisfazione. Spero solo in un futuro di non ritrovarmi come il protagonista di Birdman, il “fantasma”  dell’uomo uccello mi farebbe impazzire!“.

La tua vignetta che ha avuto molto meno successo di quello che ti aspettavi.

Difficile dirlo, forse ‘suicidio perpetuo’: è andata comunque benissimo, però non ha ottenuto il successo (parlando di numeri) di altre vignette, quando per me è una di quelle riuscite meglio”.

Labadessa

Solitamente dove e in che momento della giornata Labadessa disegna?

Principalmente sulla mia scrivania, o sul letto (le grandi comodità di lavorare su iPad). Raro che lavori di giorno, di solito disegno di notte, anzi si potrebbe dire che io vivo di notte. Ho delle abitudini decisamente sballate, ed orari che qualcuno definirebbe assurdi (più di qualcuno, forse). Per me le 2 del mattino è presto e di solito vado a dormire attorno alle 4 – 5 del mattino, lavorando tutta la notte, accompagnato da un film o dalla musica!

Le tue vignette ‘funzionano’ perché rappresentano bene un sentimento che pervade la nostra generazione: l’ansia. Perché cazzo siamo tutti così inquieti? (Ti vieto l’uso della parola precarietà)

Che l’ansia accomuni tutti noi la trovo una cosa normalissima, siamo umani! Pensate alla nostra condizione: esseri evoluti capitati per caso su questa terra, che vivono una vita molto probabilmente senza senso, insicuri, gli unici sul pianeta ad essere consapevoli dell’universo. Mi chiedo come sia possibile non avere ansia.

Quante possibilità ci sono che quest’intervista finisca in una tua vignetta? Mi auguro molte.

“Ci provo!”

Photocredit copertina facebook.com/mattlabaart