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Ignazio Marino, nel libro anche accuse a Matteo Renzi: «Ha abbandonato Roma»

Nell’atteso libro di Ignazio Marino, ‘Un marziano a Roma’, che sarà presentato giovedì pomeriggio alla Feltrinelli di via Appia a Roma, spuntano anche le accuse ai vertici nazionali del Partito Democratico e al premier-segretario Matteo Renzi. L’ex sindaco di Roma, infatti, nel volume «esplosivo» che ripercorre l’esperienza al Campidoglio durata due anni e mezzo coglie l’occasione di togliersi diversi sassolini dalle scarpe ed elenca anche pressioni ricevute dagli uomini del Nazareno. Scrivono Luigi Accattoli ed Ernesto Menicucci sul Corriere della Sera:

Marino, cinque mesi dopo, pur premettendo che «non si tratta di un libro esplosivo ma non scandalistico» — nel quale difende principalmente il lavoro fatto, ribadisce la sua diversità rispetto alla politica romana, rivendica l’aver portato discontinuità nel Comune —, si toglie diversi sassolini dalle scarpe: dal rapporto con Matteo Renzi a quello con Matteo Orfini, il commissario romano che prima lo ha difeso a spada tratta e poi ne ha decretato la fine; dalle incomprensioni col Papa alle pressioni degli uomini pd, nazionali e locali, per le nomine in giunta o nelle municipalizzate. L’ex sindaco cita alcuni episodi specifici. Primo: la sponsorizzazione che, a suo dire, gli fece Lorenzo Guerini, vicesegretario dem, per avere Mirko Coratti (era presidente dell’Assemblea Capitolina) come vicesindaco. Da lì a poco, Coratti verrà prima indagato e poi arrestato per Mafia Capitale. Secondo, il curriculum di Luca Odevaine — anche lui nell’inchiesta sul «Mondo di Mezzo» — arrivato sulla sua scrivania durante la selezione per nominare il capo della Polizia Municipale. Sollecitazione che, secondo Marino, sarebbe venuta dagli ambienti veltroniani.

Libro di Ignazio Marino
La copertina del libro di Ignazio Marino (Immagine da: lafeltrinelli.it)

IL LIBRO DI IGNAZIO MARINO E LE ACCUSE A MATTEO RENZI

Marino accusa Renzi di aver lasciato sola l’amministrazione della Capitale. Scrivono ancora Accattoli e Menicucci sul Corriere della Sera:

Sul fronte politico, Marino non lesina critiche a Renzi, che avrebbe «abbandonato Roma», «sospeso la democrazia» e che sarebbe stato «il mandante dei 21 accoltellatori». Un Renzi che Marino per lunga parte del suo mandato ha inseguito in tutti i modi, anche nelle nomine: a capo della principale azienda romana, l’Acea, c’è infatti un renziano doc come Alberto Irace, che salì al Campidoglio accompagnato da Maria Elena Boschi.

 

 

E il Papa?

IGNAZIO MARINO E LA NUOVA VISITA AL PAPA

Secondo Repubblica, il Pontefice ha risposto positivamente alla richiesta di incontro che il sindaco di Roma ha porto a Papa Francesco; nel colloquio, l’ex sindaco della Capitale avrebbe spiegato al Pontefice che la situazione politica della capitale avrebbe condotto le parole dello stesso Papa ad essere usate contro di lui.

“Santo Padre, coloro che non mi volevano alla guida di Roma hanno voluto interpretare le sue parole come il segnale che potevano essere sciolti i cani contro di me”, è lo sfogo di Marino con Bergoglio. Il quale, descritto come incredulo, replica: se era stato invitato, doveva dirlo pubblicamente. “Mai avrei potuto contraddire il Papa”, si schermisce Marino. Che cerca poi conforto alle sue angosce di cattolico: “Gli raccontai che tv e giornali avevano affermato che lui era seccato con me perché gli telefonavo varie volte al giorno e perché miravo a diventare il suo medico personale”. Tutto falso, è il commento del Papa, che a Marino garantisce di non essersi reso conto del clamore delle polemiche suscitate dalle sue parole: “Non guardo la tv”. Vero è invece che Bergoglio, in un precedente incontro avvenuto un anno prima, aveva espresso a Marino il suo più radicale dissenso sulla scelta di trascrivere in un registro del Campidoglio i matrimoni omosessuali celebrati all’estero: “Le sue parole furono molto severe, mi disse che era stato uno sbaglio”.

 

In generale, il chirurgo ne ha proprio per tutti.

Per Renzi, dalla prima all’ultima pagina. Alla Regione Lazio governata da Nicola Zingaretti contesta “il potere di ignorare, rallentare o fermare ogni processo di cambiamento nella capitale d’Italia”. Al vicesegretario dem Lorenzo Guerini rimprovera di avergli proposto la nomina a vicesindaco dell’ex presidente del Consiglio comunale Mirko Coratti: “Servirà a stabilizzare la giunta”, gli garantisce Guerini. Marino rifiuta e pochi giorni dopo Coratti, un passato in Forza Italia e nell’Udeur, viene travolto dall’inchiesta di Mafia capitale e arrestato.

(Foto di copertina: ANSA / MASSIMO PERCOSSI)