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Alemanno indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso

Una mega operazione è in corso a Roma per “associazione di stampo mafioso” con 37 arresti, di cui 8 ai domiciliari, perquisizioni alla Pisana e negli uffici del Comune, sequestri di beni per 200 milioni. Un centinaio sarebbero gli indagati, accusati di reati che vanno dall’associazione di tipo mafioso, all’estorsione, fino all’usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio. Tra loro c’è anche l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, indagato per associazione per delinquere di stampo mafioso: perquisita anche la casa dello stesso esponente di Fratelli d’Italia-An ed ex ministro per le Politiche agricole e forestali durante i governi Berlusconi, dal 2001 al 2006. «Dimostrerò la mia totale estraneità ad ogni addebito e da questa incredibile vicenda ne uscirò a testa alta», ha commentato l’ex sindaco. Giuseppe Pignatone, procuratore capo di Roma, ha specificato che «l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno è indagato per il reato di 416 bis, ma la sua posizione è ancora da vagliare». Pignatone ha aggiunto che l’inchiesta non si chiude oggi, che la procura non vuole fare precisazioni sugli indagati e che «tra gli indagati ci sono anche alcuni esponenti delle forze dell’ordine che hanno agevolato l’organizzazione guidata da Massimo Carminati». «Ho grande stima e considerazione per il procuratore capo di Roma che ha grande spessore competenza equilibrio, quindi sono convinto della solidità dell’inchiesta». Così Angelino Alfano ministro dell’Interno a “di martedi’” su La7ha commentato la situazione aggiungendo: «Su persone che conosco, come Alemanno, mi auguro riesca a dimostrare la sua estraneità così come ha detto».

 

corteo comitati di quartiere alemanno
L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno: è tra gli indagati nell’inchiesta su “Mafia Capitale”, con l’accusa di associazione mafiosa

Il video del procuratore Pignatone che afferma di non poter aggiungere altro su Alemanno (Videocredit agenzia Vista)

PIGNATONE: «UOMINI DI ALEMANNO COMPONENTI DELL’ORGANIZZAZIONE» – «Alcuni uomini vicini all’ex sindaco Alemanno sono componenti a pieno titolo dell’organizzazione mafiosa e protagonisti di episodi di corruzione. Con la nuova amministrazione il rapporto è cambiato ma Carminati e Buzzi erano tranquilli chiunque vincesse le elezioni. L’organizzazione guidata da Massimo Carminati politicamente è trasversale». Così ha detto il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, che ha poi aggiunto come l’organizzazione bloccata non abbia legami con altre formazioni meridionali: «A Roma non c’è un’unica organizzazione mafiosa a controllare la città. Ci sono diverse organizzazioni mafiose. Oggi abbiamo individuato quella che abbiamo chiamato Mafia Capitale, romana e originale, senza legami con altre organizzazioni meridionali, di cui pero’ usa il metodo mafioso».

INCHIESTA «MAFIA CAPITALE», ALEMANNO INDAGATO, ARRESTATO EX NAR MASSIMO CARMINATI – L’inchiesta,  ribattezzata «Mafia capitale», ha portato a sgominare un sodalizio mafioso nella Capitale, che puntava all’assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici dallo stesso comune capitolino e dalle aziende municipalizzate. Secondo il Ros, il sodalizio mafioso, radicato nella Capitale, faceva capo a  Massimo Carminati, che come aveva svelato il “Fatto Quotidiano“, era stato arrestato domenica per associazione mafiosa, ex articolo 416 bis.

«ALEMANNO FECE NOMINE GRADITE A CARMINATI» – Il procuratore della Dda di Roma Michele Prestipino ha parlato di quella che ha definito un’«incessante attività di lobbying» dell’organizzazione criminale individuata «per collocare con successo manager asserviti ai loro interessi». La conferma arriverebbe dalla nomina «decisa nel marzo 2013 nel Cda dell’Ama, con un provvedimento del sindaco Alemanno, di un legale scelto da Carminati. Lo stesso per il direttore generale di Ama e un altro dirigente operativo». Prestipino ha citato anche la nomina del presidente della Commissione Trasparenza del Comune di Roma e la candidatura a sindaco di Sacrofano, dove risiede Massimo Carminati, considerato capo di Mafia Capitale, di un uomo fidato poi eletto.

