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Pensioni, come farsi restituire i soldi dall’Inps?

Pensioni, come sarà possibile farsi restituire i soldi dall’Inps dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il blocco delle rivalutazioni degli assegni previdenziali voluta dal governo di Mario Monti? Non è chiaro, nel senso che non sarà automatica la restituzione degli importi dovuti dall’ente previdenziali, ma bisognerà necessariamente passare da una richiesta agli enti previdenziali competenti; e bisognerà inoltre aspettare che il governo decida cosa fare, perché sono allo studio varie soluzioni, un decreto legge, che sblocchi la situazione.

PENSIONI, COME FARSI RESTITUIRE I SOLDI DALL’INPS? 

Libero, quotidiano conservatore, esce in prima pagina proprio con il caso pensioni.

L’Inps non manderà a casa un assegno con gli arretrati e con le scuse di sua iniziativa. Se a Palazzo Chigi decidessero di non intervenire, la restituzione dei soldi non sarebbe automatica. Si dovrebbe passare in prima battuta per una istanza da presentare allo stesso ente previdenziale. Una domandina che, secondo l’esperto di welfare e previdenza Giuliano Cazzola, potrebbe essere respinta per mancanza di fondi. Di qui l’inevitabile ricorso.

Già perché se passasse la linea del rimborso automatico, l’Inps si troverebbe a dover erogare fondi che non ha: secondo i calcoli dell’istituto Nens di Pierluigi Bersani e Vincenzo Visco la sentenza della Corte Costituzionale rischia di pesare sui conti pubblici per una cifra che si aggira intorno ai 16 miliardi e oltre. Una batosta inaspettata che la previdenza pubblica non potrebbe davvero sopportare; “una causa da affidare a legali specializzati”, prosegue Libero, “durerebbe giocoforza qualche anno, non troppi: l’Inps potrebbe arrendersi al primo grado di giudizio”.

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PENSIONI, ALLO STUDIO IL DECRETO DEL GOVERNO

In ogni caso come dicevamo sono allo studio varie ipotesi di intervento normativo.

Si potrebbe procedere alla restituzione di quanto dovuto a rate in un certo numero di anni, in modo da diluire l’impatto sulle finanze pubbliche. Si potrebbe anche rimodulare l’intervento spostando l’asticella del blocco della rivalutazione dall’importo oltre tre volte il minimo (circa 1500 euro lordi al mese, bocciato dai giudici della Consulta) a un livello più alto (ad esempio oltre cinque sei volte)

Oppure si potrebbe spalmare la restituzione su più anni per evitare il peso dilagante sui conti pubblici, un’ipotesi che viene definita “scontata”da Repubblica. Nel mezzo anche il ruolo dell’Europa, che attende di sapere come il governo intenda regolarsi.

Gli effetti della sentenza della Consulta su deficit e debito non sono chiari e oggi Bruxelles dovrebbe limitarsi a ricordare l’incognita della bocciatura senza andare nel merito. Della possibile voragine se ne riparlerà più avanti.

Qualsiasi intervento sui conti pubblici “dovrà essere compensato”, avverte Bruxelles, sopratutto perché il Documento di Economia e Finanza è stato appena approvato dalle autorità europee.