La sorveglianza di massa e il Datagate spiegati con l’esempio del pisello

di Mazzetta | 09/04/2015

La sorveglianza di massa esiste ed è un problema sentito moltissimo dalle persone che si preoccupano del debordare della sorveglianza elettronica. Tra queste quasi tutti sono d’accordo che sia necessario comunicare meglio di quanto non si sia fatto finora, la dimensione e la qualità del pericolo. A quasi due anni di distanza dalle rivelazioni di Edward Snowden tocca a un comico provare a muovere le leve della comunicazione in cerca di una breccia che permetta al messaggio di raggiungere i destinatari.

New York City Department of Parks and Recreation employees take down a statue of former National Security Agency (NSA) contractor Edward Snowden at the Fort Greene Park in Brooklyn, New York, on April 6, 2015. A group of artists on Monday installed a bust of fugitive US intelligence analyst Edward Snowden on a war memorial in a New York park, though authorities quickly removed the illicit statue. Snowden, 31, a former contractor at the US National Security Agency, has lived in exile in Russia since 2013 after revealing mass spying programs by the United States and its allies. AFP PHOTO/ JEWEL SAMAD (Photo credit should read JEWEL SAMAD/AFP/Getty Images)
Addetti del New York City Department of Parks and Recreation nel Fort Greene Park di Brooklyn, New York, rimuovono il busto di Snowden opera di un gruppo di artisti, che lo rimpiazzeranno con un ologramma. (Photo credit JEWEL SAMAD/AFP/Getty Images)

John Oliver è la star di Last Week Tonight e spesso anima The Daily Show, con Jon Stewart, e con il piglio tipico di queste trasmissioni ha affrontato Edward Snowden in un’intervista a Mosca, in un hotel proprio di fronte alla sede dei servizi russi.

Intervista che ha avuto un clamoroso successo e che si può apprezzare qui di seguito. In Russia Snowden vive dal 2013, quando la revoca del suo passaporto da parte americana e la sua elezione a traditore nazionale gli resero impossibile lasciare Mosca, dov’è rimasto grazie a un permesso annuale concesso da Putin, poi prorogato di altri tre anni.

A Snowden è stato offerto ufficialmente asilo dall’Ecuador e informalmente da diversi altri paesi, in particolare sudamericani, ma il dirottamento dell’aereo del Presidente boliviano Morales ha dimostrato che gli Stati Uniti e i loro alleati, compreso il nostro paese, sono pronti a violare persino l’immunità diplomatica di un volo di stato pur di catturarlo.

LA CACCIA A SNOWDEN –

Gli Stati Uniti lo vogliono perché ha gettato luce sul programma di sorveglianza globale praticato dagli Stati Uniti, ma anche dalla Gran Bretagna e dagli alleati di Five Eyes: Canada, Australia e Nuova Zelanda. Programma imbarazzante perché in pratica consiste nell’intercettare e registrare il traffico di internet e della telefonia d’interi paesi. Il tutto motivato con la lotta al terrorismo, un’attività che dal 2001 a oggi ha permesso di sventare un (1, uno) «piano» terroristico e arrestare un tassista di origine somala che aveva spedito poco più di 8.000 dollari in Somalia. Tra i dati intercettati c’è tutto, compresi i traffici finanziari, la corrispondenza dei politici stranieri, le transazioni finanziarie attraverso il sistema SWIFT e altro ancora. Per molti, cittadini americani e no, Snowden è più semplicemente un eroe che si è sacrificato per rivelare al mondo l’estensione di un’attività che trascende evidentemente le esigenze di sicurezza dei paesi impegnati nell’impresa.

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