LA CORRUZIONE PARTIVA DA 15.000 EURO MENSILI IN SU – Prestipino ha poi aggiunto che dagli elementi a disposizione si puo’ ricostruire un «patto corruttivo significativo ed estremamente complesso» che prevedeva, a fronte dell’assegnazione di gare ad aziende amiche «un prezzo corruzione elevato dai 15mila euro mensili per diversi anni a centinaia migliaia euro o versate in un’unica soluzione a persone o ad enti e fondazioni collegate a politica romana». Prestipino ha aggiunto che per quanto riguarda le fondazioni, è coinvolta anche la «Nuova Italia» di Alemanno, che vede coinvolti due degli arrestati di questa operazione, Franco Panzironi e Riccardo Mancini. Michele Prestipino ha poi spiegato che gli appalti importanti erano tre, dal valore di milioni di euro: «assegnazione raccolta differenziata 2011, assegnazione di un bando per la raccolta delle foglie e altri 5 milioni di euro di lavori tutti collegati con Ama».

INDAGATO IL RESPONSABILE DIREZIONE TRASPARENZA DEL CAMPIDOGLIO – Tra gli indagati figura anche Italo Walter Politano, responsabile della Direzione Trasparenza del Campidoglio. È accusato di associazione di stampo mafioso. A quanto si apprende domani sarà rimosso dal suo incarico. Nominato dal sindaco Ignazio Marino il 15 novembre 2013, Politano è di referente al Comune di Roma del Commissario nazionale anti-corruzione Raffaele Cantone.

I ROS DA ALEMANNO – Questa mattina Report è andata sotto casa di Gianni Alemanno a riprendere i Ros arrivati sotto casa dell’ex sindaco alle 8.41 per notificare all’ex sindaco l’iscrizione a registro degli indagati per 416 bis, l’associazione di stampo mafioso.

 «C’HANNO PAURA DI LUI» – Tra gli indagati figura anche Antonio Lucarelli, ex capo della segreteria di Alemanno. Pignatone nel corso della conferenza stampa ha riferito di un’intercettazione di un’incontro avvenuto tra Lucarelli, Buzzi e Carminati. Buzzi, ha continuato il Procuratore, cercava da tempo d’incontrare Lucarelli per «sbloccare un finanziamento» senza riuscire da incontrarlo. Dopo la telefonata di Carminati a Lucarelli, continua Pignatone, «è lo stesso ex capo della segreteria di Alemanno che si precipita giù dalle scale del Campidoglio per incontrare l’imprenditore Buzzi: ‘È tutto a posto, ho parlato con Massimo’. Poco dopo è lo stesso Buzzi che commenta, riferendosi all’efficace telefonata di Carminati: ‘C’hanno paura di lui’».

LA «TERRA DI MEZZO DI CARMINATI» – Pignatone ha poi aggiunto che l’organizzazione mafiosa scoperta a Roma ha un «carattere di originalità. È romana e senza collegamenti con le classiche organizzazioni con le quali si confronta alla pari. Non ha una struttura precisa ma ha la capacità essenziale di creare equilibri tra mondi diversissimi tra loro». A riprova di questa lettura il procuratore capo parla di un’intercettazione in cui Massimo Carminati «parla della cosiddetta terra di mezzo, ovvero un luogo dove si incontra il sovramondo dei ricchi e il sottomondo della criminalità, sostenendo che anche il sovramondo ha interesse che qualcuno del mondo di sotto faccia qualcosa nel suo interesse».

LA VIOLENZA USATA PER IMPORSI – L’organizzazione che fa capo a Massimo Carminati, ha continuato Pignatone, «sfruttava il suo prestigio criminale e la convinzione piùche giustificata del suo ricorso alla violenza per imporsi. Carminati rivolto a un imprenditore restio ad assoggettarsi a lui dice ‘Devi adeguarti perche’ sulla strada avrai sempre bisogno di noi’, invece un altro imprenditore, passato con l’associazione, dice ‘Sono diventato un intoccabile, basta fare sapere in giro che sto col ‘Cecato’». Sul rapporto tra Carminati, Mancini e Alemanno, Pignatone ha riportato questo passaggio, definendo il metodo “mafioso”: «Carminati passa stecche a Mancini per i favori che gli fa ‘ma l’altra volta gli ho menato visto che le stecche non bastano’». Passando al rapporto con Roma Capitale, Pignatone cita un’altra intercettazione: «’Gli devi dire ‘che progetti avete? Che te serve? Il movimento terra? Che te attacco i manifesti? Te lo faccio io… perche’ se so che lo fa un altro poi diventa una cosa sgradevole… C’e’ alternanza di violenza e corruzione».

