Pierferdinando Casini: “Unioni civili? Rischiamo di aprire alle madri in affitto”

di Redazione | 29/05/2015

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Pierferdinando Casini: “Le unioni civili? Facciamole, ma dobbiamo fare attenzione. Rischiamo di aprire la strada alle madri di comodo e all’utero in affitto“. Sul ddl Monica Cirinnà prende le distanze in maniera netta, non senza lasciare spiragli di trattativa verso il governo di Matteo Renzi, il leader dell’Unione di Centro che tramite il gruppo parlamentare Area Popolare è parte costitutiva della maggioranza che sostiene il governo: “Il premier deve fare attenzione”, dice Casini, “a non andare fuori strada”.

PIERFERDINANDO CASINI: “UNIONI CIVILI? SERVE ATTENZIONE”

Il leader centrista viene intervistato da Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera.

«Facciamola, la legge. Ma unioni civili e matrimonio devono rimanere su un terreno diverso: il matrimonio è legato alla generazione e all’educazione dei figli. Io ho rispetto per l’affettività di tutti. Ho molti amici gay, l’ultima cosa che potrei pensare è imporre una morale agli altri. Ma chiedo rispetto anche per chi la pensa diversamente».

Il leader dell’UdC lancia un monito al governo: attenzione a formulare la normativa in maniera adeguata, perché se la legge equiparasse sostanzialmente le unioni civili omosessuali ed eterosessuali al matrimonio, si arriverebbe a degli esiti tutt’altro che auspicabili, secondo l’ex presidente della Camera.

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Renzi sostiene la legge sulle unioni civili. E lei Casini sostiene il governo. Come la mettiamo? 
«Io sostengo Renzi perché sta lavorando bene. Non mi auguro che Renzi vada fuori strada, perché con lui andrebbero fuori strada l’Italia e gli italiani. Ma in questo caso non possono prevalere vincoli di governo. Ci vuole libertà di coscienza garantita per tutti. Non sarei scandalizzato se parte di Forza Italia e dei 5 Stelle votassero per parificare le unioni civili alle famiglie; ma non mi sento legato da vincoli di maggioranza. È un tema di coscienza: ne rispondo a me stesso prima che ancora che ai miei elettori».
Cos’è che non va nella proposta di legge del Pd? 
«È un passo verso il parallelismo tra unioni civili e matrimonio, e in un secondo momento farà sì che conviventi omosessuali possano crescere figli. Ad esempio è previsto che, con l’assenso dell’ex moglie, una coppia gay possa adottare i figli del primo matrimonio di uno dei due conviventi. Ma le unioni civili possono avere diritti e doveri a se stanti; non possono essere la fotocopia del matrimonio. Stiamo dando valore assoluto a un diritto soggettivo delle persone, inteso come pretesa al di fuori dei confini del naturale. Su questa strada si arriverà all’utero in affitto, ai matrimoni di comodo con sfruttamento dei più deboli: molte coppie gay utilizzeranno, dove ci sono situazioni di bisogno, madri in affitto per avere dei figli che la natura, non la loro pretesa, gli precluderebbe».
Madri in affitto? 
«Utero in affitto, maternità a pagamento, maternità surrogata, scelga lei il termine. Il punto è: per il legislatore rappresenta ancora un valore la promozione della famiglia? Ha ancora un senso rispettare i diritti del più debole? E il più debole non è la coppia gay, è il bambino, che ha diritto all’affettività materna e all’affettività paterna».

Ma pesa il caso dell’Irlanda, il paese dalla cultura fortemente cattolica dove un referendum ha certificato che la maggioranza degli elettori si è schierata per l’approvazione delle nozze gay, in un ordinamento dove solo pochi decenni fa l’omosessualità stessa era addirittura reato.

Pier Ferdinando Casini, in Irlanda il 60% dice sì alle nozze gay. E in Italia? 
«Il pensiero unico sta diventando quello politically correct: l’Irlanda ha votato per le nozze gay; l’Irlanda è un paese cattolico che finalmente ha ascoltato la società civile; dobbiamo fare tutti mea culpa per il ritardo nella comprensione dell’evoluzione sociale, e chiedere scusa; chi difende un’idea tradizionale della famiglia è una specie di paria. A tutto questo io mi ribello».

Come finirebbe in Italia il referendum irlandese? 
«Non lo so. A una maggioranza che la pensa diversamente da me mi inchino, perché sono un democratico. Ma rifiuto l’idea che la maggioranza solo perché è maggioranza abbia ragione, e ci si debba piegare alle possibilità della scienza, magari programmandosi in base all’alchimia delle nuove frontiere il colore dei figli, dei loro capelli, dei loro occhi. Questo non è il segno di una società che avanza; è il segno di un’idea dominante che si impone»