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Unioni civili: cosa prevede il testo Cirinnà

In Parlamento da oltre un anno sono cominciati i lavori per varare una legge per il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali. I lavori sono partiti nel mese di marzo del 2014 in Commissione Giustizia al Senato. In 13 mesi sono stati esaminati ben 11 disegni di legge su unioni civili e disciplina delle convivenze ed anche una petizione ad essi attinente. Il 26 marzo 2015 è stato infine approvato un testo base e fissato il termine per la presentazione degli emendamenti (ore 18 di giovedì 7 maggio).

UNIONI CIVILI, COME NASCONO IL DDL CIRINNÀ

Il testo che ha ricevuto il via libera della Commissione è conosciuto anche come ‘ddl Cirinnà‘ dal nome della sua relatrice, la senatrice del Partito Democratico Monica Cirinnà, e si compone di 19 articoli. Si tratta di un provvedimento che garantirebbe alla coppia omosessuale molti dei diritti di marito e moglie, negando però l’adozione. Il testo Cirinnà garantisce infatti solo le stepchild adoption, ovvero le adozioni del figlio del proprio compagno. Secondo alcuni critici del testo di legge,  la Stepchild adoption non sarebbe altro che il cavallo di Troia per inserire nel nostro ordinamento la pratica dell’utero in affitto, ovvero della maternità surrogata. Infatti, con questa pratica, uno dei due coniugi può essere il padre genetico di un figlio nato appunto da una madre surrogata. In alcuni paese – infatti – è consentito “affittare” il proprio utero per mettere al mondo dei bambini nati da un ovulo di un’altra donna, fecondato con il seme di uno dei due uomini della coppia omosessuale. Secondo i critici del Ddl Cirinnà, questo articolo spalanca le porte ad una pratica da molti ritenuta non accettabile.

All’articolo 1 si stabilisce innanzitutto che due persone dello stesso sesso possono formare un’unione civile mediante una dichiarazione all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni, e, inoltre, si istituisce il registro delle unioni civili presso gli uffici dello stato civile di ogni comune italiano. Lo stesso articolo 1, poi, stabilisce le cause  impeditive per la costituzione dell’unione: la sussistenza di un vincolo matirmoniale, la minore età salvro autorizzazione del tribunale, l’interdizione per infermità di mente, o una condanna per omicidio compiuto o tentato al coniuge dell’altra persona.

UNIONI CIVILI, COSA SONO PER IL DDL CIRINNÀ

L’unione civile tra persone dello stesso sesso viene poi certificata da un documento attestante la costituzione dell’unione e contenente dati anagrafici delle parti, l’indicazione del loro regime patrimoniale e della loro residenza, e dati anagrafici e residenza dei testimoni. Il regime giuridico viene poi fissato dall’articolo 3. In particolare vengono estesi alle unioni civili l’applicazione degli articoli del codice civile relativi a diritti e doveri del matrimonio, agli ordini di protezione contro gli abusi familiari, all’istanza di interdizione e inabilitazione. L’articolo 4 estende la disciplina del codice civile in materia di successioni limitatamente ai legittimari, alle norme relative alla successione legittima e alla collazione. L’articolo 5 regola l’adozione del figlio dell’altro contraente dell’unione civile. L’articolo 6 regola lo scioglimento rimandando alla legge in vigore sullo scioglimento del matrimonio. L’articolo 7 attribuisce la delega al governo per la regolamentazione dell’unione civile. L’esecutivo deve adottare uno o più decreti  entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento. Il contratto di unione civile, che va registrato all’anagrafe, può anche prevedere il regime patrimoniale della comunione dei beni, estendendo le norme previste per i coniugi , e non può essere sottoposto a termine o condizione.

UNIONI CIVILI, COSA COMPORTANO –

Per quanto riguarda la disciplina della convivenza, si definiscono «conviventi di fatto le persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da patrimonio o da un’unione civile». I due conviventi acquistano gli stessi diritti spettanti al coniugi nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario e, in caso di malattia o ricovero, hanno diritti reciproco di visita, di assistenza e di accesso alle informazioni personali secondo le regole di organizzazione di cliniche e ospedali. Inoltre ognuno dei due conviventi può designare l’altro come suo rappresentante, con poteri pieni o limitati, come ad esempio in caso di malattia (che comporta incapacità di intendere e di volere) per le decisioni sulla salute, e come in caso di morte (che comporta decisioni relative alla donazione degli organi, trattamento del corpo e rito funebre). In caso di cessazione della convivenza, proprio come per i coniugi, il convivente ha diritto di ricevere quanto necessario per il suo mantenimento per un periodo determinato in proporzione alla durata delle convivenza. Infine i casi di risoluzione del contratto.

 

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UNIONI CIVILI, CHI NON LE VUOLE –

Le unioni civili hanno generato finora un duro confronto in Commissione Giustizia al Senato tra gruppi favorevoli e contrari. A favore del testo Cirinnà non si è schierata tutta la maggioranza. Il Pd ha votato sì insieme a Socialisti, minoranze linguistiche e Movimento 5 Stelle, gruppo da sempre favorevole anche ad un vero e proprio matrimonio omosessuale. Si sono schierati contro invece sia il centrodestra composto da Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia, ma anche il gruppo di Area Popolare, nuova formazione che unisce Udc ed Ncd. I senatori di Forza Italia, ad esempio, al momento del voto hanno invitato la relatrice Cirinnà a valutare la possibilità di una più marcata distinzione tra il nuovo istituto delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e la disciplina del matrimonio. Il centrodestra sottolinea il rischio di incorrere in vizi di costituzionalità.

UNIONI CIVILI, CHI LE VUOLE –

Rischi che per il centrosinistra, stando almeno al lavoro in Commissione, non ci sono affatto. I senatori del Pd hanno sottolienato come la società italiana stia attraversando un profondo cambiamento, in cui vanno affermandosi forme differenziate di convivenza da affrontare in modo adeguato, e come sia dunque necessario rendere possibili nuove forme di organizzazione diverse dal matrimonio tradizionale a persone che decidono volontariamente di condividere insieme un percorso comune. I senatori del Movimento 5 Stelle, dal canto loro, hanno garantito appoggio al provvedimento anche in fase emendativa auspicando una celere approvazione. Tuttavia, non sono esclusi i distinguo nel centrosinistra, ed in particolare nell’area del Pd più vicina alle istanze cattoliche. Bruno Tabacci ad esempio, deputato di Centro Democratico, componente centrista della maggioranza, ha ribadito che, pur essendo favorevole ad un riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali, ritiene il testo Cirinnà un simil-matrimonio e ritiene pertanto opportune delle modifiche. Sembra non esserci invece nessun ostacolo di ostacolo sulla compatibilità con la normativa europea. Il testo Cirinnà lo scorso aprile è stato anche esaminato dalla Commissione sulle Politiche dell’Unione Europee.

(Foto di copertina da archivio Ansa. Credit: Epa / Olivier Hoslet)