Marco di Stefano, dieci conti esteri nascondono le tangenti?

di Redazione | 13/05/2015

marco di stefano mazzette

Marco di Stefano, dieci conti esteri nascondevano le tangenti? I pubblici ministeri stanno aspettando il risultato delle rogatorie internazionali verso la Svizzera e verso Montecarlo che hanno scoperchiato quello che secondo i Pm è davvero il “sistema Di Stefano”, un sistema corruttivo che si era insediato ai vertici della regione Lazio e che distribuiva appalti e prebende agli amici e agli amici degli amici.

MARCO DI STEFANO, DIECI CONTI ESTERI PER LE TANGENTI

Nei conti oltreconfine, scrivono i procuratori, il Di Stefano avrebbe “fatto transitare i capitali verosimilmente provento delle attività delittuose realizzate”, spesso con l’aiuto di sodali o, addirittura, parenti. Il Messaggero nella Cronaca di Roma diffonde stralci dalle carte recentemente depositate dai procuratori.

Ai piani alti della Regione Lazio esisteva una «lobby contraddistinta da caratteri di nepotismo», che si adoperava per favorire «personaggi facenti parte di una cerchia fidata e ristretta». A muovere le fila di quello che gli inquirenti descrivono come un ”sodalizio”, c’era l’ex assessore oggi deputato ex Pd, Marco Di Stefano

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L’organizzazione di Di Stefano, affermano i Pm, “agisce con il fine di accaparrarsi cariche pubbliche” al fine di inserire nei gangli vitali del sistema amministrativo “persone di sicura fiducia” allo stesso di Stefano.

Di Stefano, sostengono gli inquirenti, si sarebbe mosso «consolidando rapporti con imprenditori privati verosimilmente da favorire nell’assegnazione di appalti e contributi», e avrebbe anche fatto in modo che molte manifestazioni finanziate dalla Regione venissero gestite «da associazioni facenti capo ai suoi parenti»

In particolare le società del cognato e del nipote di Di Stefano, Maurizio ed Emiliano de Venuti hanno ottenuto soldi pubblici per organizzare e gestire manifestazioni pubbliche promosse dalla regione Lazio.

Secondo gli inquirenti, Di Stefano sarebbe intervenuto «sin dalle prime fasi dell’iter amministrativo», per poi fare in modo «che la manifestazione finanziata fosse seguita da funzionari amici e che venisse affidata per la materiale realizzazione alle società dei De Venuti» e di altri