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Rodolfo Corazzo spara al ladro e dice: «Sono devastato, non dormo di notte»

Il gioielliere che ha sparato ai ladri in casa sua, Rodolfo Corazzo, non è affatto contento di quanto gli è accaduto: è stato accolto in casa da tre persone che lo hanno obbligato ad aprire la porta di casa e a disattivare gli allarmi. Volevano banconote e altri valori, e lui li avrebbe anche consegnati, ma i rapinatori hanno chiesto anche di più, e lì Corazzo – che gira sempre armato – ha sparato in aria. I rapinatori hanno risposto al fuoco, e lui ha sparato ad uno di loro, uccidendolo.

RODOLFO CORAZZO, IL GIOIELLIERE CHE HA SPARATO AL LADRO: “SONO DEVASTATO”

Al Messaggero racconta la sua versione dei fatti.

 Ieri mattina Rodolfo Corazzo è tornato al lavoro, reduce da quella che definisce «la notte più brutta della mia vita, un’ora e mezza ostaggio dei rapinatori sotto la minaccia delle armi. A un certo punto mi hanno avvicinato un coltello alla faccia: se non mi dite dove sono i soldi vi apriamo tutti e tre. A questo punto non ho voluto più esitare, appena si è presentato il momento buono ho estratto la pistola».

Dopo quello che le è accaduto c’è chi la definisce un eroe.
«Eroe? Ma no, in questo momento sono distrutto. Mi hanno costretto a sparare e non è certo bello ciò che ho fatto. E’ terribile e non lo auguro a nessuno».

Aveva già subito furti?
«Negli anni ’90 la banda del buco entrò nel mio negozio e portò via tutto, qualche hanno fa hanno provato a entrare a casa. Hanno strappato l’antifurto e l’hanno gettato in piscina, per fortuna il vicino se ne è accorto e ha dato l’allarme. Adesso cambieremo le nostre abitudini per difenderci ancora, perché nessuno ci difende. Questa paura ce l’ho, siamo senza difesa, è percepibile da tutti».

Per questo gira armato.
«Faccio il gioielliere, è una questione di sicurezza, colleziono armi e sparo al poligono. Le mie pistole erano tutte dichiarate e chiuse nel caveau con la porta blindata. Grazie a Dio avevo un’arma addosso, se no ci avrebbero uccisi, ne sono certo».

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Una pistola che è sfuggita al commando.
«L’avevo in tasca, ma se se ne fossero andati con il bottino non l’avrei usata. Ho collaborato, ho fatto tutto quello che mi hanno chiesto ma non gli bastava, volevano gioielli e denaro che non avevo. Erano nervosi, mi gridavano ”bugiardo, dacci il resto della roba”. Poi hanno portato di sopra mia figlia e l’hanno spaventata: se tuo papà non dice dove sono i soldi gli taglieremo le dita».

A quel punto ha sparato»
«Volevo far loro capire che ero armato e farli andare via. La mia versione è documentabile, è quella che vedranno gli investigatori nelle cassette del sistema di videosorveglianza. I rapinatori mi hanno chiesto di staccarlo e gliel’ho consegnato, ma l’hanno lasciato cadere durante la fuga».

Si è reso conto che Frrokaj era morto?
«Non sapevo nemmeno di averlo colpito. L’ho capito dopo. Stanotte non ho dormito e non dormirò per molte altre notti. Sono devastato».