Matteo Renzi chiama Barack Obama: ridateci il marò

di Tommaso Caldarelli | 22/12/2015

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Qualcosa si muove sul caso Marò: Salvatore Girone potrebbe tornare in Italia per il Natale, raggiungendo Massimiliano Latorre che è già in patria, e lì potrebbe addirittura restare in attesa che il collegio arbitrale decida dove tenere il processo. L’impegno sarebbe quello, in prima persona, del presidente del consiglio dei Ministri Matteo Renzi, che avrebbe attivato un alleato non di poco conto: Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, che avrebbe interesse ad una distensione di una situazione che sta diventando pesante dal punto di vista geopolitico.

MATTEO RENZI CHIAMA BARACK OBAMA: RIDATECI IL MARO’

Così, da Palazzo Chigi – riporta il Corriere della Sera – sarebbero partite delle pressioni (“non si sa in quale misura”) per far sì che Narendra Modi, primo ministro indiano, lasci un po’ andare la presa: permettere a Girone di aspettare il processo in Italia potrebbe essere la strada giusta.

Ambienti politici romani indicano che Matteo Renzi avrebbe preso un’iniziativa per cercare di dare una svolta alla vicenda, se non definitiva almeno parziale in attesa del giudizio del collegio arbitrale da poco costituito che dovrà stabilire dove tenere il processo a Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. II presidente del Consiglio avrebbe coinvolto nella vicenda — non si sa in quale misura — il presidente americano Obama, il quale sarebbe preoccupato di come il caso stia avendo riflessi negativi sull’ingresso a pieno titolo dell’India nel novero delle potenze mondiali affidabili. Nella visione più ottimista, il governo di Narendra Modi darebbe indicazione all’avvocato dello Stato e ai ministeri degli Interni, della Giustizia e degli Esteri di chiedere alla Corte suprema indiana di congelare il caso in attesa dei risultati dell’arbitrato e di liberare Girone, oggi in libertà provvisoria a Delhi, e Latorre, in convalescenza in Italia. Si tratterebbe di una mossa distensiva dell’India che tra l’altro metterebbe il collegio arbitrale in una posizione di maggiore tranquillità per decidere dove si deve svolgere il processo per l’uccisione di due pescatori dello Stato del Kerala avvenuta il 15 febbraio 2012. I marò aspetterebbero 4 gli anni il prossimo 15 febbraio dall’inizio del contenzioso tra Italia e India per il caso dei due marò la decisione in Italia. Una seconda ipotesi è che il governo di Delhi dia in qualche modo indicazione al giudice indiano che fa parte del collegio arbitrale, Chandrasekhara Rao, di tenere un atteggiamento positivo quando il collegio stesso discuterà la richiesta italiana di misure provvisorie da applicare al caso. Roma ha infatti avanzato una richiesta affinché i cinque giudici stabiliscano, tra le altre cose, che Girone e Latorre possono aspettare la scelta della giurisdizione in patria

 

L’Italia, continua il Corriere, avrebbe colto l’occasione per una pressione diplomatica: quella di bloccare l’ingresso dell’India in un gruppo di lavoro internazionale per l’ingresso nel quale serve l’unanimità dei membri, Roma compresa.

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Questo avrebbe attivato l’interessamento americano in un ottica di risoluzione della crisi.

Se Delhi dovesse essere collaborativa, le misure provvisorie avrebbero più chance di essere accettate: gli arbitri sono Rao, il coreano JinHyun Paik, il russo Vladimir Golitsyn — tutti e tre membri del Tribunale internazionale per la legge del mare di Amburgo — il giamaicano Patrick Lipton Robinson della Corte internazionale di Giustizia dell’Aja, il professore italiano Francesco Francioni, docente di diritto internazionale a Siena. In ambedue le ipotesi, anche se l’iniziativa italiana andasse in porto i due mare) dovrebbero poi rispettare le decisioni degli arbitri e accettare di essere giudicati là dove questi decideranno, in India, in Italia o in un Paese terzo. Barack Obama e l’Amministrazione americana sarebbero stati presi di sorpresa dalla decisione italiana di quest’autunno di bloccare l’ingresso dell’India nell’Mtcr, il gruppo tecnologico che si occupa di missili, del quale fanno parte 43 Paesi e che è considerato un club rilevante tra i Paesi che lavorano per rafforzare la non proliferazione di armi potenzialmente nucleari e svolgono controlli all’esportazione di sistemi missilistici. Nella sua azione diplomatica tesa a rafforzare i rapporti strategici con l’India, Washington aveva promesso a Modi, lo scorso 25 gennaio, che gli Stati Uniti avrebbero favorito l’ingresso di Delhi nell’Mtcr e in altri tre organismi simili che si occupano di forniture nucleari (Nsg) e di armi di distruzione di massa (Wassenaar Arrangement e Australia Group). Dal momento che per entrare nel-l’Mtcr serve l’unanimità dei membri, l’opposizione italiana ha però bloccato l’ammissione dell’India. Ciò avrebbe preoccupato la Casa Bianca