Angelino Alfano Libia
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Abdel Majid Touil arrestato per colpa di dieci righe scritte dopo il suo fermo: nuovo imbarazzo per Alfano

Un arresto dalle basi probatorie quantomeno dubbie, se non nulle, ma sbandierato con toni da campagna elettorale, imbarazza ora il ministero dell’Interno diretto da Angelino Alfano. Adesso che i pm hanno precisato che Abdel Majid Touil, arrestato perché ritenuto collegato all’attentato del Bardo a Tunisi, si trovava in Italia al momento della strage, al Viminale la cattura “mediatica” si è già trasformata in un pasticcio. Con il leader di Ncd e ministro che ha spiegato che l’Italia ha «eseguito un mandato di arresto internazionale sulla base di indagini svolte in un altro Paese».

Come spiega il quotidiano “La Repubblica“, secondo fonti tunisine, Touil avrebbe accompagnato di persona due terroristi nei giorni della strage, poi ammazzati dai reparti speciali. Ed era considerato l’armiere del terroristi. Eppure in Italia non è stato trovato nulla contro il ragazzo 22enne arrestato. «Zero materiale probatorio» ufficiale. Di certo non si è mosso dall’Italia nei giorni della strage al museo della capitale tunisina. Arrivato in Italia il 17 febbraio scorso, dopo aver affrontato su un barcone di 15 metri un viaggio con 638 compagni di viaggio, Touil è rimasto nel nostro Paese , come confermano anche testimoni e registri. 

L’ARRESTO DI TOUIL: IL CASO CHE IMBARAZZA ALFANO –

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Sul quotidiano diretto da Ezio Mauro è il giornalista Carlo Bonini a spiegare come, secondo quanto riferiscono cinque diverse fonti qualificate della nostra Intelligence e del nostra Antiterrorismo, «non c’è stata alcuna indagine», «nessuna pista è stata battuta» semplicemente perché «nessuna pista esisteva». Si legge: 

«Il giovane è stato arrestato sulla base di dieci righe inserite in fretta e furia nel sistema Interpol dalle autorità tunisine il 19 maggio dopo che il ragazzo era già in stato di fermo e senza avere alcuna indicazione di fatto, neppure informale, della sua asserita responsabilità nella strage del Bardo. E tutto questo, al termine di una ricerca cominciata 45 giorni fa, con due fonogrammi dei servizi tunisini alle nostre due agenzie di Intelligence: l’Aise, lo spionaggio estero, e l’Aisi, il controspionaggio interno.

Serve un passo indietro per comprendere lo scenario. Nei primi giorni di aprile sia l’Aise che l’Aisi ricevono alcuni nomi di sospettati che avrebbero avuto un ruolo nel pianificare la strage. Tra questi nomi c’è anche Abdelmajid Touil, cittadino marocchino di 22 anni, la cui madre risiede in Italia. Tunisi chiede a Roma di individuare e fermare il ragazzo. Palazzo Chigi dà massima priorità al caso. Precisa Repubblica:

«Abdelmajid non risulta in nessuna banca dati domestica o europea. Per il nostro Paese è un illustre sconosciuto. C’è però una traccia che le due agenzie sviluppano. La madre di Touil, Fatima, ha presentato la denuncia di smarrimento del passaporto del figlio alla questura di Milano. Il 15aprile, i nostri Servizi trasmettono dunque questa informazione alla Polizia di Prevenzione e al Ros dei carabinieri, con un margine di approssimazione molto ridotto che invita a procedere con le ricerche nei comuni di Legnano e Trezzano sul Naviglio. La Digos e il Ros di Milano si mettono al lavoro. Hanno come riferimento la madre di Touil e un indirizzo di Gaggiano (comune vicino a Trezzano), dove la donna risiede.

LE DIECI RIGHE DI TUNISI CONTRO ABDELMAJID –

Abdelmajid viene individuato qualche giorno prima del 19 maggio:

«Anche se chi lo pedina ha un dubbio. Del ragazzo non esistono infatti né foto, né impronte digitali (i tunisini non hanno trasmesso né l’una, né le altre). Soprattutto, il ragazzo ha un fratello che pure potrebbe rispondere somaticamente alle indicazioni ricevute dai Servizi. E’ un’impasse da cui Digos e Ros, dopo qualche giorno di inutile attesa di informazioni dai tunisini, decidono di uscire con uno stratagemma. Il 19 maggio fanno fermare il ragazzo dai vigili urbani di Gaggiano per un controllo dei documenti. Che non ha. È la conferma — alla luce della denuncia di smarrimento del passaporto — che si tratta della persona che cercano. Abdelmajid Touil viene dunque preso in consegna dalla Digos. Ma come semplice clandestino. In quel momento, infatti, non esiste alcun titolo formale per arrestarlo per complicità nella strage del Bardo. Perché la richiesta di “ricerca” dei tunisini è rimasta fino a quel momento nel solo circuito informativo dei Servizi. In fretta e furia, le autorità tunisine inseriscono allora nel sistema informatico del circuito Interpol le dieci righe che consentono o, meglio, impongono l’arresto del ragazzo. È un elenco di reati senza alcuna indicazione di fatto: «Omicidio volontario, cospirazione al fine di commettere attenta- ti contro la sicurezza dello Stato, commettere un attentato al fine di mutare la forma di governo, incitare la popolazione ad armarsi, sequestro di persona a mano armata, partecipazione ad addestramento militare per commettere atti terroristici, reclutamento e addestramento di terroristi».

LE IMPRONTE –

Quando in Questura vengono prese le impronte, si scopre come queste siano presenti nella banca dati della Polizia, intestate a tale Abdimajid Tawil, soccorso il 17 febbraio nel canale di Sicilia dal pattugliatore della Marina Militare “Orione”:

«Abdimajid Tawil è un nome la cui pronuncia fonetica è identica a quella di Abdelmajid Taouil ed è verosimilmente figlia di un errore materiale di chi, a Porto Empedocle, aveva registrato quel ragazzo al momento dello sbarco. Ma quell’ incrocio di impronte svela improvvisamente una storia “politicamente sensibile”: l’arrivo in Italia di «un terrorista» su un barcone di disperati. Miele per la campagna sui migranti di Salvini, della Destra e dei 5 Stelle»

I DUBBI –

Sul coinvolgimento di Abdelmajid sulla strage del Bardo, però, ci sono non pochi dubbi:

«Tanto più per le modalità con cui si è arrivati alla cattura del ragazzo. Che non solo non si nasconde, ma ha fatto denunciare alla madre la scomparsa del suo passaporto dando delle generalità esatte (non esattamente un comportamento da martire di Allah). Ma Alfano ha altro in testa. Decide di vendere l’arresto e una delicata faccenda di sicurezza nazionale — che come tale dovrebbe essere neutra alla politica — come un successo personale e del governo. Il 20, giovedì, alle 9.50 viene data notizia alle agenzie e convocata una conferenza stampa a Milano. Il ministro, a Roma, parla di «successo investigativo », «piste», «prevenzione », «funzionamento del sistema di identificazione attraverso le impronte digitali». E trascina con sé il presidente del Consiglio Renzi che twitta le sue congratulazioni per l’operazione. Di cosa abbia realmente fatto Abdelmajid non importa niente a nessuno. E solo quando la frittata è fatta si “scopre” che il giorno della strage il ragazzo era nella scuola dove nessuno, prima di “ Repubblica”, aveva visto bene di bussare.