CHI È SALVATORE BUZZI – Pignatone ha parlato anche di Salvatore Buzzi, l’uomo della rete di cooperative, amministratore delle coop riconducibili al gruppo 29 giugno, inserita nell’universo Legacoop. Secondo l’accusa Buzzi gestisce le attività criminali nei settori della raccolta e smaltimento dei rifiuti, della contabilità occulta dell’associazione, della accoglienza dei profughi e rifugiati, della manutenzione del verde pubblico, settori «oggetto delle gare pubbliche aggiudicate anche con metodo corruttivo». Secondo i Pm dopo la nomina di Marino a Sindaco di Roma, Carminati si sarebbe rivolto al Buzzi invitandolo a «mettersi la minigonna ed andare a battere con questi» per «vendere il prodotto».

«SE VINCEVA ALEMANNO CE L’AVEVAMO TUTTI COMPRATI» – Nell’ordinanza di custodia cautelare per la cosiddetta «Mafia Capitale» viene riportata un’intercettazione in cui secondo gli inquirenti si riscontra da parte di Buzzi una «diffusa ricerca di interlocutori nell’amministrazione comunale romana, con finalità eminentemente corruttive: Mo’ se perde devo dare quarantamila euro a Panzironi… che gli damo? Se vinceva Alemanno ce l’avevamo tutti comprati, partivamo fiuu (fonetico intendendo partiamo a razzo, ndr)… c’amo l’assessore ai lavori pubblici, Tredicine doveva sta’ assessore ai servizi sociali, Cochi andava al verde, Cochi non e’ comprato pero’ è un amico, Alemanno… che cazzo voi di più…». Ad un altro interlocutore Buzzi diceva: «Tu devi essere bravo perché la cooperativa campa di politica, perché il lavoro che faccio io lo fanno in tanti, perché lo devo fare io? Finanzio giornali, faccio pubblicità, finanzio eventi, pago segretaria, pago cena, pago manifesti, lunedi’ c’ho una cena da ventimila euro pensa… questo è il momento che paghi di più perché stanno le elezioni comunali, poi per cinque anni… poi paghi soltanto… mentre i miei poi non li paghi più poi quell’altri li paghi sempre a percentuale su quello che te fanno. Questo è il momento che pago di piu’… le comunali, noi spendiamo un sacco di soldi sul Comune».

COME NASCE LA COOPERATIVA 29 GIUGNO – La 29 giugno, cooperativa di cui è numero uno Salvatore Buzzi, è nata nel 1985 a Roma ed ha come scopo sociale «l’inserimento lavorativo delle persone appartenenti alle categorie protette svantaggiate come detenuti, ex detenuti e tossicodipendenti e più in generale delle persone appartenenti alle fasce deboli della società». Buzzi, in un’intervista del 2004, spiegò di aver voluto fondare la cooperativa dopo essere stato un detenuto in attesa di giudizio e che il suo obiettivo era quello di dare una seconda chance, o comunque un’alternativa alla detenzione, a coloro che volevano un reinserimento nel tessuto lavorativo, arrivando ad impiegare, al 2004, 215 persone tra cui 75 «svantaggiate» ai sensi della legge 381/91 oltre a 47 tra detenuti ed ex detenuti . L’associazione attivò numerose convenzioni «con il Comune e la Provincia di Roma e con altri Enti Locali, per la manutenzione di aree verdi ove sono impiegati i soci della Cooperativa».

GLI ALTRI INDAGATI – Oltre all’ex sindaco della Capitale, Alemanno, tra le persone indagate ci sono esponenti di centrodestra e centrosinistra. Tra questi c’è anche Luca Gramazio , attuale consigliere regionale del Lazio e capogruppo di Forza Italia. Anche lui è coinvolto nell’inchiesta della procura di Roma che indaga sugli intrecci tra mafia e affari nella capitale. Proprio come il consigliere regionale Eugenio Patanè (Pd) e il presidente dell’Assemblea capitolina Mirko Coratti (Pd). C’è anche l’assessore capitolino alla Casa Daniele Ozzimo (Pd) che ha deciso di dimettersi dalla carica pur dichiarandosi “totalmente estraneo allo spaccato inquietante emerso”: «Ho fiducia nella magistratura e sono certo che le inchieste che sono in corso dimostreranno la mia totale estraneità – prosegue – Una scelta sofferta perchè orgoglioso del lavoro portato avanti in questi mesi ma credo doverosa nei confronti della mia città».

