Matteo Renzi a Porta a Porta: «dobbiamo far capire che l’Italia è più grande della paura»

di Maghdi Abo Abia | 19/05/2015

Matteo Renzi a Porta a Porta: «dobbiamo far capire che l'Italia è più grande della paura»

Pensioni. Vitalizi. Scuola. Tasse. ImmigrazioneCalcio. Questi i temi affrontati da Matteo Renzi nell’intervista rilasciata a Porta a Porta, intervista che andrà in onda questa sera. E il Presidente del Consiglio ne approfitta per ribadire che l’Italia sta ripartendo: «Crescono dati, posti di lavoro, prospettive e ottimismo. L’Italia si è rimesso in moto, caspiterina!». Nonostante questo il Paese ha bisogno di fiducia. Continua Renzi: «In Italia ci sono 350 miliardi bloccati dalla paura. Ma dobbiamo far capire che l’Italia è più grande della paura».

Matteo Renzi a Porta a Porta: «dobbiamo far capire che l'Italia è più grande della paura»
ANSA/ANGELO CARCONI

«PARITARIE, OK ALLA DETRAZIONE MA LE SCUOLE VANNO VALUTATE» –

E per questo, spiega Matteo Renzi, bisogna investire nel cambiamento per evitare di rimanere al palo. E il cambiamento passa dalla rivoluzione della scuola e dell’università, rivoluzione che mette al primo posto il merito, con le paritarie che manterranno le detrazioni a patto di un maggiore impegno: «Una parte dei licei sono dei diplomifici: ci va chi paga e passa. Va bene dare la detrazione ma bisogna che la validità di quelle scuole sia valutata. Tutte le scuole italiane devono sapere che la parole magica è qualità». Renzi ha poi spiegato di aspettarsi manifestazioni e proteste facendo un mea culpa: «Mi aspettavo le manifestazioni in piazza. Ho sbagliato la comunicazione sulla scuola. E lo dico senza problemi, perché lo stereotipo dell’uomo che non deve chiedere mai va bene per i profumi».

«SULLA SCUOLA UNA DISCUSSIONE VERA» –

Il suo atteggiamento sembra però giustificato dalla complessità dell’argomento. Prosegue Renzi: «La risoluzione non è semplice, è una discussione vera. Io non posso pretendere di imporre la mia volontà, questa non è la legge elettorale». Niente decisionismi, quindi, ma volontà di arrivare ad un obiettivo, agevolato dalle politiche dell’esecutivo: «Questo è il primo governo che mette più soldi nella scuola. Siamo il primo governo a farlo da 30 anni». E per concludere sul merito, Renzi spiega che l’obiettivo è quello di trovare modi per valutarlo: «Studiamo dei modi in cui il professore bravo viene premiato. C’è quello bravo ma c’è anche quello che è un po’ meno bravo. Noi abbiamo fatto una serie di proposte, di alcune sono molto convinto ma alcune le abbiamo cambiate».

 

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I POTERI DEL PRESIDE –

Matteo Renzi parla anche del potere del Preside: «Se dobbiamo riguardare i poteri del preside li riguardiamo. Guardate che questa è la legge da 50 anni. Formalmente oggi il preside ogni anno fa l’assegnazione delle classi. Potrebbe decidere l’insegnante di latino della sezione A e metterlo nella B. Non lo fa, perché giustamente cerca di privilegiare la continuità educativa». La riforma comunque ci sarà e si farà. E la conferma arriva da Renzi stesso: «il tempo del sei politico è finito. Sono dell’idea che si debba ascoltare e discutere su come fare a decidere chi è quello più bravo… Ma una parte degli insegnanti deve anche accettare che è finito il tempo del 6 politico. L’uguaglianza nella scuola è in partenza, una scuola vera dà al figlio dell’operaio e a quello dell’imprenditore gli stessi diritti, poi se uno è più bravo va avanti».

L’IDEA DI UN’USCITA ANTICIPATA DAL MONDO DEL LAVORO –

Renzi ha poi affrontato il nodo pensioni parlando di un qualcosa già accennato ieri in conferenza stampa al Consiglio dei Ministri, ovvero facilitare l’uscita dal mondo del lavoro di tutti coloro che sono disposti a rinunciare a una “piccola parte” della propria pensione: «Con la legge di stabilità stiamo studiando un meccanismo non per cancellare la Fornero, ma per dare un po’ di libertà in più. Se a 60 anni vuoi andartene accettando di prendere 30 euro in meno di pensione vogliamo darti la possibilità di farlo. L’Inps deve dare a tutti la libertà di scelta mettendo a disposizione i numeri. La nonna 60enne deve avere la libertà di muoversi con meno vincoli». Bruno Vespa prova a chiedere a Renzi se sarà possibile andare in pensione a 57 anno con un sistema flessibile, ma il Presidente del Consiglio lo blocca: «Non prendo un impegno con lei se non sono certo».

«LE PENSIONI? UN ARGOMENTO SCIVOLOSO» –

Matteo Renzi ha poi parlato del rimborso delle pensioni deciso dopo la sentenza della Consulta sull’incostituzionalità del blocco della rivalutazione, ha cercato di spiegare le decisioni del governo: «Le pensioni sono sempre un argomento scivoloso, perché giustamente hanno tutti qualcosa in più da chiedere. Ma con questa sentenza nessuno ci rimette dei soldi. Certo, quando è stata fatta la legge Fornero l’Italia era la malata d’Europa anzi siamo qui a prenderci le nostre responsabilità». Certo, le pensioni più alte non vedranno rimborsi. E il Presidente del Consiglio spiega che la cosa è voluta: «dovremmo restituire 18 miliardi a chi magari guadagna 6mila euro di pensione. I cittadini sanno che non ha senso prendere 18 miliardi e darli a chi sta già bene». Renzi ne ha avuto anche per i pensionati “baby”: «In questo Paese c’è gente che è andata in pensione a 40 anni. Non ce l’ho con loro, hanno avuto un diritto e l’hanno utilizzato. Ma ora c’è una generazione che avrà molte più difficoltà».

