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Mafia, le ombre su Confindustria Sicilia

Dai codici etici e dai proclami antimafia, alle ombre giudiziarie e i sospetti. Confindustria Sicilia è finita nella bufera, come spiegano Attilio Bolzoni e Francesco Viviano sul quotidiano “La Repubblica“. Da Antonio Montante, passato da “simbolo” della “rivoluzione” degli imprenditori siciliani che si erano ribellati al racket a indagato per mafia. Fino ad altre inchieste che travolgono altri imprenditori. Basta ricordare lo scandalo che ha coinvolto Roberto Helg, presidente della Camera di commercio di Palermo, con le accuse di estorsione da 100mila euro. O l’ultimo scandalo che ora investe il presidente dell’Ance Sicilia — i costruttori — il catanese Salvo Ferlito, nella giunta (di diritto, per il suo ruolo) di Confindustria a Palermo.

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LE OMBRE SU CONFINDUSTRIA SICILIA –

Come spiega il quotidiano diretto da Ezio Mauro, il sostituto procuratore di Catania Antonino Fanara ha chiesto per Ferlito il rinvio a giudizio. Per la procura avrebbe “agevolato” Cosa Nostra:

Al centro dell’inchiesta c’è «la concessione in sub-appalto (lavori di ripristino di una strada) da parte di una delle sue aziende — la Comer Costruzioni Meridionali Spa — a un’altra società confiscata alla mafia «inducendo in errore gli amministratori giudiziari… cagionando allo Stato un danno di rilevante gravità… con l’aggravante di avere commesso il fatto al fine di agevolare l’attività di Cosa Nostra». Il presidente Ferlito ha preso lavori con un’altra sua azienda — il Consorzio Cfc — su quella che qualcuno chiama furbescamente «la strada della legalità», la statale 640 che da Caltanissetta porta ad Agrigento»

Ma non solo. “Repubblica” ricorda come il vice di Ferlito all’Ance Sicilia fino a qualche mese fosse Pietro Funaro, un costruttore di Santa Ninfa al quale hanno sequestrato beni per 25 milioni di euro e undici società«Il nome di questo Funaro affiora da anni in molte inchieste sul latitante Matteo Messina Denaro. Il nome del superboss torna e ritorna a vario titolo nelle vicende di Confindustria Sicilia», spiega Repubblica. Ma c’è un altro caso dentro la giunta degli industriali siciliani. Quello che coinvolte Ivo Blandina:

«Voluto da Montante commissario straordinario a Siracusa, proveniente da Messina dove era presidente degli industriali. A Siracusa è arrivato quando era già sotto processo per truffa ai danni della Regione per un finanziamento di 552 mila euro, denaro che sarebbe dovuto servire «per la promozione del turismo» ma che in realtà — secondo i magistrati — si è trasformato nell’acquisto di un panfilo ormeggiato nel porticciolo di Marina di Nettuno a Messina»

Ferlito ha rifiutato di dimettersi, spiegando di voler dimostrare la sua innocenza e difendendosi dalle contestazioni. Allo stesso modo anche Blandina e Montante sono rimasti ai loro posti. Gli stessi Ferlito e Blandina hanno firmato un appello a favore di Montante quando è finito sotto inchiesta per concorso esterno. Si legge:

«Nessuno pensi di bloccare la squadra aggredendo l’attaccante, perché al suo fianco c’è un intero sistema, un gruppo affiatato che condivide tutto…». Si capisce anche perché. È un gruppo di cui fa parte pure Alessandro Albanese, il presidente attuale degli industriali di Palermo. Il suo nome è stato fatto da uno dei pentiti più attendibili degli ultimi anni, Antonino Giuffrè, uno della Cupola che raccontava come diverse fazioni di mafia sponsorizzavano alcuni imprenditori alla presidenza dell’Asi (Area di Sviluppo Industriale) a Brancaccio e in altre zone del palermitano. Metteva a verbale Giuffrè: «Io alla fine ho ritenuto preferibile la nomina del figlio di Albanese (Pino, un industriale dei mobili, ndr), nomina che poi si è realizzata». Dopo la presidenza all’Asi, la presidenza a Confindustria Palermo. Alessandro Albanese ha sempre negato di conoscere Giuffrè, ha spiegato che il pentito si è confuso, ha precisato che lui appartiene a una squadra «che tiene la barra dritta contro la mafia».

Non poche restano le ombre sui vertici di Confindustria Sicilia. Al di là dei codici etici e delle parole.