Nelle 1200 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, eseguita dai carabinieri del Ros, sono chiamati in causa a vario titolo anche dirigenti di municipalizzate ed esponenti politici.

LE PERQUISIZIONI –  Era stato il gip a firmare alcuni provvedimenti di custodia cautelare su richiesta del procuratore Giuseppe Pignatone, dell’aggiunto Michele Prestipino e dei pm della Dda Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli. Gli investigatori stanno perquisendo alcuni uffici riconducibili ad alcuni esponenti del Consiglio regionale del Lazio e del Campidoglio. Era stato il Corriere della Sera a svelare per primo come anche l’ex sindaco di Roma, Alemanno, fosse tra gli indagati per associazione mafiosa.

alemanno

 

SEQUESTRATI BENI PER 200 MILIONI DI EURO –  Nell’inchiesta sul malaffare romano sono coinvolte aziende, attività commerciali. Uno scandalo di proporzioni enormi, con una “cupola nera” in grado di mettere le mani sulla città. Come si legge nell’ordinanza d’arresto firmata dal giudice Flavia Costantini, «può essere affermato con certezza è che vi erano dinamiche relazionali precise, che si intensificavano progressivamente, tra Alemanno, sindaco di Roma, e il suo entourage politico e amministrativo, da un lato e il gruppo criminale che ruotava intorno a Buzzi e Carminati, dall’altro. Dinamiche relazionali che avevano ad oggetto specifici aspetti di gestione della cosa pubblica e che certamente non possono inquadrarsi nella fisiologia di rapporti tra amministrazione comunale e stakeholders». Un giudizio netto.

Beni per un valore di 200 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’indagine del Ros che ha portato a sgominare un sodalizio mafioso da anni radicato nella Capitale e facente capo a Massimo Carminati.

MARINO: «ABBIAMO FIDUCIA NELLA MAGISTRATURA» – Ignazio Marino commenta l’inchiesta e la decisione dei due esponenti del Pd di dimettersi spiegando di essere fiducioso «nel lavoro della magistratura, questa amministrazione è stata sempre orgogliosa di collaborare con la giustizia. Anche in questa circostanza ci auguriamo sia fatta piena luce su una vicenda inquietante e che sta facendo emergere l’esistenza di un sistema diffuso di illegalità ai danni della città. Questa amministrazione ha improntato il suo lavoro sulla trasparenza».

MAXI OPERAZIONE A ROMA, I NOMI COINVOLTI –  Tra i nomi coinvolti nella maxi operazione, emergono diversi nomi “noti”. Non c’è soltanto l’ex terrorista Carminati: sull’Espresso, in un articolo di Lirio Abbate, si ricordava come venisse considerato “l’ultimo re di Roma”. Già finito in altre vicende oscure, dal delitto Pecorelli agli affari sui servizio segreti deviati. Inchieste e processi dal quale è però sempre uscito assolto o con pene minori. Adesso viene considerato come a capo della nuova “cupola”.

In manette è finito anche Riccardo Mancini, nome da sempre vicino all’estrema destra capitolina. Guidò l’Ente Eur e il suo nome è già stato coinvolto nell’inchiesta legata alla tangente pagata da una società legata al Gruppo Finmeccanica per i filobus della Laurentina. Altro nome vicino alla destra romana è quello di Riccardo Brugia, anche lui finito in manette.

In carcere pure l’ex ad di Ama Franco Panzironi, tra gli indagati nell’affaire della Parentopoli Ama: secondo gli inquirenti, avrebbe avuto un ruolo di pontiere, tenendo sotto osservazione gli appalti assegnati dall’azienda romana dei rifiuti. Tra i ruoli avuti in passato da Panzironi, altro nome legato con l’ex sindaco di Roma, la guida dell’Unire (l’Ente nazionale per la tutela delle razze equine). Poi divenne segretario della “Fondazione Nuova Italia“, direttamente collegato allo stesso Alemanno.

