La vera storia di Adeste Fideles bandita da scuola perché «troppo cristiana»

di Valentina Spotti | 23/11/2015

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«Adeste Fideles troppo cristiana, non va suonata a scuola». Matteo Salvini legge una notizia proveniente da Bergamo e tuona su Facebook con l’ennesimo post a salvaguardia del concetto de”l’Italia agli italiani”, ma prende un piccolo granchio. E si scopre che le cose non sono proprio andate come si pensava: all’origine di tutto ci sarebbe una notizia mal riportata, nonché una dirigente scolastica molto ferrata sulle fiabe dei fratelli Grimm.

«ADESTE FIDELES TROPPO CRISTIANA» –

Tutto comincia questa mattina, quando il leader della Lega Matteo Salvini pubblica un post indignato contro la preside della scuola di Casazza (Bergamo), rea di aver “bandito” Adeste Fideles – famoso canto natalizio tipico della tradizione cattolica – dalla scuola perché «avrebbe potuto mettere a disagio i bambini di altre religioni». Salvini non ci va leggero e scrive:

Scuola di Casazza (Bergamo).
Il dirigente scolastico, Maria Antonia S., chiede al Corpo Musicale della Parrocchia di non suonare “Adeste Fideles” durante il prossimo Concerto di Natale: sarebbe una canzone TROPPO CRISTIANA, potrebbe mettere a disagio a bimbi di altre religioni.
Per me il DISAGIO vero ce l’ha questa “insegnante”!!!!!
Genitori e insegnanti, RIBELLIAMOCI a queste follie.
La Pace del Futuro si fonda sulla condivisione del nostro Passato.

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Facebook/Matteo Salvini

LA STORIA –

In realtà le cose non sono proprio andate così. La faccenda è stata ricostruita da Bufale un Tanto al Chilo, che spiega come tutto sarebbe nato da un articolo di BergamoNews che, inizialmente, ha riportato solo parte della storia, questa:

L’insolita richiesta è arrivata direttamente dalla scuola e già si annunciano polemiche: al tradizionale concerto di Natale del 19 dicembre prossimo nella palestre dell’Istituto Comprensivo Statale di Casazza la banda parrocchiale del paese non potrà suonare Adeste Fideles perché brano troppo legato alla religione cristiana e che potrebbe offendere i bambini di altre fedi. […] “E’ stato considerato ‘troppo cristiano’ – spiega Silvia Micheli, 28enne componente del Consiglio direttivo della banda – Ci è stato detto che, siccome Casazza è un paese multiculturale e a scuola ci sono bambini di diverse fedi, avrebbe potuto offendere le altre credenze. La richiesta ci ha lasciati un po’ sbigottiti perchè essendo una banda parrocchiale e dovendo eseguire un concerto tradizionale di Natale pensavamo di avere la possibilità di suonare qualcosa di tipico: essendo ospiti, però, abbiamo deciso, senza polemica alcuna, di accogliere l’invito e di virare su ‘Jingle bell rock’, meno connotato”.

LA SPIEGAZIONE DELLA PRESIDE –

In realtà, la richiesta del dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Statale di Casazza nasceva da un’osservazione: lo spettacolo si intitolava I musicanti di Casazza, versione riveduta, corretta e “geolocalizzata” della celebre fiaba dei fratelli Grimm, che racconta la storia di un gruppo di animali che decidono di lasciare le proprie fattorie per andare a Brema e unirsi come musicisti nella banda della città. Ne I musicanti di Brema non c’è alcun accenno al Natale. E la preside, Maria Antonia Savio, si era chiesta cosa c’entrasse Adeste Fideles nel concerto dedicato ai suoi scolari. L’obiezione della preside è stata riportata in un altro articolo di Bergamo News, pubblicato lo stesso giorno:

“I fatti non sono andati assolutamente come è stato raccontato – dichiara -. Io non ho impedito nulla, peraltro non ho mai parlato con la banda”. E ricostruisce: “In una riunione di interclasse con gli insegnanti ho soltanto chiesto cosa c’entrasse quel brano con il progetto didattico che si stava costruendo e che si intitola ‘i musicanti di Casazza’”. La dirigente sottolinea che la sua preoccupazione non è mai stata e non è certo ora quella di proporre e far cantare un brano “troppo cristiano”, ma quella di essere coerente con il progetto che è una rivisitazione dei musicanti di Brema.

Matteo Salvini, a quanto pare, ha letto solo il primo articolo e – in buona o in cattiva fede? – ha tratto le sue conclusioni: del resto, nella prima versione della storia pubblicata da Bergamo News non ci sono – in buona o in cattiva fede? – riferimenti al secondo articolo, dove vengono riportate parole della preside e le sue ragioni.

(Photocredit copertina: AHMAD GHARABLI/AFP/Getty Images)