Dopo 32 anni arrestato uno dei presunti killer del giudice Bruno Caccia

di Redazione | 22/12/2015

Bruno Caccia

Bruno Caccia, procuratore di Torino ucciso il 26 giugno 1983 con 14 colpi di pistola, potrebbe finalmente aver trovato giustizia. È stato arrestato nel capoluogo piemontese Rocco Schrripa, 64 anni, panettiere, con numerosi precedenti penali. L’uomo è stato fermato questa notte su richiesta dei Pm di Milano Ilda Boccassini e Marcello Tatangelo, titolari dell’indagine.

Bruno Caccia
Il procuratore capo di Torino Bruno Caccia ANSA/TONINO DI MARCO

BRUNO CACCIA, LA MORTE

Rocco Schrripa viveva in borgata Parella e risulta imparentato con Domenico Belfiore, considerato il mandante dell’omicidio maturato in orbita ‘ndrangheta e già ritenuto in passato il numero uno delle cosche nel nord ovest negli anni ’90. Belfiore venne condannato all’ergastolo dopo essere stato incastrato da una rivelazione carpita di nascosto al pentito Francesco Miano nell’infermeria del carcere. Bruno Caccia sarebbe morto in risposta alla sua attività d’indagini sul riciclaggio di denaro delle organizzazioni criminali. Conosciuto per il suo senso dello stato, per i boss Bruno Caccia era un uomo “con cui non si poteva parlare”.

BRUNO CACCIA, IL TRANELLO DEGLI INQUIRENTI

Ucciso nella sera di una domenica elettorale mentre portava a passeggio il cane, colpito da due sicari sul marciapiede di casa, si pensava fosse stato preso di mira dalle Brigate Rosse. Invece venne fatto fuori dalla ‘ndrangheta piemontese. Gli investigatori hanno “incastrato” il presunto killer con l’invio di una lettera anonima ai sospettati del delitto con una fotocopia di un articolo che riportava la notizia dell’uccisione del procuratore di Torino con scritto a penna il nome del presunto killer. I sospettati, intercettati, hanno iniziato a fare supposizioni su chi di loro avesse parlato e hanno rivelato il ruolo di Schirripa nell’intera vicenda.

BRUNO CACCIA, LA PREOCCUPAZIONE DEI SOSPETTI

Piero Forno, procuratore facente funzioni di Milano, ha spiegato che “La loro unica preoccupazione era quella di capire chi avesse parlato e i sospetti si sono concentrati proprio su Rocco Schirripa, che poi ha detto di aver fatto alcune confidenze a qualcuno”. Decisive anche le intercettazioni ambientali nella casa di Domenico Belfiore, da pochi mesi ai domiciliari, con il cognato Placido Barresi. Secondo gli investigatori di Milano Rocco Schirripa era alla guida dell’auto che avvicinò il procuratore sotto casa, poco prima dell’esecuzione. L’uomo, secondo le indagini, avrebbe poi freddato Caccia con un colpo alla testa. Il secondo componente del commando doveva essere Domenico Belfiore. (Photocredit copertina ANSA/TONINO DI MARCO)