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«La Camorra ha fatto perdere il Giro d’Italia a Marco Pantani» | VIDEO

Sport Mediaset ha diffuso un audio che ricostruisce l’ombra della camorra sulla penultima tappa del Giro d’Italia dove fu fermato, per controllo antidoping, il ciclista Marco Pantani. Una “cimice” nell’abitazione di un camorrista ha intercettato una chiamata interessante durante le indagini della polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Forlì, guidate dal procuratore Sergio Sottani.

Pantani, ascolta l’audioCosì la camorra fermò Pantani. ASCOLTA la clamorosa intercettazione

Posted by La Gazzetta dello Sport on Lunis 14 Martzu 2016

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MARCO PANTANI E L’OMBRA DELLA CAMORRA

Secondo quanto riporta la telefonata la camorra avrebbe scommesso sul Giro impedendo poi a Pantani di vincere. Tutto parte dalla famosa frase di Renato Vallanzasca in carcere (“Un membro di un clan camorristico in carcere mi consigliò fin dalle prime tappe di puntare tutti i soldi che avevo sulla vittoria dei rivali di Pantani. ‘Non so come, ma il pelatino non arriva a Milano. Fidati’).

Uomo: “Mi hanno interrogato sulla morte di Pantani.”
Parente: “Noooo!!! Va buò, e che c’entri tu?.”
U: “E che c’azzecca. Allora, Vallanzasca ha fatto delle dichiarazioni.”
P: “Noooo.”
U: “All’epoca dei fatti, nel ’99, loro (i Carabinieri, ndr) sono andati a prendere la lista di tutti i napoletani che erano…”
P: “In galera.”
U: “Insieme a Vallanzasca. E mi hanno trovato pure a me. Io gli davo a mangià. Nel senso che, non è che gli davo da mangiare: io gli preparavo da mangiare tutti i giorni perché è una persona che merita. È da tanti anni in galera, mangiavamo assieme, facevamo società insieme.”
P: “E che c’entrava Vallanzasca con sto Pantani?.”
U: “Vallanzasca poche sere fa ha fatto delle dichiarazioni.”
P: “Una dichiarazione…”
U: “Dicendo che un camorrista di grosso calibro gli avrebbe detto: ‘Guarda che il Giro d’Italia non lo vince Pantani, non arriva alla fine. Perché sbanca tutte ‘e cose perché si sono giocati tutti quanti a isso. E quindi praticamente la Camorra ha fatto perdere il Giro a Pantani. Cambiando le provette e facendolo risultare dopato. Questa cosa ci tiene a saperla anche la mamma.”
P: “Ma è vera questa cosa?.”
U: “Sì, sì, sì… sì, sì.”

L’audio fa parte del filone d’indagine avviato dalla Procura di Forlì il 16 ottobre 2014. Un faldone con l’ipotesi di reato per “associazione per delinquere finalizzata a frode e truffa sportiva”. La stesso capo fu valutato (e poi archiviato) anche dal pm Giardina per la procura di Trento.

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MARCO PANTANI CAMORRA: TUTTO ANDATO IN PRESCRIZIONE

Quello che accadde la mattina del 5 giugno 1999 nell’hotel Touring di Madonna di Campiglio è noto a tutti. Alla vigilia della penultima tappa del Giro fu effettuato un controllo antidoping sull’allora maglia rosa Marco Pantani. Come riporta  Luca Gialanella sulla Gazzetta il livello di ematocrito del campione era 51,9%, in violazione del massimo consentito (50%) nelle norme Uci. Per quell’esame il Pirata fu escluso dalla corsa e iniziò, da quel momento in poi, il suo calvario fino alla sua strana morte. Dopo 17 anni arriva dunque un po’ di chiarezza e verità sulle ombre della criminalità organizzata in una delle competizioni più importanti a livello mondiale. Secondo quanto riporta Gazzetta la Procura di Forlì sarà costretta ad archiviare, perché i reati risultano prescritti. «Diverso invece il fronte civile e sportivo – spiega la testata – sul quale i legali della famiglia Pantani stanno lavorando per capire se possano esserci spiragli per qualche azione».

MARCO PANTANI CAMORRA, LA MADRE TONINA: “FINALMENTE LA VERITÀ”

Marco Pantani Camorra e verità. Tonina, la madre del Pirata, intervistata da Sport Mediaset alterna dolore e soddisfazione per il lavoro della Procura di Forlì:

Finalmente la verità, finalmente. Ringrazio la Procura di Forlì che ci ha messo impegno. Sono parole che fanno male ma riabilitano la dignità di Marco anche se per me non l’aveva mai persa. Finalmente qualcuno è riuscito a fare un buon lavoro, erano anni che cercavo e leggevo ovunque per conferme. Ringrazio i ragazzi di Forlì che ci hanno messo impegno. Sono parole che fanno male ma è una conferma di quel che si diceva. Non mi ridanno indietro Marco ma riabilitano la sua dignità anche se per me non l’aveva mai persa. Lo conoscevo bene, non ho mai accettato quella morte perché non era vera. Se quella mattina non si fosse sentito a posto, si sarebbe preso 15 giorni di riposo e poi sarebbe tornato, calmo. Ora la gente potrà dire: finalmente la verità, anche se già in tanti sapevano che era stato fregato. Oggi sono serena, finalmente hanno trovato questa conferma