 

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«QUESTA STORIA DEI VITALIZI? IMBARAZZANTE» –

Non ci sono solo i baby pensionati ma anche coloro che godono di vitalizi. E Renzi non manca di farlo notare: «Ognuno deve fare qualche sacrificio in più. Che ci siano dei politici che hanno diritto alla pensione, io dico di sì. Ma sta storia dei vitalizi è insopportabile. È una battaglia sacrosanta. Io il vitalizio non ce l’ho. E quelli che stanno con me neppure. Quelli di prima sono andati via con uno-due-tre vitalizi».

IL NODO DELL’AUMENTO DELLE ADDIZIONALI IRPEF –

Renzi ha poi parlato delle tasse locali su domanda di Bruno Vespa che gli ha chiesto conto degli aumenti delle addizionali Irpef da parte di Lazio, Piemonte, Liguria e Abruzzo: «Per la prima volta nella storia parliamo del fatto che le tasse centrali non aumentano. Mentre sono anni che le addizionali territoriali crescono in molti comuni e in molte regioni, anche se ci sono comuni che non lo fanno. Poi ci sono 4 regioni che aumentano l’addizionale. Loro hanno portato l’addizionale ai livelli massimi. Ma volevano aumentare anche quelli e noi abbiamo messo una regola per cui non potevano aumentare il livello massimo. Questo deve fare il governo. Bisogna capire perché aumentano. I singoli spieghino perché li aumentano».

IL 730 PRECOMPILATO –

Il Presidente del Consiglio nel corso dell’intervista ha affrontato anche il tema del 730 precompilato rivendicando come 270 mila italiani abbiano già accolto la sperimentazione. Si tratta però di un primo passo di un lungo cammino: «è una sperimentazione, ancora non ci sono i dati della sanità, ma ci sono quelli bancari. Il mio sogno è arrivare a pagare le tasse col telefonino. E ci arriveremo».

IMMIGRAZIONE: NIENTE TRUPPE IN LIBIA –

Matteo Renzi ha poi affrontato il tema dell’immigrazione e della lotta alla criminalità confermando che non ci saranno operazioni di terra in Libia: «Io non mando le truppe italiane a farsi sgozzare senza un equilibrio e senza un ruolo della comunità internazionale. Non stiamo giocando a soldatini. Parliamo dei nostri figli, dei nostri nipoti». Allo stesso tempo, il Presidente del Consiglio si dichiara pronto ad intervenire per combattere gli schiavisti, anche se è solo una parte del problema. Questo perché «bisogna avere la consapevolezza che l’Italia da sola non ce la fa. Tra chi dice ‘accogliamoli tutti’ e chi dice ‘Respingiamoli tutti’ c’e’ una via di mezzo. Adesso le Nazioni Uniti dovrebbero approvare una risoluzione vediamo cosa, con i loro tempi, riusciranno a fare. L’Unione europea ha affermato che il problema non e’ solo italiano, ma adesso devono accettare il sistema della quote».

L’ITALIA RIPRENDERA’ LA NAVE AFFONDATA CON 800 PERSONE?

E per mandare meglio il messaggio, l’Italia si dichiara pronta a ritirare dal fondo del Canale di Sicilia il barcone affondato lo scorso mese con 800 persone al suo interno: « Voglio che tutto il mondo veda quello che è successo. E’ inaccettabile che qualcuno continui a dire occhio non vede cuore non duole. Costerà 15 milioni di Euro circa. Ci metteremo 4 mesi, voglio che tutto il mondo veda quello che è successo. Spero li paghi l’Europa, sennò li pagheremo noi». E sarà necessario intervenire, continua Renzi, «sulla frontiera sud della Libia. Bisogna che la comunità internazionale metta i campi in quell’area, penso al Niger».

SI AGLI STADI DI PROPRIETA’ –

Infine il Presidente del Consiglio parla di calcio, aprendo le porte agli stadi di proprietà e garantendo un aiuto del governo: «Vi sembra normale che gli stadi siano sempre vuoti perché bisogna superare i tornelli, togliere il tappo di plastica dalla bottiglie e poi entrano le bombe carta? I dirigenti del calcio devono capire che è arrivato il momento di non abusare piu’ della pazienza degli italiani. Io propongo un patto: si facciano gli stadi di proprieta’ e si consenta alle famiglie di tornare allo stadio. La politica è pronta ad aiutare quelle societa’ che vogliono fare gli stadi di proprietà».

LE FIGURACCE DEL CALCIO ITALIANO SECONDO RENZI –

Inevitabile in questo senso un riferimento all’inchiesta di questa mattina che ha portato a decine di arresti tra giocatori e dirigenti di squadre di Lega Pro e Serie D a causa del calcioscommesse: «Sono molto colpito da quello che sta accadendo nel mondo del calcio. Il calcio italiano non puo’ fare queste figuracce». E dopo aver confermato che bisogna far chiarezza sui diritti tv del calcio conferma il suo sostegno al Carpi ed al Frosinone, promossi in Serie A: «Io sono contento che due città di provincia arrivino in A. E non capisco le critiche e le polemiche. Vorrei sapere cosa c’è dietro. Bisognerebbe che i dirigenti del calcio, che spesso gli stessi in A e in B e anche in serie C o Lega Pro, come si dice ora, smettano di abusare della pazienza degli italiani». (Photocredit copertina ANSA/ANGELO CARCONI)