La protesta delle partite Iva: «Non siamo il bancomat dello Stato»

di Redazione | 01/12/2014

Minacciano “proteste non convenzionali“, se non ci saranno cambiamenti al Senato alla legge di stabilità. A partire dal nodo delle modifiche su partite Iva e regime dei minimi. A protestare contro il governo e la manovra sono Acta, Confassociazioni e Alta partecipazione, le principali organizzazioni di categoria di consulenti, free lance, lavoratori autonomi e professionisti. Rivendicano quantomeno «il blocco dell’aumento dell’aliquota contributiva per le partite Iva iscritte alla gestione separata». Altrimenti, accusano, il rischio è che vengano «spinte fuori dal mercato del lavoro centinaia di migliaia di freelance, professionisti e lavoratori della conoscenza».

 

Partite Iva legge di stabilità

 

MANOVRA, LA PROTESTA DEGLI AUTONOMI E DEI PROFESSIONISTI – Dopo il passaggio alla Camera, la legge di stabilità approderà a Palazzo Madama dove sono diversi i nodi ancora da risolvere, soprattutto sulla partita fiscale. Comprese le stesse modifiche al regime dei minimi. Oggi è possibile accedervi se si guadagna fino a 30mila euro ogni anno. Si è così sottoposti a una tassazione del 5%, ma soltanto per i primi cinque anni di attività o fino al 35esimo anno di età. Nella prima versione della manovra si prevedeva però un incremento delle aliquote fino al 15% e per redditi fino a 40mila euro, con distinzioni in base all’attività professionale. Tra le proposte di revisione c’è stata poi la riformulazione avanzata dal sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti. Ovvero, un’aliquota all’8% per chi guadagna fino a 40mila euro, senza distinzioni per l’attività svolta, né limiti di tempo.

PARTITE IVA, LA PROTESTA CONTRO LE MODIFICHE DEL REGIME DEI MINIMI – La modifica del regime dei minimi, nelle intenzioni dell’esecutivo Renzi, dovrebbe ampliare la platea dei beneficiari, ma per le associazioni di categoria rischia di rivelarsi controproducente. Il motivo lo spiegano in un appello pubblicato on line:

«La somma della revisione dei minimi (che per autonomi e professionisti comporta una stretta sui ricavi e un incremento del prelievo fiscale) e della ennesima crescita dell’aliquota previdenziale renderà ancora più insostenibile la vita di autonomi e professionisti. Nel momento in cui si stanziano risorse per dipendenti (80 euro), imprese (irap), artigiani e commercianti (minimi + inps), è paradossale che il lavoro autonomo e professionale divenga il bancomat dello Stato, spingendo sotto la soglia della povertà intere generazioni di lavoratori indipendenti», protestano. 

 

C’è infatti anche un altro nodo: nei prossimi anni dovrebbe aumentare pure la quota percentuale di contribuzione da versare alla gestione separata dell’Inps, oltrepassando l’asticella del 30% (raggiungendo il 33,72% nel 2019, ndr). Il governo ha però accolto un ordine del giorno (firmato dall’ex tesoriere dem Antonio Misiani, Chiara Gribaudo, Francesca Bonomo e Anna Ascani) che blocca per il 2015 l’aumento dell’aliquota contributiva per i lavoratori iscritti alla gestione separata INPS. «Ora tocca ai senatori tradurlo in norma nella legge di stabilità», ha spiegato sul proprio profilo Fb lo stesso Misiani:

 

Pubblicazione di Antonio Misiani.

 

Così la speranza, per le associazioni dei lavoratori autonomi, è che in Senato le modifiche possano essere riviste.