Berlusconi, si ricorda quando il Milan vinse a Barcellona?
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Berlusconi, si ricorda quando il Milan vinse a Barcellona?

Sono più sconfortato che arrabbiato. Capisco che non sono più i tempi in cui si vinceva a Barcellona, ma è inaccettabile perdere contro squadre con calciatori che guadagnano cinque volte meno dei nostri (Silvio Berlusconi, 19 gennaio 2015)

Chi nel 1986 aveva già coscienza nel seguire il Milan, certo sarà rimasto sorpreso dalle parole del Proprietario. Per la prima volta in 29 anni Silvio Berlusconi alza bandiera bianca. Non c’è più l’allenatore dell’Edilnord, sparito l’uomo che chiese ai suoi di «dimissionare» Nils Liedholm dopo i due goal presi in casa dalla Sampdoria, il 29 marzo 1987, svanito l’uomo in grado di muovere a sé orde di tifosi per via del credito sconfinato garantito dai successi della sua presidenza. Non ci sono più neanche i tifosi, capaci di far sentire la propria voce quando il Milan andava male. E torniamo a Liedholm che vide il vetro della sua panchina spaccato dagli oggetti lanciati dagli ultrà. Ma almeno allora non c’era nessuno che portava come metro di paragone il «fair play inglese».

In queste parole però emerge che manca qualcosa d’altro, che esula da Silvio Berlusconi uomo, o dal suo entusiasmo. Ad essere svanito è un progetto, un’idea, una società che 48 mesi fa parlava di progetto giovani e che è riuscita a bruciare i vari Salamon, Saponara, Didac Vilà per gente del calibro di Essien, Rami, Zapata. Una squadra che brancola nel buio, una società costretta a cacciare un allenatore, Allegri, dopo una sconfitta in casa del Sassuolo (con quaterna di un giovane, Domenico Berardi), che vuole licenziare Clarence Seedorf per giusta causa, con l’olandese che avrebbe dovuto pagare la frase: “non mi fido di questi calciatori, non sono da Milan. A fine stagione cambio tre quarti della rosa”, rivelata, secondo Goal.com, da Giancarlo Capelli, alias “il Barone”, leader della Curva Sud Milano.

Una società che oggi si macera all’ottavo posto con 26 punti, frutto di sei vittorie, otto pareggi, cinque sconfitte. Una squadra che vince solo 2 degli ultimi 13 incontri di campionato ufficiali, che spera nel terzo posto per qualificarsi in Champions League e dare una sistemata ai conti dopo aver venduto il pullman per 150.000 euro, una squadra alla ricerca di un colpevole dopo le sconfitte casalinghe contro Palermo, Sassuolo, Atalanta. Una squadra senza una guida. Le voci di un affiancamento di Inzaghi con Arrigo Sacchi, uno che ha fatto la storia del calcio ma che di fatto non allena da 20 anni, mostra le debolezze della dirigenza, incapace d’imporre una linea.

Capisco che non sono più i tempi in cui si vinceva a Barcellona

E chi giocò la sera in cui si vinse a Barcellona? Il 26 settembre 2000 scesero in campo i seguenti 14, 11 titolari e 3 sostituti:

Dida, Chamot, Costacurta, Maldini, Gattuso (Guglielminpietro), Ambrosini (Helveg), Albertini, Coco, Giunti, Bierhoff (Comandini), Shevchenko.

Costoro, guidati da Alberto Zaccheroni, vinsero 0-2 a Barcellona contro i blaugrana. Ok che erano i gironi di qualificazione di Champions League, ma gli avversari, guidati da Serra Ferrer, erano:

Dutruel, Reiziger, Abelardo (Dani), Franck De Boer, Sergi, Simao, De La Pena, (Luis Enrique), Cocu, Gerard (Overmars), Kluivert, Rivaldo.

Quel giorno segnarono Oliver Bierhoff e Francesco Coco, la cui carriera si perde da lì a qualche anno. Il confronto delle rose è impietoso per il Milan. Gli invincibili di Ancelotti dovevano ancora arrivare ed il prodotto grezzo non era certo irresistibile. Di quel giorno però si disse:

Grande impresa del Milan. La squadra di Zaccheroni segna due gol e fa passare una brutta serata al Barcellona di Rivaldo. Dopo un avvio vivace degli spagnoli, il Milan in chiusura di tempo realizza con Coco la rete dell’uno a zero. Nella ripresa il Barcellona sfiora il pareggio, applausi per il portiere Dida che si fa perdonare l’errore commesso contro il Leeds. Il Milan con disinvoltura si fa pericoloso fino alla seconda rete: Bierhoff con un bel colpo di testa firma il 2 a 0, ovvero il trionfo in casa del Barcellona che reagisce con orgoglio, ma non colpisce.

Ed a voler essere cattivi, mettiamoci anche come sono arrivati i goal:

45′ pt: cross di Giunti da sinistra e grande elvazione di Coco che schiaccia di testa in rete
26′ st: cross da sinistra di Coco e perfetto stacco di Bierhoff che, lasciato solo, realizza il raddoppio.

15 anni dopo vediamo Abate che litiga con Cerci perché l’ex del Torino si sovrappone troppo sull’esterno della Nazionale che non riesce a crossare. Vediamo che la punta di peso, Fernando Torres, va via dopo quattro mesi in cui sembra un ex giocatore salvo segnare alla prima con l’Atletico Madrid due goal, mandando a casa il Real dalla Coppa nazionale. Vediamo che la rosa attuale non è in grado di esprimere gioco ma sopratutto non riesce ad essere guidata, né dal tecnico, né dalla dirigenza. E certo, quelli che hanno giocato contro l’Atalanta, che ricordiamo sono:

Diego Lopez, Abate, Rami, Mexes, Bonera (Armero), Montolivo (Niang), De Jong, Bonaventura, Cerci (Pazzini), Menez, El Shaarawy

non sono certo inferiori ai compagni di 15 anni fa. A mancare è la guida, è la presenza di una società forte, è l’autorità di un allenatore forse ancora troppo giocatore e forse messo in panchina per il suo passato da attaccante che per il suo curriculum, curriculum che non puo’ basarsi solo sui successi (pochi) e sull’esperienza (insufficiente). Ci vuole forza. Ma se dai piani alti si manifesta scoramento, non ci si può immaginare una prova d’orgoglio dai piani bassi.

Ps: Domenica 20 gennaio 1985, Stadio Friuli, Udine. Ore 15.45. Si va all’intervallo con l’Udinese in vantaggio per 1-0 sul Milan di Liedholm. Rete di Selvaggi. Lo svedese, in emergenza, si avvicina a un ragazzo di soli 16 anni e gli chiede: «Vuoi giocare a destra o a sinistra?». Alle 16 è il suo momento: debutta in Serie A Paolo Maldini. Trent’anni fa. Il Milan pareggiò con Hateley. I rossoneri finirono al settimo posto. Ma era un altro Milan, a partire dalla dirigenza.