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Nina Zilli, lo Iulm e la stronzologia

Il rettore dello Iulm, ovvero la Libera Università di Lingue e Comunicazione, ha deciso di querelare Maria Chiara Fraschetta in arte Nina Zilli perché la cantante ha utilizzato “parole sgradevoli ed epiteti palesemente offensivi nei confronti dei corsi di studio da lei frequentati presso il suddetto Ateneo”. La colpa della Zilli è di aver definito la sua laurea allo Iulm “aria fritta, o come dico io stronzologia“.

A parte la vicenda giudiziaria ancora in nuce – noi siamo per la libertà d’espressione – il rettore Puglisi, oltre che tutelare giustamente il buon nome dell’Università che dirige, forse però dovrebbe riflettere: mentre i più anziani universitari mai si sognerebbero di dire che hanno studiato aria fritta, la sensazione di aver fatto ‘stronzologia’ è invece ben radicata in quasi tutti quelli che si sono trovati a sprecare anni sui libri per non diventare cameriere, e poi, dopo la laurea, si sono ritrovati a fare lo sguattero.

Che l’università italiana sia piena di parentopoli è un dato di fatto che nessuna querela per diffamazione potrà smentire. Ma che, oltre al nepotismo, sia invalsa sia nelle facoltà pubbliche che in quelle private la tendenza al cazzeggio professorale è un’aggravante persino peggiore della parentopoli. Perché la fuffa che oggi pretende di insegnare qualcuno (non lo Iulm, per carità: non sia mai che il rettore legga anche qui) è davvero stronzologia. E sarebbe anche il caso che qualcuno se ne rendesse conto. Invece di prendersela per le parole in libertà di una cantante.