Panama all’Italia: «Restituite la tangente di Lavitola»

di Redazione | 25/05/2015

Lavitola Panama

«Finmeccanica ci restituisca la tangente di Valter Lavitola». Arriva da Panama la rivendicazione che rischia di compromettere i rapporti tra l’Italia e il governo del paese centroamericano. A ricostruire il caso è il quotidiano “La Repubblica“, rivelando come il presidente panamense Juan Carlos Varela abbia chiesto prima a Renzi e poi all’amministratore delegato del colosso degli armamenti la restituzione di 18 milioni di euro. Ovvero, la percentuale che – come hanno ricostruito gli inquirenti con una perizia – corrisponderebbe per i pm al prezzo della corruzione.

Lavitola Panama Finmeccanica
Walter Lavitola (archivio Ansa Foto)

PANAMA-ITALIA, IL CASO DELLA TANGENTE DI LAVITOLA –

Nel 2010 Finmeccanica firmò tre contratti con la società Agafia Corp, che per le procure romana e partenopea sarebbe riconducibile allo stesso ex direttore de “L’Avanti” e all’ex presidente panamense Ricardo Martinelli. Tutti contenevano una clausola che obbligava a versare alla stessa Agafia il 10% dei 183 milioni di euro pagati per l’acquisto di elicotteri e radar. Ovvero, i 18 milioni oggi al centro del caso.

Ricorda Repubblica cosa accadde prima della stipula di quei contratti. A partire dall’incontro tra l’allora premier Silvio Berlusconi e lo stesso Martinelli, che ospitò il Cav per due giorni:

«Il viaggio non passò inosservato perché Valter Lavitola, ex direttore dell’Avanti, fu fotografato all’aeroporto mentre scendeva dalle scalette dell’Airbus alle spalle di Berlusconi. Nessuno all’inizio intuì la vera ragione della sua presenza. La visita si concluse con la stipula di un accordo di cooperazione intergovernativa: l’Italia si impegnava ad aiutare il partner nella difesa del Canale di Panama contro i narcotrafficanti.

Poco più di un mese dopo fu venne firmato un contratto del valore di 90,5 milioni di euro tra il ministero della Seguridad Publica della Repubblica di Panama e la controllata di Finmeccanica Selex per l’acquisto di 18 radar. Non fu l’unico “affare“: il 19 novembre venne firmato un altro contratto con Telespazio Argentina (società che fa sempre parte del gruppo Finmeccanica) per una cartografia digitale del valore di 15,7 milioni di euro, mentre un terzo accordo fu raggiunto il 7 dicembre con l’altra controllata AgustaWestland (76,9 milioni per l’acquisto di sei elicotteri).

I CONTRATTI SIGLATI E LA RICHIESTA DI PANAMA –

Risale a prima dell’accordo tra Berlusconi e Martinelli, al 17 giugno, la costituzione della società di diritto panamense Agafia Corp. Se dal punto di vista formale amministratrice era Karen Yizzel De Gracia Castro, la donna secondo la tesi degli inquirenti era soltanto una prestanome di Lavitola:

«Non solo. Il giorno prima era stata fondata anche la Lv Consulting, riconducibile sempre a Lavitola, la quale otterrà un incarico di consulenza da Finmeccanica grazie all’appoggio dell’allora direttore commerciale Paolo Pozzessere. Qualcosa si stava muovendo sottotraccia al di là dell’Atlantico, e chi sapeva si stava preparando. Tant’è che, con una tempistica assai curiosa, il 23 giugno 2010, prima ancora che Berlusconi e Martinelli si incontrino, Selex e Telespazio conferiscono ad Agafia (costituitasi appena sei giorni prima) il mandato per promuovere una vendita di cui ancora — in teoria — niente si sa. AgustaWestland stipula il contratto con Agafia il 27 luglio successivo, con questa giustificazione: «fornire la necessaria assistenza per concludere rapidamente e in modo favorevole la vendita dei 6 elicotteri modello AW139 al governo di Panama». La commissione per Agafia è del 10 per cento. La stessa prevista da Selex e Telespazio, quest’ultima addirittura riportando solo nell’appendice, all’ultima riga, la “compensation success fee”. Fin qui i fatti, così come sono stati ricostruiti in una perizia tecnica inviata ai pm napoletani Woodcock, Piscitelli e Curcio. «Chi ha stipulato i contratti con Agafia — scrive il perito — aveva certezza della conclusione dell’accordo intergovernativo e, dunque, doveva beneficiare di entrature e conoscenze nell’ambito governativo italiano o panamense ». La stessa Agafia viene fatta a pezzi. «Sembrerebbe non possedere sulla carta le necessarie dotazioni organizzative e professionali. Sembra ragionevole, forse addirittura scontato, ipotizzare l’esistenza di rapporti di non ben precisata natura tra Lavitola e Agafia».

Gli arresti di Lavitola e Pozzessere hanno bloccato le fatture tra le controllate di Finmeccanica e Agafia, quindi i 18 milioni non risultano versati. Il successore di Martinelli è intanto arrivato a Roma il 16 febbraio scorso, con tanto di carte processuali, rivendicando al premier italiano: «Poiché nel prezzo di 183 milioni erano compresi i 18 milioni della consulenza ad Agafia — è stato il ragionamento fatto al premier italiano dall’ambasciatore di Panama in Italia, Fernando Berguido — ridateci l’importo della tangente, o in denaro o con altri servizi di Finmeccanica. Lo dobbiamo ai cittadini di Panama», come riporta “Repubblica”.

Almeno per il momento, però, per Moretti, al quale Renzi ha girato la questione, non se ne parla. In attesa che le vicende giudiziarie si concludano. «Aspettiamo la fine di tutte le vicende giudiziarie, poi valuteremo».