laura antonelli morta
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Laura Antonelli, la vera storia di una donna morta oggi ma non da oggi

Laura Antonelli è morta. La celebre attrice si è spenta a 74 anni a Ladispoli, vicino Roma. Laura Antonelli aveva vissuto l’apice della propria carriera a cavallo degli anni ’70 e ’80, prima in pellicole soft-erotiche, poi nel cinema d’autore. L’ha trovata la donna delle pulizie, alle 8.30, priva di sensi in casa. Gli operatori del 118 sopraggiunti da lì a poco hanno solo potuto constatarne il decesso.

LAURA ANTONELLI E IL CINEMA

Rodolfo Sonego, sceneggiatore storico di Alberto Sordi, raccontava che conobbe Laura Antonelli 17enne. Era già un’insegnante di ginnastica, non faceva nulla per essere irresistibile, ma lo era. “Aveva una bellezza ingannevole ed estremamente desiderabile” raccontava. Ed era così, quell’avvenenza così potente e allo stesso tempo immediata, che sapeva incarnare l’apice della sensualità nell’immaginario maschile, anche perché vissuta con maliziosa ingenuità, fu anche la sua maledizione. Già, perché l’essere il sogno erotico di tutti gli italiani non le venne mai perdonato. Non glielo perdonò l’amante Belmondo, che la picchiò spesso, per gelosia. Non gliela perdonò l’Italia quando quella bellezza sfiorì e volle dimenticarla, con la stessa violenza con cui l’aveva amata, consumandola con il suo desiderio.

LAURA ANTONELLI E LA DROGA

Non gliela perdonò l’opinione pubblica quando la massacrò mediaticamente per una vicenda di droga. Che la mostrò esteticamente sfatta e che le costò un declino, fisico, psicologico ed economico da cui non si riprenderà. Laura Antonelli ebbe molti problemi di droga. Nel 1991 le vengono trovati in casa 36 grammi di cocaina e viene arrestata. Non si riprenderà più da quegli eventi, finendo per dar loro la colpa del proprio declino. D’altronde proprio a Sonego lei lo disse “guarda che io sono pazza”. Lo dice un bel libro “Il cervello di Alberto Sordi. Rodolfo Sonego e il suo cinema” (ed. Adelphi) di Tatti Sanguineti. 

LAURA ANTONELLI E MALIZIA

Nel 1973 Laura Antonelli entrò prepotentemente nell’immaginario erotico ed emotivo del Belpaese con Malizia, opera di Salvatore Samperi che, forse, come solo Divorzio all’Italiana di Germi, cambiò anche qualcosa nella nostra percezione della morale. Non a caso, come Stefania Sandrelli (ne La Chiave di Tinto Brass), aveva una bellezza pura, quasi infantile, e allo stesso tempo incredibilmente sensuale. E non si poneva il problema di raccontare un pranzo in cui figlio e padre se la contendevano sotto il tavolo o di un ragazzo (Alessandro Momo, morto giovanissimo per un incidente in moto) che al cinema stringe la mano della fidanzata e con l’altra cerca il piacere della terza incomoda. E quegli occhi, quelli di Laura Antonelli, non erano mai colpevoli, ma consapevoli, magari sorpresi, ma anche pieni di desiderio di non essere solo vittima del desiderio maschile, ma partecipe.

LAURA ANTONELLI, L’ESILIO

Probabilmente anche per questo, Laura Antonelli fu estromessa dai giri che contavano. Perché era troppo bella, troppo pazza, troppo sincera. “Nun me piase, nun me interesa” era la frase che diceva più spesso. Diva anni ’70 e ’80, fece incassare produttori, colleghi, distributori. Che però, dopo lo scandalo della droga, approfittarono per voltarle le spalle. Ma ci era cascata anche perché nasceva in quegli anni la schiavitù dell’eterna giovinezza che la portò a un’operazione di chirurgia estetica. Quell’intervento la sfigurò, le costò amori e contratti. E al danno si aggiunse la beffa di un risarcimento grottescamente tardivo, solo nel 2006. Era brava Laura, ma troppo bella perché glielo riconoscessero. Erotismo, dramma e commedia erano nelle sue corde, come dimostrava la romana schietta e diretta di Rimini Rimini.

Visconti, Patroni Griffi, Dino Risi sapevano che talento fosse. Ma lei si divertiva anche a giocare con caratteristi come Adriano Pappalardo, Maurizio Micheli e Lino Banfi. Sì, proprio lui, che insisté qualche anno fa per farle avere la legge Bacchelli. Lei e la sua badante, infatti, erano ormai al limite dell’indigenza: l’oblio del cinema e una depressione invincibile l’avevano relegata a un’esistenza di stenti. E lì, Laura, ebbe uno scatto d’orgoglio. Ma fece anche capire che lei, per il mondo, era già morta. Chiese di ignorare l’appello dell’amico. Con garbo e dignità, scrisse poche parole in una lettera. “Mi farebbe piacere vivere in modo più sereno e dignitoso anche se a me la vita terrena non interessa più. Vorrei essere dimenticata”. Voleva che rimanesse l’immagine di quella donna bambina che fece impazzire tutti, non di un’attrice sconfitta. E allora ciao Laura. Salutaci Alessandro, che si schiantò con la moto di Eleonora (Giorgi).

LAURA ANTONELLI, GRANDI MAGAZZINI

Laura Antonelli, durante gli anni ottanta, entra nel cast di Grandi magazzini diretto dai registi Castellano e Pipolo. Laura è Helèna Anzellotti, moglie del dottor Umberto Anzellotti direttore del personale.

LAURA ANTONELLI, CASTA E PURA

Nei panni di Rosa, in un film erotico del 1981, diretto dal regista Salvatore Samper, Laura Antonelli subisce la metamorfosi dalla castità all’autonomia sessuale.
In Peccato veniale invece tenta l’adolescente Sandrino, in vacanza al mare con la famiglia. Laura Antonelli è Laura, moglie del fratello maggiore del ragazzo, Renzo.

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LAURA ANTONELLI, CON DIEGO ABATANTUONO

Laura recita al fianco di Diego Abatantuono in Viuuulentemente mia, regia Carlo Vanzina. Nel 1985 è La Venexiana, omonima commedia del ‘500, con Monica Guerritore ed a Jason Connery (figlio del più famoso Sean).

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LAURA ANTONELLI LE MINI SERIE TV

Sul piccolo schermo è conosciuta per due mini-serie televisive: Gli indifferenti (1988) e Disperatamente Giulia (1989), rispettivamente di Mauro Bolognini ed Enrico Maria Salerno.