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Vladimir Putin chiama Matteo Renzi: “Ci serve aiuto per il gasdotto”

E Vladimir Putin chiamò Matteo Renzi: il presidente della Federazione Russa ha chiesto aiuto all’Italia per la partita del raddoppio del gasdotto North Stream, uno dei progetti più ambiziosi della geopolitica energetica europea. Se un’impresa italiana fosse in partita, ragionano a Mosca, sarebbe più facile superare alcune perplessità europee sul rispetto della normativa dell’Unione: di qui, la richiesta diretta, dal Cremlino a Palazzo Chigi, di entrare in gioco.

VLADIMIR PUTIN CHIAMA MATTEO RENZI: “CI SERVE AIUTO PER IL GASDOTTO”

La Stampa racconta.

Vladimir Putin chiede aiuto all’Italia per il gasdotto Nord Stream. Sono fonti diplomatiche europee, al corrente del dossier, che descrivono la recente accelerazione dei rapporti fra il Cremlino e Palazzo Chigi: «E’ stato il leader del Cremlino a chiamare il vostro presidente del Consiglio per verificare l a possibilità d i un ruolo italiano nel raddoppio del Nord Stream». Il presidente russo ha individuato in Roma un possibile partner per risolvere il contenzioso in corso con l’Unione Europea sul gasdotto del Mar Baltico. Molti partner europei infatti sono ostili al progetto per tre ragioni. Primo: aumenta la dipendenza energetica dalla Russia. Secondo: offre la possibilità di aggirare l’Ucraina. Terzo: la Commissione ha sollevato obiezioni perché si tratta, al momento, di un’infrastruttura prevalentemente tedesca, più vicina alla tipologia dell’«impresa esclusiva» che al «businessplan europeo». La presenza minoritaria d i austriaci e olandesi nel consorzio non è sufficiente a superare tale obiezione. La convinzione russa è, dunque, che se entrassero anche gli italiani, il gasdotto avrebbe una natura “multilaterale” e almeno questo ostacolo tecnico sarebbe superato. Il passo di Putin verso Renzi si lega inoltre a quanto avvenuto al Consiglio Europeo del 17 dicembre, quando l’Italia ha chiesto alla Commissione europea di esprimere un parere sull’«uniformità alle norme europee» riguardo alla partecipazione tedesca a l Nord Stream

 

Per strana che sia la dinamica, farebbe comodo a tutte le parti in causa: sia da parte della Russia, che da parte dell’Italia.

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Un gruppo italiano entrerebbe nel capitale di Nord Stream mentre la russa Rosneft diventerebbe socia di Saipem, rilevando la partecipazione dell’Eni. Poi la russa Gazprom sarebbe felice di affidare alla stessa Saipem (diventata in parte russa) la posa dei tubi del raddoppio del gasdotto. Ma c’è dell’altro. Putin tiene molto a concludere perché ha necessità di assicurarsi vendite di metano sicure e durature in Europa. È uno scenario che offre all’Italia l’opportunità di farsi valere politicamente in Europa sulla questione del Nord Stream. Quanto all’Eni, complet erebbe in questo modo l’ uscita da l capitale di Saipem che ha avviato con la cessione di una parte della sua quota alla Cdp. Ogni tessera del mosaico andrebbe a posto, anche se resta da chiarire qual e gruppo privato, fosse pure a controllo pubblico ma quotato in Borsa, potrebbe essere disposto a entrare nel capitale del Nord Stream. L’Eni si profila favorevole a cedere Saipem a Rosneft ma non a entrare nel Nord Stream. Il gruppo ha vissuto con favore l’uscita da South Stream e non vuole entrare in un’altra attività di trasporto del gas. Neanche Saipem è una candidata natural e all’ingresso nel capitale di Nord Stream: costruisce gasdotti, non li possiede e non li gestisce. Snam, che invece possiede e gestisce proprio i gasdotti, non è più dell’Eni (Eni ha solo un 4% legato a un bond convertibile che scade fra pochi giorni), quindi non può essere costretta a entrare nello scambio, e il suo business è solo il trasporto di gas regolato in ambito Ue, non quello al di fuori dei confini europei, che considera rischioso.

 

D’altronde Saipem è un’azienda che funziona, e verso la quale la Russia ha già dimostrato un certo interesse.

Negli ultimi anni il consumo di gas è diminuito con la crisi ma nel 2015 c’è stato un +15% dovuto alla ripresa. Nel 2016 probabilmente il fabbisogno sarà ancora maggiore ma la produzione nazionale dei vecchi giacimenti sta diminuendo e le nuove risorse interne non vengono sfruttate per obiezioni ambientali. Se il nuovo gas non si estrae in Italia e non ci arriva dal South Stream, progetto cancellato, ben venga l’apporto del Nord Stream». Saipem resta uno snodo essen zia l e d i q u esta v icen d a . È un’azienda dal nome importante e in possesso del know-how necessario, fra le migliori nell’ingegneria energetica e la migliore in assoluto nella posa dei tubi sot to mari ni . Ma ha an che un indebitamento significativo, seppure sia stata sottoposta a un’efficace cura di risanamento. Due mesi fa, di passaggio in Italia, Igor Sachin, capo di Rosneft, il colosso petrolifero pubblico russo candidato all’acquisto, aveva detto: «Ci piace, e siamo in contatto con Eni». Interesse per Saipem è stato manifestato anche dal fondo sovrano norvegese, dall’Iran e da Paesi arabi. Ma con questi acquirenti non si realizzerebbe il gioco a incastro con Nord Stream. C’è comunque una questione delicata: se Saipem diventa un po’ russa, che succede con le sanzioni occidentali imposte a Mosca per la vicenda ucraina? Riguardano anche e soprattutto l’energia. L’azienda italiana Saipem partecipata da Rosneft avrebbe nel board dei russi che vegliano sull’applicazione delle sanzioni al loro Paese. Secondo Tabarelli di Nomisma «sarebbe un problema, ma gestibile. Le sanzioni sono molto selettive. Riguardano specifiche attività, per esempio non la posa dei tubi