Così Francesca Chaouqui voleva ricattare Silvio Berlusconi

di Redazione | 01/12/2015

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Pur di non far scrivere il vaticanista Fabio Marchese Ragona sul Giornale, Francesca Chaouqui era disposta al ricatto nei confronti di Paolo Berlusconi, che del quotidiano di Alessandro Sallusti è editore: colpevole di aver scritto articoli che parlavano (in modo non lusinghiero) di lei, il vaticanista doveva essere messo a tacere. Con le buone o le cattive: e le cattive sono, appunto, le pressioni sull’editore del quotidiano, che arrivano fino all’estorsione. Eppure entrambi i diretti interessati smentiscono.

FRANCESCA CHAOUQUI E LA REPLICA DI SILVIO BERLUSCONI “MAI PARLATO DI ROGATORIE”

“Mai la Signora Chaouqui ha neppur lontanamente parlato con me di asserite rogatorie relative a mio fratello Silvio su presunti conti presso la banca Vaticana, conti ovviamente inesistenti”, ha affermato Paolo Berlusconi in una nota. “Ancora una volta il nostro nome è tirato in ballo senza alcun fondamento”, dice in merito alla vicenda Vatileaks. “In relazione al mio presunto coinvolgimento nella vicenda della signora Francesca Chaouqui – spiega Paolo Berlusconi – voglio precisare” che “quando Il Giornale pubblico’ le frasi apparse su un social network attribuite alla Signora Chaouqui, la stessa contatto’ direttamente il direttore Sallusti asserendo che si trattava di un falso. Per questo motivo Sallusti di sua iniziativa ritenne opportuno mettere in atto ulteriori accertamenti. Io parlai casualmente dell’argomento con il direttore solo posteriormente, a fatti accaduti, e mai interferii nella vicenda”. A completare la nota di Berlusconi Francesca Chaouqui a “Ballarò” su Rai3: “Non sono mai stata a Palazzo Grazioli. Berlusconi non l’ho mai visto in occasioni private”.

FRANCESCA CHAOUQUI VOLEVA RICATTARE SILVIO BERLUSCONI: IL VATICANISTA DEL GIORNALE DEVE TACERE

E’ il reato per cui è indagata la Chaouqui, ipotesi che a Roma si è trasformata in induzione alla concussione e che coinvolgerebbe anche Paolo Berlusconi per non aver denunciato il fatto; sembra che i pubblici ministeri romani siano più convinti di poter portare a casa l’addebito di estorsione. Al di là del punto giuridico, Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera ci disegna il quadro emerso dalle carte che viaggiano fra Trani, il Vaticano e Roma.

Avrebbe utilizzato ogni mezzo, qualsiasi notizia appresa in Vaticano per minacciare e ricattare le persone. E per rendere ancora più efficaci gli avvertimenti, Francesca Chaouqui avrebbe fatto valere proprio il ruolo di componente della Cosea, la Commissione della Santa Sede per gli affari economici, affidatole direttamente da papa Francesco. Lo fece anche con i fratelli Paolo e Silvio Berlusconi, parlando direttamente con l’editore de Il Giornale . Lo avvisò che avrebbe fatto in modo di far accogliere le richieste di rogatoria presentate dalla magistratura nei confronti dell’ex Cavaliere e reso noto il contenuto delle istanze, se non fossero stati esauditi i suoi desideri. Per questo è adesso indagata insieme con il marito Corrado Lanino per induzione alla concussione e intrusione informatica dalla procura di Roma.

La Chaouqui ostentava insomma la possibilità di favorire l’accoglimento delle rogatorie internazionali, in danno di Silvio Berlusconi.

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La donna dialoga spesso al telefono con Paolo Berlusconi, si lamenta per alcuni articoli, arriva a chiedere che Fabio Marchese Ragona, il vaticanista del quotidiano di famiglia, non scriva più. Chiede di parlare anche con il direttore Alessandro Sallusti, cerca di convincerli. E quando capisce che forse non riuscirà a ottenere il risultato, passa alle maniere forti. Comincia a parlare di istanze di rogatorie giunte in Vaticano che riguardano gli affari di Silvio Berlusconi. Assicura di avere il potere per concedere l’assistenza giudiziaria ai magistrati. Poi va oltre, minaccia di rendere noto il contenuto dei documenti. Il pubblico ministero Elisabetta Massini le contesta il reato di estorsione. Ma qualche settimana fa, quando decide di trasmettere il fascicolo a Roma per competenza, cambia l’ipotesi accusatoria in induzione alla concussione. Ritiene infatti che nel suo ruolo di componente della Cosea, Chaouqui abbia veste di pubblico ufficiale. E dunque iscrive nel registro degli indagati anche Paolo Berlusconi, perché non avrebbe denunciato il ricatto.

Come dicevamo, la vicenda giudiziaria potrebbe avere esiti di genere diverso a seconda delle scelte dei pubblici ministeri.

In realtà è un’impostazione che i pm romani sembrano non condividere, visto che i funzionari della Santa Sede non possono essere equiparati tutti ai diplomatici. E soprattutto ritenendo la famiglia Berlusconi vittima della minaccia. L’esame del fascicolo è tuttora in corso visto che contiene decine e decine di intercettazioni. Alla fine saranno interrogati tutti i protagonisti, compresa la Chaouqui, che ieri ha fatto sapere di volersi presentare, e suo marito. Poi è possibile che si proceda con la richiesta di rinvio a giudizio. Ennesimo capitolo di una vicenda che imbarazza le gerarchie vaticane proprio per aver affidato alla donna un incarico tanto delicato e strategico.

Copertina: AnsaFoto