Tsipras: i cinque esempi di come non faccia pagare le tasse ai ricchi in Grecia

di Redazione | 13/05/2015

grecia tasse

La Grecia non persegue con durezza le tasse non pagate dai ricchi, nonostante una situazione finanziaria molto critica. Una linea di condotta che scontenta i Paesi creditori, che il quotidiano finanziario Handelsblatt sintetizza in cinque punti che mostrano come sconti o favori verso chi non paga le imposte proseguono come in passato. Il governo Tsipras sembra preferire la continuità nella politica tributaria, invece che correggere profondamente le disfunzionalità della raccolta erariale ellenica.

GRECIA TASSE

– La Grecia è un Paese caratterizzato da una delle più elevate evasioni fiscali d’Europa. Secondo l’Europa il governo Tsipras ha fatto poco o nulla per cambiare questa situazione, un atteggiamento che ha suscitato notevoli perplessità tra i Paesi dell’eurozona.

    • Il primo punto delle critiche dell’Eurogruppo alla Grecia sulle tasse riguarda la possibilità di rateizzare i debiti con la pubblica amministrazione. Le autorità europee hanno chiesto due volte al governo greco di non rateizzare i debiti pregressi con lo Stato per i contribuenti più ricchi. L’economista tedesco Klaus Masuch, uno dei tecnici della Troika, rimarca a Handelsblatt come il governo Tsipras abbia consentito anche ai più abbienti di beneficiare di questa misura.
    • Un’altra critica espressa dall’Eurogruppo nei confronti della Grecia è la mancanza di iniziative prese per riportare i capitali all’estero. In Svizzera ci sono, secondo le stime di un esperto di evasione fiscale internazionale, Friedrich Schneider, circa 80 miliardi parcheggiati dai ricchi greci nelle banche elvetiche. Secondo Schneider solo l’anno scorso 10 mila greci hanno portato i loro soldi in Svizzera, e la somma dei capitali trasferiti nei depositi elvetici dovrebbe essere raddoppiata in questi ultimi cinque anni. Fino a questo momento il governo Tsipras non ha neppure iniziato a dialogare con la Svizzera per stipulare un trattato simile a quelli conclusi da diversi Paesi europei, tra cui l’Italia.

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    • L’Europa attende da tempo la definizione dell’imposizione sulla prima casa, introdotta dal governo Samaras e che Tsipras aveva promesso di ridurre e anche cancellare in campagna elettorale. La tassazione sull’immobile di proprietà è particolarmente impopolare in Grecia, e gli annunci di Tsipras hanno portato a una significativa riduzione del gettito. Vista la precarietà delle finanze elleniche, il governo ha però preferito non modificare l’imposizione immobiliare introdotta dal governo Samaras.
    • L’Europa ha espresso in particolar modo un giudizio negativo sulla nuova legge sugli sfratti per morosità. Il governo Tsipras ha introdotto rilevanti modifiche per mitigare l’impatto sociale degli allontanamenti forzati degli inquilini che non pagavano le rate del mutuo. La Bce ha criticato in particolar modo i limiti introdotti dalla normativa, troppo laschi e generosi verso redditi medio-alti. La normativa impedisce l’esecuzione degli sfratti in caso di mancato pagamento di rate di un mutuo su prime case valutate fino a 300 mila euro. Questa regola vale per i proprietari che non abbiano redditi superiori ai 50 mila euro l’anno, con un patrimonio al di sotto dei 500 mila euro. Condizioni significativamente più alte rispetto al passato, e che secondo la Bce avvantaggerebbero anche chi non si trova in condizioni di disagio sociale.
    • Un alto settore in cui il governo Tsipras non ha dimostrato di voler correggere le distorsioni del sistema tributario riguarda i benefici fiscali garantiti alla produzione navale. Visto che la maggior parte degli armatori sposta le propri sedi all’estero per pagare meno tasse, da diversi anni la Grecia garantisce loro una pressione fiscale inferiore alle aliquote normali. Gli armatori non sono l’unico gruppo di professionisti a cui lo Stato garantisce benefici tributari.

Photocredit: LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images