Alfonso Sabella Virginia Raggi
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“Mafia Capitale, a Roma i burocrati sono più corrotti dei politici”

A Roma i burocrati, l’amministrazione, i funzionari sono più corrotti dei politici, o quantomeno più corruttibili: lo afferma Alfonso Sabella, magistrato che Ignazio Marino, sindaco di Roma, ha voluto in giunta dopo gli scandali di Mafia Capitale. Il magistrato ha subito diramato nuove regole di giunta per l’assegnazione degli appalti e dei servizi di utilità comunale, vista anche la sconvolgente situazione di clientelismo che il magistrato, intervistato dalla Stampa, afferma di aver trovato una volta arrivato a Roma.

SABELLA: “ROMA PEGGIO DI PALERMO”

Secondo Sabella Roma, per certi versi, è peggio della Palermo degli anni della mafia; teatro in cui il magistrato si è trovato ad operare concretamente negli anni delle stragi.

[A Roma c’è] una macchina amministrativa fuori controllo. Paradossalmente ai miei tempi a Palermo le carte erano tutte al loro posto, voglio dire veniva garantita una loro regolarità formale. A Roma no. Da tre mesi sto firmando una serie di richieste di annullamento in autotutela. Quando mi sono insediato ho trovato un paio di decine di gare con procedure a evidenza pubblica, cioè quelle gare che prevedono il bando pubblico e la commissione aggiudicatrice. Un paio di decine a fronte di almeno diecimila fra procedure negoziate, cottimi fiduciari, affidamenti diretti, somme urgenze

Chiaramente, dice Sabella, “volendo si può truccare anche la gara pubblica”, ma il problema è un altro: a Roma, manca del tutto la politica. E così è la burocrazia che prospera, e non a caso il sistema del Mondo di Mezzo, di Mafia Capitale, aveva agganci ovunque nella macchina capitolina.

Di fronte ad un ceto politico locale scarsamente preparato c’è una burocrazia comunale in grado di amministrare, decidere, scegliere senza che nessuno possa ostacolarla. (…) Oggi dobbiamo parlare di microtangenti ai burocrati e di briciole ai politici. E preciso che il ceto politico amministrativo potrebbe anche non essere oliato con le tangenti perché in realtà le sue scelte e decisioni si fermano alla politica di indirizzo. Chi decide tutto sono i burocrati, i dirigenti comunali.

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SABELLA: “AZZERATE LE SOMME URGENZE”

Il livello politico dà direttive di massima che tocca all’amministrazione attuare; ed è proprio nella sacca burocratica che si impantana il processo decisionale, dove si annida il malaffare, dove il sistema è più corruttibile. Per questo, dice Sabella, l’amministrazione si è mossa.

Con una direttiva di giunta ho azzerato la possibilità di attivare le somme urgenze e gli affidamenti diretti.

Secondo Sabella, lo scoppio delle inchieste su Mafia Capitale potrebbe non aver cambiato del tutto la situazione.

Questa Mafia Romana non usa i kalashnikov come i Corleonesi ma la mazzetta e non controlla il territorio di Roma strada per strada, quartiere per quartiere. Ha occupato alcuni spazi delle istituzioni. Quando sono arrivato in Campidoglio, i mafiosi erano scappati o comunque si erano clandestinizzati. Le fragilità del sistema sono rimaste intatte.