Licio Gelli morto
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Licio Gelli: le frasi che spiegano che tipo di uomo fosse in realtà

Il 15 dicembre del 2015 è morto ad Arezzo Licio Gelli, noto per essere stato maestro venerabile della loggia massonica segreta P2. Con lui vengono sepolti molti dei segreti più oscuri della storia repubblicana. Fu condannato per calunnia aggravata dalla finalità di terrorismo per aver tentato di depistare le indagini sulla strage alla stazione di Bologna del 1980, oltre che per procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato, calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola, e bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano. La lunga carriera del faccendiere è costellata da una serie di dichiarazioni più o meno note che è giusto ricordare.

OMOSESSUALITÀ –

“Gay e lesbiche? Durante il fascismo non esistevano”
(dall’intervista di Klaus Davi del 4 dicembre 2008)

“I gay nella P2 non li volevamo”
(dall’intervista di Klaus Davi del 4 dicembre 2008)

IMMIGRAZIONE –

“Agli immigrati gli si fa i campi d’accoglienza, io gli farei i campi di concentramento… con i fascisti venivano educati. Il nostro Signore, perché io sono cristiano, aveva già provveduto a dividere il mondo: da una parte i negri, da una parte i bianchi”
(dall’intervista di Klaus Davi del 4 dicembre 2008)

OBAMA –

“Non mi aspettavo la sua vittoria, i bianchi non hanno riflettuto che un secolo e mezzo fa i neri venivano incatenati e maltrattati, se Obama si ricorda dei suoi avi, non so che fine faranno i bianchi”.
(dall’intervista di Klaus Davi del 4 dicembre 2008)

BERLUSCONI –

“Berlusconi sta attuando il mio Piano di Rinascita Democratica alla perfezione… mi dovrebbero almeno dare il copyright!” (dall’Indipendente, 1996)

“Anche lui, Berlusconi intendo, è venuto meno rispetto a quei principi che noi pensavamo lui avesse… E ricordi che l’ho avuto per sette anni nella loggia, quindi credo di conoscerlo… l’ho anche aiutato, quando ho potuto…” (Intervista di Attilio Ievolella, “C’è un Piano ancora attuale“, Il Tempo, 28 gennaio 2011)

SERVIZI SEGRETI –

“Lei deve sapere che sono entrato nei Servizi di intelligence dello Stato italiano dopo un incontro con Mussolini che voleva conoscermi. Io, il volontario ‘Licio Gommina’ della guerra civile di Spagna, nella quale aveva perso la vita mio fratello. Il Duce mi chiese quale poteva essere la ricompensa che lo Stato italiano poteva dare alla mia famiglia. In quella occasione, gli dissi che senz’altro mi sarebbe interessato conoscere il mondo dei Servizi segreti… Da allora non ne sono più uscito” (Intervista di Marco Dolcetta, Licio Gelli al Fatto: “Il bambinone Renzi e gli ex lacchè di Berlusconi”, Il Fatto Quotidiano, 23 maggio 2014)

MATTEO RENZI –

“Renzi è un bambinone, visto il suo comportamento che è pieno di parole e molto ridotto nei fatti: non è destinato a durare a lungo…” (Intervista di Marco Dolcetta, Licio Gelli al Fatto: “Il bambinone Renzi e gli ex lacchè di Berlusconi”, Il Fatto Quotidiano, 23 maggio 2014)

“È circondato, però, da mezze tacche: gli ex lacchè di Berlusconi. Fini, che ho conosciuto bene, quando faceva l’attendente ossequioso di Giorgio Almirante cui prestavo denari per il Msi. Soldi sempre resi… quello sì che era uomo di parola. E poi Schifani, Alfano: personaggi non certo di livello. Berlusconi ha sbagliato con le giovani donne, ma soprattutto circondandosi di personaggi di bassa levatura… Penso a Verdini, un mediocre uomo di finanza; è un massone… credo, ma non della nostra squadra” (Intervista di Marco Dolcetta, Licio Gelli al Fatto: “Il bambinone Renzi e gli ex lacchè di Berlusconi”, Il Fatto Quotidiano, 23 maggio 2014)

MASSONERIA –

Giulio Andreotti sarebbe stato il vero “padrone” della Loggia P2? Per carità… io avevo la P2, Cossiga la Gladio e Andreotti l’Anello. (da Licio Gelli: “Berlusconi un debole, Andreotti a capo dell’Anello e Fini è senza carattere“, intervista della rivista settimanale Oggi, 15 febbraio 2011)

FASCISMO –

“Sono nato sotto il fascismo, ho studiato sotto il fascismo, ho combattuto per il fascismo, sono un fascista e morirò fascista”
(Intervista su Odeon Tv )

«Subito dopo la dipartita di mio fratello in combattimento – ha raccontato -, venni allontanato dal fronte e mi fecero ritornare con lo scaglione dei cosiddetti diecimila. Quando sono arrivato a Pistoia ricevetti dal federale una comunicazione che Mussolini desiderava incontrarmi. Sono stato a Roma, a Palazzo Venezia ed ebbi una grande emozione quando (il Duce ndr) mi ha preso e stretto la mano, e mi ha abbracciato chiedendomi, dopo che la mia famiglia aveva già dato un grosso contributo alla causa fascista, che cosa avrei voluto e desiderato fare. Gli dissi: Servire il partito. Lui mi mise a frequentare il centro dei corsi di preparazione politica alla Farnesina, dai quali sono uscito con il grado di Ispettore Nazionale che mi destinò dopo a Cattaro nella ex Jugoslavia»
(Venerabile Italia, prima puntata)