Panzironi e Mancini sono ritenuti dagli inquirenti “pubblici ufficiali a libro paga che forniscono all’organizzazione uno stabile contributo per l’aggiudicazione degli appalti”. Cosi’ i pm romani nel capo di imputazione che li riguarda

Tra i nomi degli arrestati c’è anche Luca Odevaine, che viene ricordato per diversi incarichi dirigenziali. Nel triennio tra il 2003 e 2005 fu anche vicecapo di Gabinetto dell’ex sindaco di Roma, Walter Veltroni, poi divenne direttore del Gabinetto del Comune di Roma, in seguito ex direttore extradipartimentale della polizia e protezione civile della Provincia di Roma. Odevaine è presidente della Fondazione IntegrA/Azione, «nata nel dicembre 2010 con lo scopo di promuovere diritti e dignità per i migranti», come si legge nel sito.

C’è anche Giovanni Fiscon, Direttore generale di Ama dal 19 aprile 2013.

Così come Fabrizio Franco Testa, già nominato nel 2009 alla presidenza di Enav-Techno Sky: secondo gli inquirenti rappresenterebbe «una testa di ponte dell’organizzazione nel settore politico e istituzionale, coordinando le attività corruttive dell’associazione e occupandosi della nomina di persone gradite al sodalizio in posti chiavi della pubblica amministrazione».

Queste le altre persone arrestate: Roberto Lacopo, Matteo Calvio, Fabio Gaudenzi, Raffaele Bracci, Cristiano Guarnera, Giuseppe Ietto, Agostino Gaglianone, Salvatore Buzzi, Carlo Pucci, Sandro Coltellacci, Nadia Cerrito, Giovanni Fiscon, Claudio Caldarelli, Carlo Mario Guarany, Emanuela Bugitti, Alessandra Garrone, Paolo Di Ninno, Pierina Chiaravalle, Giuseppe Mogliani, Giovanni Lacopo, Claudio Turella, Emilio Gammuto, Giovanni De Carlo.

Ai domiciliari invece sono finiti Patrizia Caracuzzi (storica segretaria di Panzironi all’Ama) e Emanuela Salvatori (responsabile Ufficio Rom Sinti e Caminanti), Sergio Menichelli, Franco Cancelli Marco Placidi, Raniero Lucci, Rossana Calistri, Mario Schina (già dal 2005 al 2007, in epoca Veltroni, responsabile del Decoro urbano del Comune di Roma).

Rigettata la richiesta di misura cautelare nei confronti di Salvatore Forlenza e di Gennaro Mokbel (che restano comunque indagati, ndr), quest’ultimo già condannato in primo grado a 15 anni nel processo sulla truffa da 2,2 miliardi di euro che ha coinvolto Fastweb e Telecom Sparkle. Mokbel, a cui viene contestata la tentata estorsione, avrebbe preteso dal commercialista Marco Iannilli la restituzione di circa 7-8 milioni di euro che gli aveva messo a disposizione perché fosse investita nell’operazione Digint. Secondo i pm di piazzale Clodio, Mokbel ha desistito dopo l’intervento di Massimo Carminati che operò in difesa di Iannilli.

MIRKO CORATTI SI DIMETTE – Mirko Coratti , presidente dell’Assemblea Capitolina, ha deciso di dimettersi dopo aver saputo di essere indagato nell’inchiesta Mafia Capitale: «Con sconcerto ho appreso che nei miei confronti è stata aperta un’indagine giudiziaria nell’ambito di una maxi-inchiesta dai risvolti inquietanti. Nel dichiararmi totalmente estraneo a quanto emerge in queste ore dalle indagini, per correttezza verso la città e verso l’amministrazione comunale ho deciso di dimettermi dall’incarico che mi onoro di servire, rimetto pertanto da subito a disposizione dell’Assemblea Capitolina che mi ha eletto la mia carica. Nell’esprimere piena fiducia nel lavoro della magistratura sono certo che dalle inchieste in corso emergerà con chiarezza la mia totale estraneità ai fatti contestati». Coratti è poi passato a salutare i colleghi all’Assemblea Capitolina dicendo loro: «Mi raccomando, prendete le decisioni giuste».

