Banca Etruria, i dirigenti prestavano soldi alle società in cui avevano interessi?

di Tommaso Caldarelli | 08/01/2016

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I dirigenti di Banca Etruria avevano diretti interessi in quattordici società che l’istituto aveva direttamente finanziato? E’ quello che stanno cercando di appurare i magistrati che hanno ordinato un blitz della Guardia di Finanza negli enti per acquisire documentazioni sensibili nell’ambito del filone di indagine parallelo, quello per “omessa comunicazione dei conflitti di interesse”, disposto dalla procura di Arezzo.

BANCA ETRURIA, LE FIAMME GIALLE E IL BLITZ NELLE SOCIETA’ FINANZIATE

Il Messaggero racconta del blitz nelle sedi sociali: parliamo di operazioni in conflitto di interessi per milioni di euro di perdite.

E’ scattato questa mattina il blitz dei militari del nucleo di polizia trbutaria di Arezzo che su disposizione del procuratore Roberto Rossi si sono presentati nelle sedi di quattordici società che hanno ricevuto fidi dall’ex Banca popolare di Etruria e Lazio e nelle quali i vertici della stessa banca avevano diretti interessi. E’ il filone che ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati dell’ex presidente Lorenzo Rosi e dell’ex consigliere Luciano Nataloni, accusati di «omessa comunicazione del conflitto di interessi» per non aver dichiarato al cda che autorizzava i prestiti di avere ruolo nelle società. Un capitolo che di certo riserverà nuovi scenari, dal momento che per Bankitalia i prestiti in conflitto di interesse riguardano 198 posizioni e hanno portato a predite per 18 milioni di euro.

 

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In particolare gli inquirenti stanno cercando di capire quale sia l’effettivo coinvolgimento della BPEL in queste operazioni poco chiare.

I militari stanno acquisendo tutta la documentazione nelle sedi delle aziende per stabilire come siano stati impiegati i soldi concessi da Bpel, se tra le società ci siano connessioni e soprattutto quale ruolo avessero gli ex amministratori della banca. Inoltre molte società risultano collegate tra loro attraverso il controllo intrecciato di quote azionarie. Nel miritno degli inquirenti la <Castelnuovese>, nella quale sia Rosi che Nataloni avevano un ruolo. L’ex presidente della banca, da anni, ha interessi in società che costruiscono outlet e la sua “Egnatia shopping mall” ha come socio proprio la «Castelnuovese» ma anche la «Nikila Invest», che a sua volta detiene il 40 per cento nella «Party srl» che ha come amministratore unico Laura Bovoli, madre di Matteo Renzi, mentre tra i soci Tiziano, il padre del presidente del Consiglio.