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Roma, i due clandestini che tentano di disarmare i militari al grido di «Allah è grande»

Una pattuglia di militari di guardia alla Basilica di Santa Maria Maggiore è stata oggetto di un’aggressione a opera di due uomini, un palestinese e un tunisino, che hanno cercato di sottrarre ai militari le armi d’ordinanza. Nel fare questo, i due avrebbero urlati frasi inneggianti ad Allah.

IGNORATI DAGLI ALTRI STRANIERI –

Il fatto, che risale a lunedì sera, è riportato oggi sul Messaggero in un articolo a firma di Elena Panarella. I due uomini erano già soggetti da un provvedimento di espulsione, ma erano rimasti in Italia da clandestini:

Non è stato facile immobilizzarli: i due infatti, nel tentativo di sottrarsi all’arresto, hanno cercato di coinvolgere e far intervenire in loro aiuto, altri stranieri presenti nelle vicinanze della Basilica. Ma gli altri extracomunitari li hanno ignorati. Il tunisino e il palestinese hanno inveito anche contro i poliziotti intervenuti sul posto, sia con minacce verbali che fisiche. Un atteggiamento che hanno reiterato anche negli uffici del commissariato Viminale, proferendo frasi contro le forze dell’ordine, l’Europa e il Papa. Poi è scattato l’arresto per resistenza e minacce a pubblico ufficiale e istigazione a delinquere con finalità di terrorismo. I due sono stati raggiunti anche da un nuovo decreto di espulsione. Dalle verifiche effettuate dagli investigatori, è emerso che i due stranieri, destinatari di diversi provvedimenti di espulsione, non avevano mai ottemperato a tale ordine. Ora si trovano nel Cie di Bari in attesa di essere rimpatriati, ma si indaga sul loro comportamento per capire se dietro a quanto accaduto ci sia anche il coinvolgimento di altre persone. Il presidio di militari a Santa Maria Maggiore è stato predisposto nell’ambito dei servizi di sicurezza previsti per tutta la durata del Giubileo. In tutto vengono presidiati circa 150 siti sensibili e vengono impiegati 2.250 uomini delle forze armate che supportano il lavoro delle forze dell’ordine.

 

(Photocredit copertina: ANSA/ANGELO CARCONI)