MASSIMO CARMINATI INCONTRATO DA SERVIZIO PUBBLICO – Servizio Pubblico, la trasmissione condotta da Michele Santoro su La7, è andata alla caccia di Massimo Carminati realizzando un reportage per Announo a Sacrofano, in provincia di Roma, in cui si mostra dopo anni il viso di colui che è stato definito dalla Procura di Roma il capo della cupola che ha tenuto insieme politica, mondo della finanza, criminalità organizzata e gli ambienti della destra eversiva nella gestione degli appalti della Capitale. Gli inviati della trasmissione trovano Marco Iannilli, l’uomo dei grandi affari della organizzazione, coinvolto in passato nell’affaire Fastweb insieme a Gennaro Mokbel e oggi agli arresti domiciliari. Iannilli invita i due giornalisti in un bar poco lontano dalla villa dove appare appunto Carminati, ripreso a 72 ore dal suo arresto.

gianni alemanno carminati

I NOMI ED I CAPI D’ACCUSA DEI 39 INDAGATI – I Ros hanno diffuso infine un comunicato in cui riportano i nomi degli indagati ed i realtivi capi d’accusa. I Ros hanno poi precisato che Mattia Stella, inizialmente incluso in questa lista «è stato perquisito non in qualità d’indagato, come erroneamente indicato nell’allegato della nota stampa». Secondo i Ros Mattia Stella, attuale componente del gabinetto del sindaco, curatore dei rapporti con la Giunta per il sindaco Marino «è considerato soggetto terzo rispetto al procedimento penale e, in quanto tale, è stato sottoposto a perquisizione presso l’ufficio ove svolge l’attività professionale, in esecuzione di un decreto di ‘perquisizione locale presso terzi’». Il Campidoglio conferma l’informativa dei carabinieri, aggiungendo che la «perquisizione che ha dato esito negativo nel suo ufficio in Campidoglio solo in veste di persona informata dei fatti».

1.ALEMANNO Giovanni, per associazione di tipo mafioso e corruzione aggravata
2.ALIBRANDI Lorenzo, per associazione di tipo mafioso
3.ANDRINI Stefano, per associazione di tipo mafioso
4.ANELLI Giovanna, per corruzione aggravata e turbativa d’asta
5.BARUCHELLO Gianmario, per corruzione aggravata, turbativa d’asta e illecito finanziamento
6.BERTI Giuseppe, per associazione di tipo mafioso
7.BOTTI Angelo, per corruzione aggravata, turbativa d’asta e illecito finanziamento
8.BRAVO Stefano, per ricettazione
9.CACCIOTTI Alessandro, per trasferimento fraudolento di valori
10.CLEMENZI Marco, per false fatturazioni
11.COMMISSARI Marco, per turbativa d’asta, corruzione aggravata e illecito finanziamento
12.CORATTI Mirko, per corruzione aggravata e illecito finanziamento
13.CURTI Michelangelo, per associazione di tipo mafioso
14.DELL’ANNO Pierpaolo, per associazione di tipo mafioso
15.DE PASCALI Giampaolo Cosimo, per corruzione aggravata
16.DE VINCENTI Francesco, per trasferimento fraudolento di valori
17.DE VINCENTI Lorenzo, per trasferimento fraudolento di valori
18.DI CESARE Serena, per trasferimento fraudolento di valori
19.ESPOSITO Antonio, per frode fiscale
20.FIGURELLI Franco, per corruzione aggravata e illecito finanziamento 21.FORLENZA Salvatore, per turbativa d’asta
22.GRAMAZIO Luca, per associazione di tipo mafioso, corruzione aggravata e illecito finanziamento
23.IANNILLI Marco, per trasferimento fraudolento di valori
24.LAUSI Luigi, per associazione di tipo mafioso
25.LETO Domenico, per associazione di tipo mafioso
26.LIMITI Emiliano, per associazione di tipo mafioso
27.LUCARELLI Antonio, per associazione di tipo mafioso
28.LUZZI Tommaso, per associazione di tipo mafioso
29.MASTROPAOLO Giancarlo, per false fatturazioni
30.MOKBEL Gennaro, per estorsione
31.OZZIMO Daniele, per corruzione aggravata
32.PATANE’ Eugenio, per turbativa d’asta e illecito finanziamento
33.POLITANO Italo Walter, per associazione di tipo mafioso
34.QUARZO Giovanni, per associazione di tipo mafioso
35.RUSSO Fabio, per trasferimento fraudolento di valori
36.SCOZZAFAVA Angelo, per associazione di tipo mafioso e corruzione aggravata; 37.STEFONI Fabio, per corruzione aggravata e illecito finanziamento
38.TANCREDI Fabio, per associazione di tipo mafioso e corruzione aggravata; 39.TINOZZI Giovanni, per corruzione aggravata