Roberto Saviano ad Amici? Ha fatto benissimo. Forse è un po’ più renziano di quello che pensa

di Marco Esposito | 07/04/2015

Roberto Saviano ad Amici

Roberto Saviano ad Amici. Apriti cielo! Come al solito c’è stato chi si è strappato le vesti. In nome di una divisione politica del pubblico televisivo che è ancora viva soltanto nelle menti degli anti-berlusconiani militanti ed irriducibili.

Roberto Saviano ad Amici

Per anni ci hanno martellato con l’idea che esistesse una televisione “giusta” di sinistra, “impegnata” e quella “cattiva”, berlusconiana, diseducativa. Amici di Maria De Filippi, manco a dirlo, rientrava nella seconda categoria. Berlusconiana, un po’ strappalacrime, e – cosa imperdonabile in questo paese – di successo. Insomma, tre difetti difficili da sopportare.

Impossibile dimenticare le polemiche per la partecipazione di Piero Fassino a “C’è posta per te” o quella di Matteo Renzi proprio ad Amici. Addirittura con il giubbotto di pelle. Ne abbiamo parlato per mesi. Del giubbotto di pelle e della presenza in casa Mediaset, più che di quello che andò a dire.

Oggi è la volta di Roberto Saviano. Lo scrittore partenopeo, autore di Gomorra, ha accetta l’invito di Maria de Fillippi in occasione della prima puntata del serale di Amici. È andato a parlare a dei giovani in studio e a dei giovani che seguono quel programma. Ed ha fatto bene. Anzi benissimo.

Perché qualsiasi intellettuale, soprattutto un eroe civile come Roberto Saviano, deve porsi l’obiettivo di raggiungere un pubblico vasto. Ancor meglio se giovane e magari poco abituato a leggere un libro od un giornale. L’incontro con Saviano non potrà che migliorare quei ragazzi, e aiutare lo scrittore a diffondere il suo messaggio positivo.

A spiegarlo, a quella parte snob dell’ intellighenzia del nostro paese, è lo stesso Saviano su Facebook
In molti si domandano perché io abbia accettato di essere ospite da Amici con un monologo. Come mai io abbia deciso di portare i miei temi in un contesto cui sembrano alieni. Cosa c’entri io con un talent show. Sono uno scrittore, come possono le mie storie inserirsi in un contesto in cui si parla di talento e di competizione?
La verità è che a me piacciono le contaminazioni e trovo sia un privilegio poter parlare a un pubblico di ragazzi in una trasmissione tanto seguita. A me piace parlare a tutti, soprattutto a chi in genere non incontra le mie storie.
Nella contaminazione non vedo contraddizione, così come non c’è contraddizione nell’andare sulle reti Mediaset se ho la libertà di poter esprimere senza limitazioni il mio pensiero. Non c’è contraddizione e lo ha dimostrato la presenza ad Amici di Don Luigi Ciotti e di chiunque in questi anni abbia compreso quanto sia importante parlare a chi sta costruendo il proprio e il nostro futuro, a chi lo sta costruendo con il talento in un paese che sembra non lasciare speranza. Quanto snobismo nelle parole di chi si trincera dietro una presunta superiorità intellettuale, quanta presunzione nell’atteggiamento di chi critica senza mai entrare nel merito. Ormai ho imparato a schermarmi da fango e insulti e tutta la sofferenza che la mia condizione mi ha insegnato a gestire negli anni, mi dà anche la forza di poter dire: non siamo superficiali nelle valutazioni, ma siamo aperti a nuove strade, riprendiamoci la capacità di stupirci, di metterci in gioco.
L’incontro con Maria De Filippi e il suo invito li ho accolti come un’occasione, come un privilegio, quello di poter coinvolgere attraverso storie capaci di costruire empatia un pubblico di giovani e giovanissimi. Per me è una sfida importante che accetto con entusiasmo. Spero, anzi sono sicuro, che chi mi segue e mi conosce condividerà questo mio percorso

Parole giustissime quelle dello scrittore, che, per usare una piccola provocazione, forse è più “renziano” di quanto lui stesso non voglia ammettere.