Il sindaco Anne Hidalgo: «Parigi resta Parigi. Le stragi non ci cambieranno. I terroristi perderanno»

di Redazione | 03/12/2015

Anne Hidalgo

«Hanno cercato di imporre il silenzio con le armi, impedirci di parlare, ascoltare, discutere, attaccando quartieri in cui convivono diverse generazioni, lingue e culture. I terroristi perderanno». Sono le parole di Anne Hidalgo pronunciate nel corso di un’intervista rilasciata a Repubblica. Il sindaco di Parigi, che ha vissuto in prima linea gli attentati del 13 novembre, si mostra fiduciosa sul futuro della capitale francese e sulla capacità dei parigini di reagire.

 

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ANNE HIDALGO: «GLI ATTENTATI NON CI FERMERANNO» –

«Stragi e minacce non ci cambieranno», dice. «La capitale – spiega – è stata colpita perché incarna tutto ciò che gli adoratori della morte odiano: la vita cosmopolita, generosa, non sottomessa». Ma ora «Parigi resterà sempre Parigi». «Nessuno – afferma ancora Hidalgo – potrà cambiare la nostra natura, ovvero trasmettere la gioia, l’amore per la festa, esprimere passioni e la voglia di incontrarsi». Riporta il corrispondente Anasi Ginori:

La capitale francese continuerà a essere il palcoscenico di una “festa mobile” come scriveva già Ernst Hemingway?

«Parigi è in lutto ma è una città viva, che vuole continuare a vivere. I parigini l’hanno dimostrato. Qualche ora dopo gli attentati abbiamo visto la loro dignità e solidarietà, il loro coraggio. Sono molto fiera dei miei concittadini. Abbiamo lanciato un messaggio al mondo: siamo in piedi e resteremo uniti».

Prima Charlie, ora i café e il Bataclan: perché il terrorismo ha colpito la stessa zona, a dieci mesi di distanza?

«I terroristi hanno cercato di imporre il silenzio con le armi, impedirci di parlare, ascoltare, discutere, attaccando quartieri in cui convivono diverse generazioni, lingue e culture. I terroristi perderanno. Meno di quarantotto ore dopo gli attentati, i parigini sono tornati fuori dai café tra amici, ancora più felici di ritrovarsi e celebrare la vita».

Ci può raccontare la sua notte del 13 novembre?

«Sono arrivata davanti al Bataclan verso le 23 e me ne sono andata solo alle 2 di notte, dopo che l’assalto delle forze dell’ordine era terminato, tutti i feriti erano stati portati in ospedale e il perimetro messo in sicurezza. Volevo dare il mio sostegno alle vittime e ai loro cari, ma anche a tutte le persone che hanno partecipato ai soccorsi, molte sono venute in modo spontaneo. Uno slancio di solidarietà che è proseguito».

Nel raduno mondiale dei sindaci di domani parlerete anche della lotta al terrorismo?

«Certo, dobbiamo far fronte insieme. Città come Beirut, Bamako, Tunisi o Parigi sono colpite perché rappresentano la libertà, l’umanesimo. Siamo davanti alla stessa minaccia: un nemico dell’umanità, della diversità, un artefice del male che colpisce in modo cieco e il cui unico desiderio è sterminare la vita, ignorando le frontiere».

(Foto di copertina da archivio Ansa. Credit: EPA / CHRISTOPHE PETIT TESSON)