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Come si elegge il Presidente della Repubblica

Elezione del Presidente della Repubblica, si parte oggi. E come in una canonica domenica di calcio, il calcio d’inizio è previsto per le ore 15. Si gioca alla Camera dei Deputati e saranno in 1009 a scendere in campo: 630 deputati, 315 senatori, i 58 rappresentanti delle Regioni, i 6 senatori a vita. Arbitri Boldrini e Grasso. I numeri del quorum, i magic numbers, sono sempre quelli: 673 e 505. Il primo rappresenta i due terzi dell’assemblea ed è quello da raggiungere nei primi tre scrutini, il secondo è la maggioranza assoluta e vale dal quarto. L’obiettivo del presidente del Consiglio Matteo Renzi – non è parlamentare quindi non vota così come il leader dello schieramento opposto, Silvio Berlusconi, anche se per altri motivi – è chiudere la partita entro sabato: avrebbe così richiesto di votare tre volte venerdì, anche in notturna. I 460 ‘grandi elettori’ che fanno capo al Pd, al lordo delle minoranze dissidenti, voteranno scheda bianca ai primi tre scrutini.

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Mauro Scrobogna /LaPresse

Mauro Scrobogna /LaPresse

LA PROCEDURA – Consuetudine vuole chi si inizi con i senatori, poi i deputati, infine i delegati delle Regioni: non dovrebbero votare il presidente del Senato Grasso e i due deputati ai domiciliari, Genovese (Pd) e Galan (Forza Italia). La votazione è segreta: ogni grande elettore sarà chiamato al centro dell’aula, riceverà la scheda timbrata e firmata – un colore diverso per ogni scrutinio – entrerà nelle cabine allestite sotto il banco della presidenza e metterà nero su bianco con una matita copiativa la propria preferenza. La scheda finirà poi in un’urna presidiata da un segretario di presidenza. La chiama sarà ripetuta due volte per scrutinio, lo spoglio è affidato alla presidente della Camera Boldrini: a verbale finiscono i nomi di chi ha ricevuto almeno due preferenze. La Costituzione stabilisce che può essere eletto presidente qualsiasi cittadino italiano che abbia compiuto i cinquanta anni di età e che goda dei diritti civili e politici.

NUMERI – Nella storia della Repubblica in media ci sono voluti nove scrutini per eleggere il nuovo Capo dello Stato, il cui identikit risponde a queste caratteristiche: uomo, over 70, ex ministro o deputato. Il presidente che venne eletto con il più ampio consenso fu Sandro Pertini: nel 1978 salì al Quirinale con 832 voti su 995, l’83%. L’elezione di Giovanni Leone (1971) fu invece la più difficile: ci vollero 25 giorni e 23 scrutini.

Photocredit copertina Mauro Scrobogna /LaPresse